mercoledì 6 gennaio 2010

Roland Berger (CDA Fiat): "Fiat-Chrysler funzionerà, ma ci vorrà del tempo"


Il futuro dell'auto nel dopo-crisi si giocherà sul consolidamento, la dislocazione di produzione in mercati più promettenti e a basso costo e la produzione di motori «verdi». È questa la visione del superconsulente Roland Berger, membro del consiglio di Fiat e capo-controllore del gruppo Roland Berger, con un'esperienza quarantennale anche nelle relazioni economiche italo-tedesche. «Il momento - spiega - non è particolarmente favorevole: nei Paesi dove è stata introdotta la rottamazione ci saranno notevoli retrocessioni del mercato, che colpiranno soprattutto i produttori di auto di piccola cilindrata, come VW, Renault, Peugeot, Fiat e i marchi giapponesi e coreani, perché gli acquisti di auto sono stati anticipati. E poi il calo del mercato colpirà anche i fornitori ed i distributori. Quindi, nel breve termine, proseguirà il consolidamento con alleanze di ogni genere, come quelle a cui stiamo assistendo fra Fiat-Chrysler, Volkswagen con Porsche, Suzuki e Man e Peugeot con Mitsubishi». Quindi c'è una nuova corsa verso le grandi dimensioni? «Mi sembra che l'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne abbia ragione quando sostiene che un produttore, per sopravvivere, deve produrre su ogni piattaforma un milione di veicoli e almeno 5-6 milioni di auto in un anno. Ma quella del consolidamento è solo una delle tre tendenze fondamentali che prevedo per il mondo dell'auto». Vuole spiegarsi meglio? «La seconda tendenza è quella della dislocazione di produzione e valore aggiunto fuori dai Paesi ad alto costo, soprattutto europei e giapponesi, in direzione di mercati più promettenti per il futuro dell'auto e con costi produttivi più bassi, come India, Cina e il Sud-Est asiatico, l'Europa centrale e dell'Est o il Sud America. Infine, la scarsità delle risorse sprona la tendenza verso la produzione di motori con tecnologie "verdi" a basso consumo di anidride carbonica, che modificherà le strutture delle società, la verticalizzazione della produzione e quelle dei fornitori». E questo vale anche per i produttori di marchi premium? «BMW e Mercedes dovranno riconsiderare la loro strategia di produttori indipendenti perché dovranno affrontare una maggiore cautela del pubblico verso l'acquisto di auto a benzina o diesel di grossa cilindrata. E si porrà il problema di come realizzare maggiori economie di scala. Puntando, per esempio, su alleanze: fra loro o con terzi. Nel dopo crisi, forse non potranno mantenere del tutto la loro indipendenza». Nel frattempo prosegue la marcia dei produttori asiatici. «Negli ultimi dieci anni si è verificato un grande consolidamento in Giappone (sono rimasti indipendenti solo Toyota e Honda) e in Corea (Hyundai e Kia). Mentre nei nuovi mercati come la Cina, il fenomeno interessante è che hanno puntato, anche con investimenti statali, allo sviluppo di nuove tecnologie (Byd) mentre altri produttori comprano marchi e tecnologie occidentali: Saic ha acquistato Rover, Baic la Saab e recentemente la Geely Volvo. Chi sopravvivrà diventerà fra pochi anni global player e forte concorrente di europei e giapponesi. Lo stesso vale per l'India. Tata, per esempio, oltre ad avere un'alleanza con Fiat, ha lanciato l'auto da 2.500 dollari, ma possiede anche marchi come Jaguar e Land Rover». I piani di VW e Fiat sono minacciati da quelli di Peugeot e Mitsubishi? «Le trattative fra Peugeot e Mitsubishi hanno le carte per andare a buon fine. Perché il modello discusso - analogo a quello di Renault-Nissan - punta a uno scambio azionario e a una alleanza che fornisca elevate sinergie di scala, ma lascia ai partner l'indipendenza, eliminando così i problemi culturali e oggettivi di una fusione. Per le stesse ragioni prevedo che funzioni anche l'alleanza di Fiat con Chrysler, ma ci vorrà del tempo». E quali sono le carte vincenti di Fiat-Chrysler? «Innanzitutto, l'alleanza con Chrysler ha aperto a Fiat il mercato del Nordamerica e della rete di vendita. Inoltre seguiranno progettazioni congiunte, investimenti in fabbriche produttive e nuovi modelli più attraenti a costi competitivi tecnologici e di produzione». In futuro si limiteranno alcuni marchi a determinate regioni, come Fiat potrebbe fare con Lancia? «Non posso rispondere in modo specifico su Lancia, per ovvie ragioni. Ma, in generale, l'auto del futuro non sarà "regionale". Piuttosto, alcuni produttori si concentreranno sulla produzione di un marchio con un segmento di auto, come Bentley nel segmento lusso e Porsche o Ferrari nel segmento sportivo».
(Fonte: www.corriere.it - 5/1/2010)

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