giovedì 9 maggio 2013

Altavilla: "L'Italia rimane centrale per Fiat"


Un ruolo centrale per gli stabilimenti italiani. Lo ha promesso Alfredo Altavilla, responsabile Europa di Fiat-Chrysler, ai margini di un convegno organizzato il 7 maggio dall'Anfia. In questo contesto le fabbriche di Grugliasco, Pomigliano e Melfi sembrano avere una mission definita, mentre più incerta è la situazione di Mirafiori e Cassino, come ribadito anche dal presidente del gruppo Anfia Mauro Ferrari: «Siamo a conoscenza di diverse alternative per Mirafiori, di cui non si può parlare perché Marchionne non ha sciolto le riserve». Dopo la chiusura di Termini Imerese nel 2011 e in concomitanza con la crisi del mercato dell'auto, l'avvenire della compagnia torinese in Italia è un punto interrogativo. Nonostante le rassicurazioni - spesso miste a minacce - dell'ad Sergio Marchionne, sono molte le ombre che si addensano sul futuro occupazionale degli stabilimenti Fiat.
IL DG ESALTA LA FUSIONE FIAT-CHRYSLER - Chiarezza della strategia, rapidità del processo e capacità organizzativa. Sono i tre aspetti che spiegano - secondo Altavilla - il successo del gruppo Fiat-Chrysler: «La storia recente ci dimostra che fusioni e acquisizioni nel mondo dell'auto non hanno di solito vita lunga e serena. Soprattutto se guardiamo gli esiti non positivi degli accordi Daimler-Chrysler, Ford-Volvo, Gm-Fiat e Volkswagen-Suzuki. L'alleanza di Fiat e Chrysler rappresenta una 'best practice' per l'industria dell'auto».
FATTURATO A +12% NEL 2012 - Oltre quattro milioni di auto vendute, fatturato netto di 84 miliardi di euro (+12%), margine operativo di 3,8 miliardi, 155 stabilimenti in 4 continenti, +19% di vendite sul mercato del Nord America: sono i numeri snocciolati da Altavilla nel corso del suo intervento. Il progetto ora prevede il ritorno negli Stati Uniti dell'Alfa Romeo, il lancio di nuovi modelli, il potenziamento della linea Maserati e la scelta di puntare su 500 e Panda per quanto riguarda il brand Fiat. Un bilancio positivo, quello delineato da Altavilla, nonostante i numeri da crisi del mercato europeo dell'auto.
(Fonte: www.lettera43.it - 7/5/2013)

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