domenica 13 febbraio 2011

Marchionne ed Elkann confermano al governo gli investimenti e la sede in Italia


La Fiat conferma il progetto Fabbrica Italia e il pacchetto da 20 miliardi di investimenti. E il governo incassa le assicurazioni fornite a palazzo Chigi dal vertice della Fiat, convocato dopo le battute di Marchionne sull'ipotesi di trasferimento della sede di Fiat-Chrysler negli Stati Uniti poi rientrate dallo stesso Marchionne che ha precisato che si tratta di una questione che si porrà non prima del 2014. "Le polemiche sono chiuse". E' lapidario il ministro per lo sviluppo economico Paolo Romani. L'italianità della Fiat non è in discussione. Il governo prende atto "favorevolmente" delle assicurazioni fornite dalla Fiat al vertice odierno a Palazzo Chigi. John Elkann e Sergio Marchionne hanno confermato al premier Silvio Berlusconi la volontà del Lingotto di perseguire lo sviluppo di un gruppo multinazionale italiano con l'obiettivo di aumentare la produzione di auto da 650 mila a 1,4 milioni nel 2014 (1,65 milioni comprendendo anche i veicoli commerciali) sostenuto da un piano di investimenti da 20 miliardi di euro. La Fiat è un grande gruppo che ha l'obiettivo di arrivare a 6 milioni di auto e l'incontro di oggi chiesto dall'esecutivo ha confermato che "l'Italia è il cuore e il punto di partenza per il mondo intero". Il vertice scaccia lo spettro di una Fiat a stelle strisce, cannibalizzata da Chrysler. La questione della governance "non è un problema di oggi e neanche di domani - ha detto Romani - e forse lo sarà dopodomani". Il governo non sembra affascinato dal tema della sede legale. L'esecutivo è interessato al fatto che la Fiat consideri strategica l'Italia. "Tra ricavi diretti e indotto il settore automotive vale il 10% del PIL per il nostro paese" ha sottolineato Romani indicando che nel corso delle due ore del vertice non si è parlato di Chrysler e tantomeno del timing per la salita di Fiat al 51% nella casa di Auburn Hills. "Gli investimenti sono partiti - ha sottolineato Romani - 1,3 miliardi per Mirafiori, 700 milioni per Pomigliano, 500 milioni per Bertone oltre all'acquisizione di VM Motori". L'espansione inevitabile all'estero non avrà dunque ripercussioni negative sull'Italia. "Fiat sta investendo in Serbia 1 miliardo di euro per produrre 2-300 mila auto - ha rilevato Romani - senza nulla togliere alla produzione italiana". Per il governo oggi quello che contava era "la conferma del piano di investimenti" di un gruppo che sarà una multinazionale con cuore e radicamento italiani. Ma il piano della Fiat sull'Italia, la realizzazione piena del progetto Fabbrica Italia è legata indissolubilmente al tema della ottimizzazione degli impianti. "La qustione rilevante è avere relazioni industriali costruttive", ha sottolineato il ministro del lavoro Maurizio Sacconi. "Il futuro della Fiat, il suo radicamento in Italia - ha aggiunto - sono condizionati alla governabilità degli stabilimenti". Non è questione di incidenza del costo lavoro che nell'auto è al 7%. "E' una stronzata - ha detto Sacconi - per dirla in inglese. Infatti, bisogna stabilire come quel 7% può generare un ritorno a seconda del grado di utilizzazione degli impianti". E' per questo che "le relazioni industriali sono decisive". Relazioni positive tra azienda e sindacati sono condizione essenziale per la Fiat che incassa il sostegno del governo e degli enti locali piemontesi presenti all'incontro. Questo significa che dopo Pomigliano e Mirafiori si apriranno le vertenze per Cassino e Melfi? Sacconi riferisce che dal vertice non sono uscite indicazioni precise sui tempi. "Dipende dal progressivo lancio dei modelli sui quali la Fiat giustamente intende mantenere una certa riservatezza per non dare indicazioni ai competitor". A mano a mano dunque si porrà la questione degli altri stabilimenti Fiat in Italia. Lo stesso Marchionne anche recentemente era stato piuttosto vago su Cassino e Melfi. L'ad della Fiat il mese scorso aveva indicato che il nuovo modello di Pomigliano e Mirafiori sarà trasferito anche a Cassino e Melfi, ma alla conference call con gli analisti non ha indicato tempi. Forse dopo le aspre vertenze di Pomigliano e Mirafiori, c'è necessità di far decantare un po' la situazione, c'è poi l'andamento del mercato in Italia e in Europa che ancora non mostra segnali di inversione di tendenza. "Ogni impianto presenta una sua specificità - ha aggiunto Sacconi - ma in ogni realtà produttiva dovrà essere risolta l'esigenza della piena utilizzazione degli stabilimenti". La questione Fiat in sostanza torna all'origine, quando Marchionne ha presentato il piano al 2014 nell'aprile scorso. Investimenti per 20 miliardi in Italia subordinati a una serie di condizioni per far salire l'utilizzazione degli impianti (come i 18 turni settimanali). D'altra parte i 5 impianti Fiat nella penisola producono quanto lo stabilimento in Brasile e solo Mirafiori e Melfi presentano un livello di utilizzazione che supera il 60%, ben inferiore al 93% dell'impianto Fiat in Polonia. La questione dell'italianità resta legata all'ottimizzazione degli impianti piuttosto che alla governance e alla sede legale.
(Fonte: www.asca.it - 12/2/2011)

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