giovedì 22 aprile 2010

Commenti positivi della stampa estera al Piano Fiat


FINANCIAL TIMES - «Finalmente» lo scorporo è arrivato: il Financial Times accoglie con toni positivi lo scorporo dell'auto dalle altre attività del gruppo Fiat. Per Sergio Marchionne era «una spina nel fianco» lo status della Fiat come «grande conglomerato» con tante propaggini, scrivono Guy Dinmore e John Reed. Fin da quando era arrivato, nel 2004, aveva parlato di scorporare Fiat Auto dal resto. Adesso, annunciando lo scorporo dei veicoli industriali, «il capo Fiat finalmente sblocca il business dell'auto», titola il Ft. Le due parti del business – ricorda il quotidiano britannico - hanno differenti requisiti di capitale, profili di business e valutazioni implicite sul mercato azionario. E il business dell'auto Fiat incide sul credit rating del resto del gruppo. Per il Financial Times è un momento «spartiacque» nei 111 anni di storia del gruppo torinese. Le due parti ora saranno libere di fare le loro scelte strategiche, «comprese alleanze con altre aziende». Marchionne non ha voluto dire se è ancora alla ricerca di un terzo partner, ma ha presentato un piano «ambizioso» per fare diventare la Fiat «molto più grande» con l'aiuto di Chrysler, il suo partner U.S.A. che – si legge su un altro titolo del Ft – fa rotta verso il break even nel 2010.
THE ECONOMIST - Decisamente positivo anche il giudizio dell'Economist. Sotto il titolo «Let there be two Fiats», il settimanale britannico esprime apprezzamento per i risultati conseguiti da Sergio Marchionne nel risanamento della Chrysler. Un dato che ha sorpreso molti è quello dell'utile operativo di 143 milioni di dollari nel primo trimestre, nota l'Economist, sottolineando anche il calo del debito da 8 miliardi a novembre a 3,8 miliardi. Risultati che hanno rallegrato gli investitori – osserva il settimanale - così come la notizia dell'arrivo di John Elkann alla presidenza di Fiat. «A differenza delle altre grandi dinastie automobilistiche europee - i Peugeot e i Quandt della Bmw - Elkann appare più interessato a sviluppare il valore economico (della Fiat) che a mantenere il controllo familiare». Con lo spin-off dei veicoli industriali, Fiat Auto sarà libera di crescere con fusioni e partnership con altre aziende automobilistiche e di raccogliere capitale. «Inevitabilmente», continua l'Economist, l'attenzione degli investitori rimane concentrata sugli sforzi di Marchionne di ravvivare Chrysler. Nonostante le buone notizie, osserva, rimane un po' di scetticismo. Di fronte alle molte - e «brutali» - sfide che il gruppo ha ancora davanti negli U.S.A., l'Economist conclude: «Seppure alla fine Marchionne dovesse mancare l'obiettivo, Fiat comunque riceverà qualcosa di valore - il marchio Jeep e il rientro a basso costo in Nord America per Fiat e Alfa Romeo attraverso ciò che resta della rete commerciale Chrysler e della sua base manifatturiera. Se ciò sia abbastanza per giustificare lo spin-off di Fiat Industrial è difficile a dirsi».
THE WALL STREET JOURNAL - In un articolo dedicato allo spin-off di Fiat, il Wall Street Journal fa notare che da anni gli investitori e gli analisti andavano dicendo che la struttura a conglomerato rende le azioni Fiat difficili da valutare, scoraggiando l'investimento nell'azienda. Tuttavia, il fatto di tenere i due business insieme «a volte ha aiutato Fiat ad affrontare il calo dei consumi poiché gli introiti stabili delle attività industriali compensavano il calo delle vendite delle auto». Questo legame è emerso anche nel corso dell'ultima crisi economica – osserva il Wsj - , che ha fatto calare le vendite di auto spingendo Fiat e gli altri produttori europei ad affidarsi a incentivi finanziati dal governo per rilanciare le vendite. Il versante Chrysler ha un altro titolo sul Wall Street Journal: «Chrysler registra una perdita di 4 miliardi di dollari da quando è uscita dalla bancarotta», titola il quotidiano statunitense, facendo notare che per la prima volta Marchionne ha rivelato le cifre finanziarie.
THE WASHINGTON POST - Su altri siti dei media Usa prevale l'attenzione per la casa automobilistica americana: «Chrysler ha perso 3,8 miliardi di dollari l'anno scorso dopo la bancarotta ma si aspetta il break even nel 2010», titola il Washington Post.
LES ECHOS - In Francia, Les Echos mette sulla homepage de suo sito il richiamo: «Fiat decide di quotare il suo ramo auto». Alla fine del 2010, recita il sommario, due società distinte saranno quotate alla Borsa di Milano. Il tandem Elkann- Marchionne scinde la Fiat in due «per meglio valorizzare l'automobile» è il titolo all'interno. «Fiat ha risolto il suo dilemma», scrive Guillaume Delacroix, sottolineando che era «un dilemma storico» e chiedendosi alla fine che cosa faranno gli Agnelli: «Azionisti al 30% di Fiat, lo saranno in modo duraturo nelle due nuove entità? Le scommesse sono aperte». L'editoriale di Les Echos, «Il crepuscolo delle dinastie», osserva che ormai tutti i costruttori automobilistici cercano alleanze per fare economie di scala, ma per farlo devono lasciare il controllo. «Evoluzione inevitabile», che però, secondo Philippe Escande, «non suggella la morte delle dinastie automobilistiche». Bill Ford influenza sempre la sorte di Ford, Akio Toyota quella di Toyota e la famiglia Porsche-Piech quella di Volkswagen. «E' il grande paradosso: questo settore aperto al vento del mare aperto ha più che mai bisogno di un'ancora patrimoniale».
LE FIGARO - In evidenza sulla homepage del sito web di Le Figaro: «La folgorante ascesa di John Elkann, del clan Agnelli», un ritratto del nipote di Gianni Agnelli che "ha bruciato le tappe" rispetto al mitico Avvocato.
(Fonte: www.ilsole24ore.com - 22/4/2010)

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