lunedì 30 maggio 2011

Fiat esercita l'opzione per il 6% del Governo U.S.A. e arriva al 52% di Chrysler


La Fiat esercita l'opzione per acquistare il 6% della Chrysler in mano al Tesoro U.S.A. . L'azienda torinese ha reso noto ieri sera di aver «comunicato al Dipartimento del Tesoro statunitense la volontà di esercitare la sua opzione per l'acquisto della partecipazione detenuta in Chrysler dallo stesso Dipartimento del Tesoro, corrispondente al 6% (on a fully-diluted basis) del capitale di Chrysler. Torino dovrebbe dunque salire al 52% dell'azienda americana entro la metà di giugno, salvo possibili complicazioni legate alla determinazione del prezzo. Ecco la procedura: il prezzo «sarà basato su di una determinazione dell'equity value di Chrysler da concordarsi tra Fiat e il Dipartimento del Tesoro statunitense entro dieci giorni lavorativi dalla data di comunicazione della volontà di esercitare l'opzione o, in caso di mancato accordo, costituita dalla media delle due valutazioni più prossime tra di loro su tre valutazioni formulate da tre banche di investimento nominate dalle parti». Fiat e l'Amministrazione Obama hanno in sostanza un paio di settimane di tempo per trovare un'intesa sul prezzo; altrimenti verrà avviata una sorta di arbitrato affidata a tre banche d'affari. Martedì l'azienda italiana ha pagato 1,268 miliardi di dollari per aumentare del 16% (dal 30 al 46%) la propria quota in Chrysler, con un aumento di capitale riservato (non è quindi possibile valutare il 6% in proporzione). Le stime circolate nei mesi scorsi offrono un ventaglio molto ampio, tra i 5 e i 10 miliardi di dollari per il 100 per cento; il 6% varrebbe quindi fra i 300 e i 600 milioni di dollari (fra i 210 e i 420 milioni di euro). Anche questa volta, dunque, Sergio Marchionne si è mosso (per citare una delle sue frasi preferite) «alla velocità della luce»: in base al contratto del 2009, infatti, l'opzione sulla quota del Tesoro poteva essere esercitata da martedì e per 12 mesi. Al manager che guida sia Fiat che Chrysler sono bastati tre giorni. L'accelerazione deriva da due fattori: il primo è quello già spiegato chiaramente martedì da Marchionne (si veda il Sole 24 Ore del 25 maggio), ovvero il fatto che «più avanti si va, più pagheremmo la quota»; il secondo è la possibilità per l'azienda U.S.A. di liberarsi di una serie di vincoli legati alla presenza del socio pubblico nel capitale, in primo luogo il tetto ai compensi dei manager. Poiché anche il Tesoro non ha alcun interesse a restare azionista di Chrysler un giorno più del necessario, è probabile che una soluzione venga trovata in tempi brevi. Una volta raggiunto l'ultimo Performance Event, atteso nel corso di quest'anno – ovvero l'omologazione di un veicolo Chrysler in grado di percorrere 40 miglia con un gallone di benzina – Fiat arriverà a detenere il 57% del capitale di Chrysler. Oltre al fondo Veba gestito dal sindacato Uaw, che avrà a fine anno il 41%, resterebbe il governo canadese con una quota di poco inferiore al 2 per cento; è probabile però che anche Ottawa ceda prima o poi la propria partecipazione al Lingotto, che detiene infine un'opzione ulteriore per acquistare il 40% della partecipazione in Chrysler del Veba. Tale opzione potrà essere esercitata in tranches semestrali dal 1° luglio 2012 sino al 30 giugno 2016. Già dal prossimo 1° giugno, comunque, Fiat consoliderà ufficialmente Chrysler nel proprio bilancio. Il percorso per fare delle due aziende un'unico gruppo è stato più breve di quanto chiunque avrebbe immaginato, favorito dalla ripresa del mercato americano dell'auto e dei conti della casa di Auburn Hills, che è riuscita a chiudere in nero il primo trimestre del 2011. Ieri la Casa Bianca ha confermato che il presidente Obama visiterà venerdì prossimo l'impianto Chrysler di Toledo, Ohio, per celebrare quella che ha definito «una pietra miliare per l'industria americana dell'auto». A questo punto il calendario dell'eventuale ritorno in Borsa della Chrysler è meno rilevante: l'operazione consentirà al sindacato di monetizzare la partecipazione contenuta nel fondo sanitario Veba.
(Fonte: www.ilsole24ore.com - 28/5/2011)

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