domenica 2 giugno 2013

Fiat-Chrysler: tutte le tappe della fusione


All’inizio fu il fallimento. Pilotato ma fallimento. Chrysler chiuse gli stabilimenti e molti dipendenti finirono in quello che Marchionne avrebbe definito qualche anno dopo "l’inferno". Un’altra delle tappe di avvicinamento al dramma sociale che Detroit, città ancor oggi sull’orlo della bancarotta, ha conosciuto negli ultimi 45 anni. Dal fallimento pilotato Auburn Hills, la più piccola delle tre case U.S.A., uscì con la strana alleanza con la Fiat. Fallito l’accordo con i tedeschi di Mercedes, toccava agli italiani cimentarsi nel salvataggio di ciò che rimaneva dell’impero di Lee Jacocca. Sergio Marchionne di Detroit conosceva tutto. L’aveva vista da studente, quando frequentava l’università canadese di Windsor, oltre il ponte sul lago Huron. Ora la conosceva nelle vesti scomode dell’ultimo candidato al salvataggio. Il patto con la nuova amministrazione Obama e con il sindacato di Bob King non era stato facile ma alla fine era chiaro. Fiat non aveva soldi da mettere nel salvataggio. ma aveva tecnologie. Quelle dei motori piccoli, delle utilitarie che consumano poco, delle auto che possono funzionare anche con i prezzi del petrolio alti. Il sindacato si impegnava a dimezzare i salari dei nuovi assunti, a non scioperare fino al 2015 e a rilevare il 67,7 delle azioni di una società non quotata in borsa e fallita. A giugno 2009 erano partiti così. La Fiat aveva iniziato a trasferire le tecnologie conquistando il primo pacchetto del 20 per cento. Il sindacato si teneva il suo 67,7 e i governi americano e canadese avevano rispettivamente il 9,8 e il 2,5 di azioni dal valore praticamente nullo. Il sindacato si giocava tutto e aveva deciso di fidarsi di Marchionne. Lasciandogli guidare l’azienda anche da una posizione di minoranza. Il sindacato sperava un giorno di vendere le sue azioni per poter pagare il conto del medico e del dentista ai pensionati Chrysler. La situazione era rimasta immutata fino all’inizio del 2011. A gennaio di due anni fa, il secondo trasferimento di tecnologie Fiat in Chrysler, certificato dalle autorità americane. E un nuovo pacchetto del 5 per cento di azioni ceduto dal sindacato a Marchionne. Ad aprile 2011 un altro pacchetto del 5 per cento aveva fatto lo stesso percorso. Ma l’acquisto grosso era venuto a maggio 2011 quando, con la Fiat ormai al 30 per cento di Chrysler, il Lingotto aveva esercitato un’opzione per acquistare un altro 16 per cento. Di quel pacchetto, il 4,5 per cento era del governo U.S.A. e l’11,5 del sindacato. Ora Fiat aveva il 46 per cento della casa di Detroit. A luglio un nuovo salto: acquistando il restante 7,5 per cento in mano ai governi americano e canadese (ai quali aveva restituito i prestiti contratti al momento del salvataggio), il Lingotto raggiungeva il 53,5 delle azioni, superando per la prima volta la maggioranza. Rimaneva l’ultimo gradino tecnologico per ottenere l’ultimo pacchetto del 5 per cento senza corrispettivi in denaro. Il traguardo venne raggiunto nel gennaio 2012, con il lancio della Dart, la berlina in grado di percorrere 40 chilometri con un gallone di benzina, come previsto dai contratti. Quel giorno, ormai un anno e mezzo fa, Fiat aveva raggiunto il 58,5 per cento di Chrysler. La situazione azionaria è ferma da allora. Fiat e Veba (il fondo del sindacato) hanno rispettivamente il 58,5 e il 41,5 della casa di Auburn Hill. Una lite che il giudice del Delaware deve comporre entro la fine di luglio oppone le due parti sul valore del pacchetto in mano al sindacato: Marchionne deve acquistarlo per ottenere il 100 per cento della società e procedere alla fusione. Le differenze di valutazione del prezzo sono grandi: Veba valuta il pacchetto oltre i 4 miliardi di dollari, Fiat meno di 2. In attesa del verdetto dal giudice, Marchionne starebbe trattando con le banche un prestito da 10 miliardi di dollari per pagare la quota di Veba e ricontrattare i prestiti di Chrysler per circa 6 miliardi di euro. Entro l’estate l’operazione fusione dovrebbe entrare nel vivo. Se riuscirà, entro il 2014 Fiat e Chrysler daranno vita a una nuova società. Probabilmente quotata a New York e con molta probabilità con il quartier generale in America.
(Fonte: http://torino.repubblica.it - 30/5/2013)

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