sabato 5 aprile 2014

Jeep è più globale di Porsche e Toyota?


In tempi di globalizzazione spinta mi stupisco quando leggo che Matthias Muller, appena confermato per altri cinque anni alla guida di Porsche, annunci quasi con dispiacere che dopo il 2016 la prossima generazione del SUV Cayenne non verrà più prodotta in Germania, ma in Slovacchia. Una affermazione che sa di giustificazione come a scuola perché il “Made in Germany” fa parte dell’identità del marchio, almeno a sentire gli uomini del marketing. E il SUV fatto oltre confine segnerà la prima volta del costruttore di Stoccarda. Di recente ho sentito la stessa enfasi autogiustificativa in Mike Manley, il capo di Jeep, quando si è prodigato a spiegare che la nuova Renegade prodotta a Melfi (prima volta che una Jeep non viene costruita in America) è comunque icona americana “al 90 per cento“. Perfino Sergio Marchionne, che di queste cose in genere non si preoccupa essendo uomo di finanza e senza eredità automobilistica prima di Fiat, si è lasciato andare l’anno scorso a un “produrremo le Alfa Romeo solo in Italia“. Come se il fattore decisivo fosse non il dove, ma il quando e soprattutto il come. Eppure, la globalizzazione ormai è acquisita e i consumi e i modi di sono cambiati anche grazie all’ultima crisi: ma davvero si può pensare ancora che una Porsche fatta a Bratislava perda appeal sul mercato o un’Alfa Romeo prodotta a Hiroshima possa essere percepita negativamente? Toyota produce solo in Giappone il suo sistema di motorizzazione ibrida. La Yaris fatta in Francia riceve il sistema e lo assembla in loco. Qui la globalizzazione fa a pugni non con il marketing, ma con la filosofia giap: un’azienda in mano agli ingegneri non si fida nemmeno della propria ombra, figuriamoci di tecnici stranieri. Solo una sconvenienza economica li costringerà un giorno a cambiare idea. Forse. E magari quel giorno le Ferrari saranno fatte pure in Cina.
(Fonte: www.carblogger.it - 31/3/2014)

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