giovedì 27 gennaio 2011

Intervista ad Andrea Formica: "Ora Fiat deve andare oltre la 500"


"Se va bene la Fiat, il resto è tutto più facile". Detta così sembra un salto nel passato. Un passato lontano quando "tutto quello che andava bene alla Fiat, andava bene al paese". Ma il senso invece è completamente diverso. Soprattutto se a parlare è Andrea Formica, ad di Fiat Automobiles e responsabile delle vendite di tutti i marchi del gruppo, uno degli uomini nuovi della squadra di Marchionne. Il manager che dovrà trovare la formula magica per piazzare solidamente sul mercato i nuovi modelli ma soprattutto quelli attuali. Gli unici che potranno traghettare la casa torinese nel 2012, quando finalmente arriveranno le prime vere grandi novità come la nuova Panda, la monovolume a 5 e 7 posti, la Giulia e la nuova Delta. E così, la domanda che ormai si fanno in molti è come farà la Fiat a superare questa fase con così pochi modelli. Ora le auto bisognerà ricominciare a venderle. E anche fare i conti con la nuova immagine della Fiat globalizzata. Con quale strategia commerciale? Con quali obiettivi? Adesso che ci sono pure Chrysler, Dodge, Jeep come cambierà la percezione e l'immagine del marchio. "Nessuno vuole cambiare o tradire l'immagine del marchio Fiat che si riassume sempre nella formula "soluzioni semplici e divertenti per la guida di tutti i giorni". Oggi il prodotto che rappresenta questa filosofia è la 500".
Quindi dipendete molto dalla 500?
"Diciamo che è il centro di gravità del marchio. Molte delle decisioni devono passare attraverso la 500. È un prodotto apprezzato ovunque, che ha visibilità e personifica il marchio. La prova è che quando siamo dovuti entrare in nuovi mercati, il primo modello a cui abbiamo pensato è stato la 500. Quello che dobbiamo fare da adesso in poi è andare oltre la 500".
Bene, ci dica allora cosa c'è "oltre la 500".
"Dobbiamo tornare a parlare di Fiat e dei suoi prodotti. Questa è la partita e per questo dobbiamo scendere in campo. Quest'anno attraverso una semplificazione della gamma e la trasparenza dei prezzi. Nel 2012 con una sequenza di nuovi prodotti che pensiamo possano ridare competitività e desiderabilità al marchio".
Allora, cominciamo proprio dal 2011. Quale sarà la gamma da qui alla fine dell'anno?
"Usciranno di produzione Croma, Multipla, Ulysse, Seicento e Punto Classic che nel 2010 valevano complessivamente circa 50 mila unità. Ma questo non ci preoccupa perché potremo focalizzare l'interesse sui modelli esistenti e sul Freemont, il nuovo crossover Fiat in vendita dal prossimo trimestre. Un'auto che ci consentirà di competere anche in un settore, per altro in grande crescita, dove eravamo assenti".
Ma perché abbandonare anche la Multipla? A mettere sei posti in quattro metri siete stati i primi.
"Nel futuro non è escluso un ritorno della Multipla. O almeno a un concetto del genere. Nel 2012 arriverà un modello che al momento si chiama L0 che potrebbe anche rappresentare un'evoluzione molto moderna di quella tipologia di prodotto".
Resta però una fondamentale debolezza della Fiat nel cosiddetto segmento C, quello della Bravo, per intenderci.
"È previsto il lancio della nuova Bravo nel 2013. Nel frattempo però nello stesso segmento, all'interno del gruppo, è arrivata la Giulietta. In questo caso l'accoglienza è stata lusinghiera ed entro quest'anno saranno già 100 mila le unità vendute. Dobbiamo però pensare anche ad uscire da queste divisioni tradizionali dei veicoli. Esistono infatti dei trend globali che trascendono queste caratteristiche. Il downsizing, per esempio, sta cambiando la segmentazione tradizionale. Così come le forme. Basti pensare al successo della Qashqai di Nissan che non appartiene a nessun segmento e che è stata capace di attrarre clienti di ogni genere e con esigenze diverse".
Fra quanto tempo avrete finalmente una gamma completa?
"Sempre per quanto riguarda Fiat già dal prossimo anno potremo competere su molti fronti. Ci sarà la nuova Panda, la monovolume L0 e a seguire, all'inizio del 2013, la nuova Punto, la nuova Bravo e la Citycar".
Torniamo al presente. Uno dei problemi degli automobilisti continua ad essere il prezzo. È possibile che ancora oggi bisogna lottare per un listino trasparente? Quanto costa un modello lo si scopre solo quando si fanno i preventivi dal concessionario. Insomma, sembra davvero un nervo scoperto dell'intero settore.
"Vorrei che Fiat diventasse il campione della trasparenza. Dobbiamo creare un flusso che sia il più lineare possibile fra la comunicazione del prodotto e l'effettivo acquisto. E soprattutto il cliente dovrà avere la chiara percezione del valore di ciò che compra. Sotto questo punto di vista gli incentivi hanno falsato molto il rapporto con il prezzo finale sempre diverso da cliente a cliente".
Giusto. Ma concretamente come vi state muovendo?
"Abbiamo già lanciato l'operazione "Punto Mylife", ovvero la vendita dell'auto con allestimento completo a 9.900 euro. Un prezzo trasparente con nessuna sorpresa finale. La risposta del mercato è stata ottima con il 70 per cento dei concessionari e dei clienti che ha apprezzato moltissimo l'iniziativa. È un'operazione che stiamo per estendere al resto della gamma e agli altri marchi. Già a marzo sarà in vendita la Bravo Mylife e subito dopo la Panda Mylife"
Intanto, però l'auto sembra sempre più lontana dai desideri dei giovani. State pensando a come riportarla al centro degli interessi delle nuove generazioni?
"Oggi l'auto compete con molti altri interessi che prima non esistevano. Così, i desideri delle nuove generazioni vengono soddisfatti diversamente. Il fenomeno dei voli low cost, per esempio, ha cambiato la geografia dando una grande accessibilità a molti luoghi prima irraggiungibili. Detto questo , il rapporto emotivo e l'interesse per l'auto rimangono. I giovani conoscono le macchine e ne parlano. Noi in questa fase dobbiamo essere in grado di sviluppare proposte di mobilità coerenti con le loro esigenze".
Oggi ci sono le minicar che stanno diventando un fenomeno. Che effetto stanno avendo sui giovani?
"Non ritengo siano una soluzione. Sono solo delle "commodities" e non trasmettono emozioni. E poi c'è il problema della mancanza di requisiti di sicurezza, guidabilità, economicità che un'auto deve avere. Per questo bisognerebbe cambiare l'attuale regolamentazione europea sui pesi che oggi rappresenta il vero ostacolo alla sicurezza. Se si trovasse una soluzione più adeguata e senza compromessi alla mobilità dei giovani penso che questi si riavvicinerebbero all'automobile".
(Fonte: www.repubblica.it - 24/1/2011)

1 commento:

  1. Ha decisamente ragione sulla necessità di rivedere le leggi per le microcar per poterle rendere più robuste e, magari, cogliere l'occasione per farne diventare l'esperimento principe per la mobilità elettrica. Infatti questi veicoli circolano in città, costano molto (decisamente di più di una Panda) e hanno percorrenze limitate e limiti di emissioni decisamente più blandi.
    Rendendole elettriche si fanno avvicinare i giovani, si creano economie di scala per l'elettrico e si ha il non discreto vantaggio che sono di difficile modifica in quanto i componenti elettrici sono dimensionati per una certa potenza e andrebbero sostituiti in topo per poter reggere potenze superiori.

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