venerdì 5 agosto 2011

Marchionne al Center for Automotive Research: "Fiat e Chrysler partner perfetti"


Sergio Marchionne ha ancora molta strada da fare alla guida di Fiat e Chrysler. Ma ieri ha anche indicato che i vertici dell'alleanza sapranno preparare per tempo una successione: ha indicato che potrebbe lasciare la carica di amministratore delegato dopo il 2015. E che il successore dovrebbe essere scelto tra gli esponenti degli attuali organismi di management. Marchionne ha dato conto nello Stato americano dell'auto per eccellenza – il Michigan – dei molti piani aziendali: dall'integrazione tra la società italiana e quella americana al collocamento in Borsa di Chrysler, che probabilmente avverrà solo nel 2013. Fino alla prossima "enorme" sfida per il settore, quella con i produttori cinesi che si preparano a esportare veicoli. L'occasione: un convegno del Center for Automotive Research di Traverse City. Sono state però le dichiarazioni su un'eventuale successione all'architetto del rilancio di Fiat e Chrysler ad attirare la maggior attenzione. Il titolo Fiat ha ceduto il 1,7 per cento. Marchionne ha precisato di aver «citato il 2015 solo come punto di riferimento». E che «l'ultima cosa che serve sono voci su quando potrei andarmene. Posso stare oltre il 2015». Il portavoce di Chrysler, Gualberto Ranieri, ha a sua volta dichiarato che «si è trattato solo di una battuta». Marchionne ha tuttavia delinato un accurato percorso per i vertici del futuro. Ha affermato che la missione di Fiat-Chrysler sarà ereditata «dal dirigente che verrà dopo di me, spero dopo il 2015. Forse un anno più tardi, non so. Ho 59 anni. Quel che è certo è che ci sarà qualcuno dopo di me». E ha invitato a «non concentrarsi sulla data ma sul processo. Ho sempre creduto che il mio successore debba arrivare dall'interno. La nostra squadra di management, con 22 executive di nove nazionalità, è progettata per essere un banco di prova per la gestione. È più che probabile che il mio successore venga da questa struttura». L'ad ha parlato di come opererà il nuovo comitato esecutivo congiunto Fiat-Chrysler, il Group executive council incaricato di gestione quotidiana e strategie, tenuto a battesimo la scorsa settimana. Ha evitato di dire che avrà una sede, perchè il gruppo unificato che sta nascendo ha radici sia a Torino che a Detroit. «Sarà una banda di nomadi – ha detto – in viaggio tra tutte le regioni». Per quanto riguarda Chrysler, di cui Fiat controlla ormai una quota del 53,5%, Marchionne ha inoltre indicato che entro fine mese il board del gruppo di Detroit avrà «una configurazione finale». E che un collocamento in Borsa di Chrysler è «improbabile» nel 2012 e potrebbe slittare per le convulsioni sui mercati. Fiat e Chrysler, ha continuato, sono «partner perfetti per un'integrazione», dai modelli alla tecnologia dei motori. Un'integrazione che «non significa cancellare le identità», piuttosto comporre «un mosaico». E ha contrastato la determinazione americana nel fornire una base solida all'industria dell'auto con «la mancanza di una visione comune» in Europa, che blocca «gli sforzi per risolvere problemi strutturali». Marchionne ha utilizzato toni incoraggianti anche su uno dei nodi della competitività in America: i negoziati, definiti «estremamente produttivi», con il sindacato United Auto Workers sul nuovo contratto di lavoro del settore. Sulle sfide strategiche, ha puntato l'indice sulla Cina. «Producono quasi interamente per il mercato interno, ma hanno significativi piani per l'export. Anche se venderanno all'estero il 10% della produzione, il rischio che corriamo sui nostri mercati è gigantesco».
(Fonte: www.ilsole24ore.com - 4/8/2011)

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