martedì 31 gennaio 2012

Bellini (IHS): Suzuki miglior partner per Fiat


Nell'atteso valzer delle alleanze che porterà a un nuovo consolidamento nel settore dell'auto Suzuki è visto come il candidato con maggiore appeal tra quelli presi in esame per Fiat Chrysler. Questa l'opinione di Pierluigi Bellini, Associate Director della società di ricerca e analisi IHS Global Insight, che spiega la sua scelta sottolineando "l'importante contributo geografico e di volumi" che Suzuki potrebbe fornire al Lingotto. La casa giapponese, in particolare, è leader in India con Maruti, con vendite annuali intorno a un milione di unità e una quota stimata al 38% nel 2011, e registra circa 300mila in Cina, Paese quest'ultimo dove la presenza di Fiat resta debole, oltre a contare 600mila unità in Giappone. A livello mondiale le vendite complessive di Suzuki sono pari a 2,5 milioni di unità. Più debole, invece, è considerato da Bellini il contributo di Suzuki a Fiat in termini di modelli, ma con Chrysler il Lingotto è comunque diventato un produttore "full liner". Suzuki ha già fatto qualche "avance" a Fiat, di cui è partner da tempo nella produzione della Sedici in Ungheria. Delusa dall'andamento della collaborazione stretta nel 2009 con Volkswagen, suggellata anche da uno scambio di partecipazioni, Suzuki ha siglato un'intesa lo scorso giugno con Fiat per la fornitura di motori diesel da 1.6 litri e nei mesi scorsi si è rivolta a un tribunale arbitrale per riacquistare le proprie azioni dalla Casa tedesca, che finora, però, ha risposto picche. Nell'ottica di sinergie di costi a livello di sviluppo prodotto e architetture, Bellini considera invece partner adeguati per Fiat la francese PSA (Peugeot-Citroen), pluerinnale alleato del Lingotto nei veicoli commerciali, o la tedesca Opel (gruppo General Motors). Un grande problema è però costituito dalla forte sovrapposizione di modelli, che porterebbe a questioni sociali legate alla probabile chiusura di impianti se Fiat Chrysler si alleasse con PSA oppure con Opel, osserva Bellini. Né la Francia di Nicholas Sarkozy, in un anno di elezioni, né la Germania di Angela Merkel (le elezioni sono nel 2013) possono infatti pensare a cancellare occupazione a fronte di una congiuntura che promette di essere più debole quest'anno. Tanto meno l'Italia di Monti, dopo che a Termini Imerese l'impianto Fiat ha chiuso i battenti a dicembre.
(Fonte: www.corriere.it - 13/1/2011)

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