lunedì 8 settembre 2014

Marchionne, scossa al governo: "Priorità a lavoro, incertezza del diritto e burocrazia"


Sergio Marchionne torna a spronare Matteo Renzi. «Il governo scelga tre cose - ha detto l’amministratore delegato di Fiat-Chrysler intervenendo al Workshop Ambrosetti a Cernobbio sul lago di Como - ma poi le faccia. Io indico questi problemi: mercato del lavoro, la mancanza di certezza del diritto e la burocrazia». L’ad del Lingotto usa toni decisi. «Noi italiani da sempre siamo il paese dei gattopardi: vogliamo che tutto cambi perché tutto rimanga com’è. Se non cambiamo atteggiamento tutti quanti andremo sempre più in basso». Poi ha aggiunto, scandendo bene le parole. «Oggi, in questa sala, possiamo raccontarci ancora una volta quanto le riforme siano cruciali per uscire da questa situazione di stallo. E anch’io, come mi è stato chiesto, farò la mia parte e mi concentrerò su alcune poche cose che, a mio parere, sono le più importanti. Ma il punto è che se non cambiamo atteggiamento, tutti quanti - collettivamente e ognuno come singolo - andremo sempre più in basso. Ognuno di noi, ogni individuo, deve farsi un esame di coscienza e decidere qual è il tipo di cambiamento che vuole: il proprio o quello degli altri. Nel farlo, dobbiamo essere consapevoli che il primo richiede sacrifici, coraggio e senso di responsabilità nel costruire l’Italia che vogliamo. L’altro, invece, ci relega al ruolo di spettatori e condanna la società italiana e il futuro del Paese a quello di vittima». I nodi che l’Italia deve affrontare, ha spiegato, sono «la mancanza di occupazione e la carenza di capitali, soprattutto dall’estero». Ed è qui che il manager con il maglioncino nero dice di essersi scontrato nei suoi 10 anni di attività al vertice della Fiat: il mercato del lavoro, la mancanza di certezza del diritto e la burocrazia. «Ci troviamo a operare in un contesto nel quale serve migliorare l’occupazione, noi abbiamo l’Irap che invece si paga di più al crescere dei posti di lavoro». Marchionne torna quindi su un tema a lui particolarmente caro: il mercato del lavoro. «In Italia è anomalo e non esiste in nessun altro Paese. E’ inutile innamorarsi del sistema tedesco, impossibile adottare il sistema anglosassone». Quindi l’affondo: «Non è più accettabile la tirannia della minoranza nel mondo dei sindacati. Manca la certezza del diritto, soprattutto in materia di lavoro. Vi porto la nostra esperienza pura e semplice. Alla fine del 2011 abbiamo fatto un contratto specifico che la Fiom non ha firmato. In base a una norma di legge di una chiarezza cristallina chi non firma non ha diritto a rappresentanze sindacali. Ci siamo visti intentare 62 cause, di queste 46 chiuse a nostro favore, 7 contro, 7 con rinvio alla Corte costituzionale e 2 rimaste in sospeso. Dopo un anno e mezzo la Corte costituzionale ha ribaltato l’indirizzo, dichiarando l’articolo 19 non conforme alla Costituzione italiana. Marchionne ha quindi spiegato che così è stato cancellato uno dei parametri certi. «Non esiste alcun parametro certo. Mi chiedo se è modo per dare certezza alle aziende. Dobbiamo semplificare l’apparato normativo e non cumulare leggi su leggi. Servono regole chiare per la rappresentanza dei lavoratori e devono essere efficaci per la comunità aziendale e rispettate da tutti». Detto questo, Marchionne precisa polemicamente: «Mi chiedo quando il Paese capirà che noi non vogliamo lavoratori usa e getta, ma persone coinvolte, che si sentano parte di un progetto per il futuro». L’ad del Lingotto e di Auburn Hills cita l’esempio di Fiat. «In Italia abbiamo una grande storia alle spalle, una tradizione secolare che è parte della nostra natura e che è importante proteggere. Su questa eccellenza, ad esempio, abbiamo centrato la nostra nuova strategia, per valorizzare l’alto di gamma con i marchi Alfa Romeo e Maserati, e per trasformare i nostri impianti italiani in una base di produzione per le esportazioni sui mercati di tutto il mondo. Non si può aspettare all’infinito che sia il sistema politico a muoversi. In tutti questi anni, ho visto cambiare poco o nulla nel sistema-Paese. E’ da tempo, ad esempio, che Fiat solleva il problema dell’export e la necessità di facilitare i processi per le esportazioni. Non è successo nulla, finora. Quello che ho detto al Meeting di Rimini, la scorsa settimana, invitando tutti a fare il primo passo, è esattamente ciò che ha fatto la Fiat. Ci siamo mossi da soli. Abbiamo fatto scelte coraggiose e di rottura con il passato per compensare in parte i gap strutturali del Paese, compreso uscire da Confindustria, per riacquistare una libertà di contrattazione con i nostri collaboratori». E ancora: «Se fossimo rimasti fermi saremmo probabilmente falliti. O, nella migliore delle ipotesi, avremmo dovuto prendere decisioni impopolari. Noi, invece, abbiamo cercato da soli di introdurre elementi di modernità nel contesto in cui operiamo. Ma il nostro cerchio d’azione è comunque limitato. E mi rendo conto che non si può chiedere a tutti di fare la stessa cosa, o perlomeno nella stessa misura». Appassionato di citazioni, Marchionne a Cernobbio sciorina una poesia di Charles Osgood, un anchorman della CBS America, per spiegare come in Italia si parla tanto di riforme, ma poi nessuno le fa. Parafrasata la poesia racconta la storia di quattro persone, chiamate Ognuno, Qualcuno, Ciascuno e Nessuno. «C’era un lavoro importante da fare - racconta Marchionne - e a Ognuno fu chiesto di farlo. Ognuno era sicuro che Qualcuno lo avrebbe fatto. Ciascuno poteva farlo, ma Nessuno lo fece. Qualcuno si arrabbiò, perché era il lavoro di Ognuno. Ognuno pensò che Ciascuno poteva farlo, ma Nessuno capì che Qualcuno non l’avrebbe fatto. Finì che Ognuno incolpò Qualcuno perché Nessuno fece ciò che Qualcuno avrebbe potuto fare». Siamo o non siamo il Paese dei Gattopardi?
(Fonte: www.lastampa.it - 7/9/2014)

domenica 7 settembre 2014

Fiat: perché la Punto non è andata di Corsa


Leggendo l’ultimo report Jato Dynamics sulle 10 auto più vendute d’Europa mi è caduto l’occhio sul quinto piazzamento: Opel-Vauxhall Corsa, 19.877 unità vendute nel mese di luglio. “Come fa la Corsa a stare ancora li’ – mi son chiesto – vendendo addirittura più del 2013 (+16,77%), dopo 8 anni di vita commerciale e a poche settimane da debutto del nuovo modello?” Poi ho capito che questa domanda ne sottointendeva un’altra più inconscia. Ovvero, com’è possibile che la Fiat Grande Punto, la cugina di sangue di questa Opel Corsa – perché nata sulla stessa piattaforma un anno prima – sia sparita dalla circolazione? Eppure la Grande Punto, quand’è stata lanciata nel 2005 era bella, la più bella del segmento B con un design firmato dalla matita di Giugiaro. Aveva le dimensioni giuste, una gamma motori completa e contenuti tutto sommato competitivi. Tant’è che nel 2006 fu per alcuni mesi l’auto più venduta d’Europa e ha vinto svariati premi, compreso il Volante d’Oro in Germania. E poi? Diciamo che Fiat si è un po’ persa per strada muovendosi tardi e male sull’evoluzione del prodotto. Nei primi anni è stata comunicata molto l’immagine e poco la sostanza del modello (peraltro valida), alcuni aggiornamenti funzionali alla percezione del prodotto sono arrivati tardi (vedi l’ESP di serie o equipaggiamenti come il navigatore), e in alcuni mercati non è stata sviluppata a dovere la gamma e quindi il posizionamento dei prezzo. Quindi la crisi che nel 2008 ha iniziato a mordere il mercato ha reso tutto più difficile, ma l’errore più grande è stato commesso l’anno successivo con la presentazione del restyling cosiddetto di “metà carriera”. Intendiamoci, dopo quattro anni un’automobile ha bisogno di un aggiornamento, ma quando si ha per le mani un prodotto di successo va fatto con criterio. Fiat però decise di cambiare le carte in tavola, stravolgendo il design originario e addirittura cambiando il nome dell’auto, da Grande Punto a Punto Evo. Una mossa, quest’ultima, che ha ingenerato confusione, svilito l’immagine del modello e compromesso irrimediabilmente il suo posizionamento. Se ne sono accorti (tardi) anche in Fiat: nel 2012 è stato fatto un ulteriore aggiornamento correttivo sia dello stile che del nome, da Fiat Punto Evo a Fiat Punto... Opel, dal canto suo, in 8 anni non ha mai cambiato il nome “Corsa” e pure il design del modello si è evoluto poco. Semplicemente perché non era necessario. Hanno lavorato alla tedesca maniera, sulla sostanza e quindi su motori, equipaggiamenti, allestimenti e prezzi. Sicuramente non è mancata una buona dose di fortuna, ma riuscire a vendere 2,8 milioni di auto non è mai una casualità. L’ironia della sorte vuole che la nuova Opel Corsa che vedremo al Salone di Parigi nascerà ancora sullo stesso pianale del vecchio modello ovvero della Fiat Grande Punto/Punto Evo/Punto. Che invece non avrà un’erede, o meglio sarà un altra cosa con un nuovo nome.
(Fonte: www.carblogger.it - 27/8/2014)

sabato 6 settembre 2014

Museo Alfa Romeo di Arese: al via da ottobre i lavori per la riapertura


Questa è davvero la volta buona, la notizia che tanti appassionati aspettavano da tre anni: Fiat e la Sovrintendenza dei Beni Culturali hanno raggiunto un accordo per la riapertura del Museo Alfa Romeo di Arese. Da settimane si era riavviato il tavolo di trattative interrotto a marzo, quando il Tar aveva rigettato l’istanza di annullamento del vincolo sul Museo presentata dalla Casa, rimandando tutte le decisioni all’udienza per la discussione del merito del provvedimento, fissata per il 24 ottobre prossimo. Da quel momento si era interrotto il dialogo tra Torino e il ministero, incoraggiato anche dalla Regione Lombardia, che più volte si era espressa in favore della riapertura della collezione.
La ripresa del dialogo - Qualche settimana fa i colloqui sono ripresi e sono stati proficui. Nulla è trapelato dagli uffici di Palazzo Litta, a Milano, sede dei Beni Culturali lombardi, tranne un dato: il vincolo non verrà in alcun modo toccato. Tutte le oltre 250 vetture della collezione, dunque, resteranno parte della raccolta, anche i famosi otto doppioni che Fiat chiedeva di poter vendere per ricavare parte dei fondi da destinare alla ristrutturazione. Il gruppo di Torino è pronto a far partire a ottobre i lavori per realizzare il progetto, già approvato dalla Sovrintendenza, che avevamo anticipato sul numero di Quattroruote di gennaio. La lotta è contro il tempo: il nuovo Museo non sarà pronto per la fatidica data del 1° maggio, giorno di apertura dell’Expo, ma lo sarà per l’estate 2015, comunque in tempo per intercettare buona parte dei visitatori. Il masterplan dell’area ricorda quello ideato nel 2007, sebbene ridotto e semplificato: ristrutturazione e messa a norma delle sale del Museo, creazione di uno showroom per l’esposizione e la consegna delle vetture nuove, di un tracciato di prova, di un’area di ristoro e di uno shop per il merchandising. Un layout molto simile a quelli dei principali musei dell’automobile europei.
Qualcosa è cambiato - Che cosa sia cambiato è presto per dirlo. Forse a Torino, ma soprattutto a Detroit, ci si è resi conto che un’occasione come quella dell’Expo, che si apre tra nove mesi a pochi chilometri da Arese, non si poteva far sfuggire e che la necessità di vendere otto vetture, seppur di grandissimo valore, non era sostenibile per un marchio sul quale si concentrano grandi aspettative, come illustrato dal piano di rilancio dell’Alfa Romeo annunciato da Marchionne a maggio.
(Fonte: www.quattroruote.it - 29/7/2014)

venerdì 5 settembre 2014

Suzuki guarda a FCA dopo l'addio a VW?


Fiat Chrysler Automobiles ha ormai la sua struttura definitiva e adesso si apre il capitolo delle partnership che sono indispensabili anche per un gruppo di queste dimensioni, joint-venture di settore, come quella con Renault per un furgone compatto, o geografiche, per espandersi in aree tuttora critiche per i marchi di FCA. Suzuki potrebbe essere un compagno di viaggio ideale, ma lo storico brand giapponese, attivo anche nelle moto e nei motori marini, prima di lanciarsi in nuove intese attende la soluzione della vertenza con Volkswagen dopo le mancate nozze. «Anch'io ho sentito le voci che prevedono una soluzione entro fine anno - spiega Junya Kumataki, presidente di Suzuki Italia, con la tipica riservatezza nipponica - e aspettiamo con fiducia la fine della vicenda nata da un'interpretazione data all'alleanza dal gruppo tedesco diversa da quanto si pensava nel gennaio 2010 al momento dello scambio azionario». La collaborazione tra Fiat e Suzuki ha portato in passato a modelli paralleli come Sedici e Sx4, e Fiat Powertrain continua a fornire motori diesel per le compatte giapponesi e per le utilitarie dell' indiana Maruti controllata dai nipponici. «I rapporti con Torino - conferma Kumataki - sono sempre stati ottimi e favoriti dalla nostra presenza strategica in Europa attraverso lo stabilimento ungherese di Esztergom; e poi c'è l'India, dove siamo molto forti (a differenza di FCA, ndr) e il motore diesel 1.6 Multijet ha un ruolo importante». Da risolvere in tempi brevi per Suzuki non c'è però soltanto il nodo Volkswagen, ma anche la successione a Osamu Suzuki, il patriarca ormai ottantacinquenne che non si è piegato di fronte al gigante di Wolfsburg che voleva appendere nella sua galleria dei trofei anche la grande «S» rossa di Hamamatsu. «Sì, la successione va definita e il top management è al lavoro per trovare l'erede di Osamu - ci dice Kumataki -: un successore era già stato trovato, ma poi è morto prematuramente e si è dovuto rifare tutto da capo, cercando all'interno della famiglia (intesa in senso lato, anche Osamu fu adottato dal suocero e prese il cognome della dinastia, ndr)». Suzuki Italia non si occupa soltanto di auto, ma anche di grandi moto e scooter nonché di motori marini, una posizione speciale per valutare la crisi. «La crisi è stata pesante - conclude Kumataki - ma soprattutto per motori marini e grandi moto che, a differenza dell'auto che prima o poi dobbiamo cambiare, sono oggetti leisure di cui si può rimandare l'acquisto».
(Fonte: www.ilgiornale.it - 3/8/2014)

giovedì 4 settembre 2014

Fiat 500X: tutto pronto per il debutto


In attesa di una data ufficiale per la presentazione, che ormai sembra inevitabilmente quella del Salone di Parigi, la Fiat 500X si fa di nuovo vedere su strada. Il prototipo delle ultime foto spia è dotato di una semplice pellicola protettiva e di plastiche che nascondono il frontale, ma è inequivocabilmente definitivo in ogni dettaglio.
Grande distanza stilistica dalla Jeep - Come ampiamente previsto, sulla piattaforma comune alla Jeep Renegade Fiat ha sviluppato un design che prende spunto dalla 500, trasformandola in una piccola crossover dalla forte personalità. Elementi come i gruppi ottici, gli specchietti laterali e il taglio di cristalli e cofani è decisamente vicino a quello della 500, mentre le cinque porte e l'altezza maggiorata ne confermano la natura da crossover urbana.
Camuffature leggerissime - Le fiancate, finalmente libere dalle plastiche delle foto spia precedenti, mostrano parafanghi e zona inferiore delle portiere ben marcate, un modo per dare presenza scenica e aggressività alla vettura che, in ogni caso, potrebbe anche dire la sua fuori dall'asfalto vista l'altezza da terra.
L'offerta - La gamma propulsori dovrebbe riprendere in parte quella della Renegade, con i classici 1.4 benzina e 1.6 diesel sovralimentati, ma sia dal punto di vista della gamma sia da quello del puro design è evidente come il Gruppo FCA abbia voluto dare vita a progetti completamente diversi tra Fiat e Jeep, sfruttandone invece al massimo le sinergie produttive per ridurre i costi globali.
(Fonte: www.quattroruote.it - 29/8/2014)

mercoledì 3 settembre 2014

Jeep Renegade: il listino prezzi per l'Italia


Jeep ha presentato il listino italiano della nuova Renegade, che sarà disponibile a partire da 23.500 euro, chiavi in mano con messa in strada esclusa. La gamma sarà articolata sulle versioni Longitude, Limited e Trailhawk e prevede le motorizzazioni benzina 1.4 Multiair II 140 CV e quelle diesel 1.6 Multijet II 120 CV e 2.0 Multijet II da 130 e 170 CV.
Integrale solo col diesel - Le uniche a poter contare sulla trazione integrale saranno le diesel, mentre la sola Multijet da 170 CV sarà proposta esclusivamente con il cambio automatico a nove marce. I clienti potranno scegliere tra le tinte esterne Alpine White, Omaha Orange, Carbon Black Metallic, Solid Black, Commando, Anvil, Colorado Red, Solar Yellow e Glacier Metallic, oltre a combinazioni bicolore con tetto nero.
La Longitude - L'allestimento Longitude comprende di serie i vetri elettrici, le barre nere sul tetto, i cerchi in lega da 16", il climatizzatore manuale, l'Hill Start Assist integrato nell'Esc, il cruise control, i sensori per la pressione dei pneumatici, i fendinebbia, l'impianto radio UConnect con display da 5 pollici, Usb, Bluetooth, sei altoparlanti e comandi al volante, i retrovisori elettrici riscaldabili e il volante in pelle.
La Limited - La più ricca Limited aggiunge le barre sul tetto grigio satinato, i cerchi in lega da 17", il climatizzatore automatico, il Forward Collision Warning Plus, il Lane Departure Warning Plus, la griglia anteriore grigio satinato, le finiture in vinile dei pannelli porta, le luci posteriori adattive, il display a colori da 7 pollici integrato nella strumentazione, i sensori di parcheggio posteriori, il terminale di scarico cromato e i cristalli posteriori oscurati.
La Trailhawk - La versione di punta Trailhawk, disponibile per ora solo con cambio automatico e motore 2.0 Multijet II 170 CV, adotta gran parte delle dotazioni della Limited a cui aggiunge pneumatici M+S, ganci di traino, griglia anteriore e barre sul tetto grigio scuro satinato, Hill Descent Control, divano posteriore frazionato 40/20/40, sospensioni modificate per la guida in fuoristrada, protezioni inferiori per la scocca, torcia ricaricabile nel vano bagagli e personalizzazioni grafiche Trailhawk.
Tutti i prezzi della Jeep Renegade - 1.4 Multiair II 140 CV Longitude: 23.500 Euro; 1.4 Multiair II 140 CV Limited: 25.100 Euro; 1.6 Mjet II 120 CV Longitude: 24.500 Euro; 1.6 Mjet II 120 CV Limited: 26.100 Euro; 2.0 Mjet II 140 CV Longitude 4WD: 27.300 Euro; 2.0 Mjet II 140 CV Limited 4WD: 28.900 Euro; 2.0 Mjet II 140 CV Limited 4WD automatica: 31.300 Euro; 2.0 Mjet II 170 CV Trailhawk 4WD automatica: 32.800 Euro.
(Fonte: www.quattroruote.it - 29/8/2014)

martedì 2 settembre 2014

India: ecco il restyling della Fiat Punto Evo


Sono state diffuse le prime immagini ufficiali della Fiat Punto Evo per il mercato indiano, già anticipata da alcune foto spia nel luglio scorso. Si tratta di un restyling diverso da quello da tempo disponibile in Europa, con un look appositamente studiato per questo mercato. Il frontale, in particolare, presenta cromature in abbondanza e gruppi ottici che prendono le distanze da quelli della Punto Evo in vendita nel Vecchio Continente. Lo stesso vale per la mascherina, mentre al posteriore è il paraurti a mostrare le maggiori differenze. L'abitacolo non offre soluzioni particolari e, per i clienti indiani, replica quanto proposto sulla berlina Fiat Linea, al di là delle inedite combinazioni cromatiche. La Punto Evo indiana, che secondo le informazioni raccolte non varcherà i confini nazionali, sarà offerta con propulsori 1.3 MJT a gasolio, 1.2 e 1.4 litri a benzina. 
(Fonte: www.quattroruote.it - 6/8/2014)

lunedì 1 settembre 2014

Marchionne: "FCA in Borsa il 13 ottobre"


«Il tizio con il maglione nero sempre in volo a investire miliardi»: al Meeting di Rimini, ospite dei ciellini, Sergio Marchionne rompe il ghiaccio parlando dell'immagine che ha di lui la gente. Quindi, rivolto alla platea di giovani, cerca subito di spronarli: «Il vostro coraggio, idealismo, libertà sono la nostra migliore garanzia». E la rinascita di Fiat, prima, e di Chrysler, dopo (grazie all'intervento del Lingotto e al supporto della Casa Bianca), deve servire da esempio - secondo Marchionne - proprio alla futura classe lavorativa e dirigente: «La storia di Fiat dal 2004 a oggi - ha ricordato - dimostra che anche in situazioni disperate, anche quando la concorrenza ti considera morto, ti puoi rialzare». Mai mollare, quindi, il messaggio rivolto in generale ai giovani, dove la percentuale di disoccupati e scoraggiati è elevatissima. L'ad di Fiat Chrysler Automobiles si è presentato in Romagna 24 ore dopo aver comunicato che la fusione tra Torino e Detroit ha visto cadere l'ultimo ostacolo (il recesso) e indicando, nel 13 ottobre, il giorno molto probabile del debutto di FCA a Wall Street. Il progetto Fiat-Chrysler avanza dunque spedito. «Chrysler era la risposta perfetta per Fiat - osserva l'ad - e ora bisogna dare una risposta al Paese». Marchionne, nel riconfermare gli obiettivi del gruppo per il 2014, precisa anche che a fine ottobre è previsto un consiglio di amministrazione. La riunione potrebbe anche valutare se per la nuova FCA si pone la necessità di un rafforzamento patrimoniale, e se - nel caso - la decisione possa riguardare un aumento di capitale o un'emissione di bond convertibili. U.S.A. e Brasile, comunque, danno una «sicurezza finanziaria - ha aggiunto - che viene usata anche per proteggere la rete industriale italiana». In proposito, il capo azienda del Lingotto ha ribadito che nessuna chiusura riguarderà gli impianti italiani, sottolinenando però che il gruppo si deve accollare «tutti i costi di una realtà operativa in perdita». E a proposito del sistema produttivo italiano, ecco arrivare gli elogi alla forza lavoro che ha permesso alla fabbrica di Pomigliano d'Arco, ex pecora nera del gruppo, di diventare un simbolo di efficienza e di conquistare la medaglia d'oro WCM per i livelli di ottimizzazione di prodotti e processi dentro e fuori la catena di montaggio. Marchionne si è rivolto anche alle tute blu di Melfi, Mirafiori e Grugliasco, l'ex stabilimento «morto » di Bertone che ora sforna le Maserati Ghibli e Quattroporte, due dei modelli che stanno segnando il nuovo corso premium del gruppo. Su Cassino, futuro polo Alfa Romeo, il top manager ha quindi ricordato che sono in corso i lavori di adattamento dell'impianto in vista della realizzazione di un nuovo modello (la nuova Giulia). Nessuna nota polemica a proposito dei rapporti con il leader della Fiom, Maurizio Landini (peraltro piuttosto silente su Fiat negli ultimi tempi). «Renzi incontra Landini? Good luck, non sono geloso», ha risposto secco a una domanda. A parlare, invece, è stato un recente filmato nel quale un emozionato Rich Boruff, capo del sindacato UAW di Tipton (Indiana), ringrazia davanti a tutti gli operai il «salvatore» Marchionne. «L'UAW - ha concluso l'ad - è lo stesso sindacato che è stato visto per tantissimo tempo come il nemico numero uno delle aziende automobilistiche U.S.A.». Messaggio e destinatario sono chiari.
(Fonte: www.ilgiornale.it - 31/8/2014)

domenica 3 agosto 2014

sabato 2 agosto 2014

FCA (2): OK degli azionisti Fiat alla fusione con Chrysler nell'ultima assemblea a Torino


Per Fiat è arrivato il momento di fare un "salto di qualità". Nel giorno dell'ultima assemblea degli azionisti a Torino, l'amministratore delegato Sergio Marchionne dipinge il progetto di fusione con Chrysler come "un altro salto epocale, che dopo 115 anni segna la fine di un lunghissimo ciclo storico". È l'ultima volta del Lingotto: oggi, l'84 per cento dei soci presenti (poco più della metà del capitale) ha detto sì, dando il via libera ufficiale a FCA. D'ora in poi, a decidere sarà Londra, il nuovo quartier generale. Nel capoluogo piemontese resteranno i piani alti europei.
Dal 2004 a oggi - La giornata comincia alle 11 e il messaggio di Marchionne e del presidente John Elkann è chiarissimo: "Non possiamo più permetterci il lusso di guardare alle nostre attività riducendo la prospettiva ai confini storici e ai domicili legali". L'a.d. ha ricordato il baratro del 2004, quando il gruppo "era sull'orlo del fallimento" e concentrava il 92 per cento del fatturato in Europa, con 1 milione e 900 mila automobili vendute. Oggi, per il manager, è tutto diverso. "Possiamo e dobbiamo puntare in alto - è l'esortazione - Grazie al lavoro degli ultimi anni, siamo pronti a fare il salto di qualità". I dati riferiti dall'a.d., relativi al 2013, parlano di 87 miliardi di fatturato nel 2013, triplicato rispetto a nove anni prima, e 4,4 milioni di veicoli venduti: "La nostra nostra presenza sui mercati è piu equilibrata e siamo diventati il settimo costruttore mondiale dopo Ford".
L'impegno per l'Italia - Durante l'assemblea, Marchionne ha anche ribadito che l'azienda "non sta lasciando l'Italia", che le attività nel Belpaese "non verranno ridotte" e che solo la holding seguirà il diritto olandese. Rassicurazioni anche da Elkann: "L'impegno resta forte e immutato".
La votazione - Nel primo pomeriggio, gli azionisti Fiat hanno dunque dato il via libera. In sala era rappresentato il 52 per cento del capitale, pari a 655 milioni di azioni. L'OK a FCA è arrivato con il sì di 551 milioni, l'84 per cento. Fiat sarà incorporata in Fiat Investments, destinata a diventare Fiat Chrysler Automobiles, la nuova holding del Gruppo. Torino si congeda così, il prossimo appuntamento sarà ad Amsterdam. Non solo per la sede legale, ma anche per la prima assemblea del nuovo corso. Al perfezionamento della fusione, il consiglio di amministrazione sarà composto da John Elkann, Sergio Marchionne, Andrea Agnelli, Tiberto Brandolini d'Adda, Glenn Earle, Valerie A. Mars, Ruth J. Simmons, Ronald L. Thompson, Patience Wheatcroft, Stephen M. Wolf ed Ermenegildo Zegna.
Incognita recesso - I contrari alla fusione potranno esercitare il diritto di recesso: a chi si tirerà indietro verranno riconosciuti 7,72 euro per ogni azione, ma è da quel 16 per cento di "no" che dipenderà l'esito dell'operazione. Per il pagamento dei recessi sono stati stanziati 500 milioni di euro, che a detta della stessa Fiat non dovranno essere superati: se tutti i contrari di oggi (circa 100 milioni di azioni, pari a poco meno di 800 milioni di euro) dovessero esercitare il diritto, la fusione non andrebbe dunque in porto. "Non sarebbe un fallimento", è la rassicurazione di Elkann, mentre per Marchionne a quel punto si tratterebbe di "aspettare" e riesumare l'operazione "tra qualche mese o un anno".
Barra dritta - Nella conferenza stampa tenuta dopo l'assemblea, Marchionne ha confermato la linea sul nostro Paese: "Non è corretto definire la FCA come meno italiana - ha detto l'a.d. - Abbiamo dovuto fare quello che devono fare tutte le aziende per garantire la loro sopravvivenza in un mercato che è diventato globale. Per fortuna, o abilità, nel 2009 abbiamo avuto la possibilità di allargarci in maniera piuttosto significativa prendendo dei rischi non da poco, facendo cose che molti altri non avrebbero fatto. Questo ci dà una tranquillità per lo sviluppo delle attività italiane che non abbiamo mai avuto negli ultimi dieci anni, da quando sono in Fiat". Marchionne ha inoltre ribadito il no agli interventi di defiscalizzazione per l'auto proposti dal ministro dei Trasporti Maurizio Lupi: "Non voglio incentivi né ingerenze sulla domanda del mercato - ha spiegato l'a.d. - lasciamo che vada da solo". Ma il messaggio che emerge dall'ultimo giorno di Torino parla d'altro, e ha i toni della certezza: "Abbiamo cinque mesi di lavoro da fare. Nonostante il livello di scetticismo, sono convinto che realizzeremo i numeri che abbiamo messo su carta".
(Fonte: www.quattroruote.it - 1/8/2014)

venerdì 1 agosto 2014

FCA (1): consegne e ricavi in crescita nel secondo trimestre 2014


FCA ha diffuso i risultati relativi al secondo trimestre 2014. I ricavi sono cresciuti nominamente del 5% fino a 23,3 miliardi di euro, con un utile netto di 197 milioni di euro e una riduzione dell'indebitamento netto industriale di 0,3 miliardi di euro. Le consegne di veicoli hanno raggiunto quota 1,2 milioni (+2%), con una importante crescita nelle aree NAFTA (+10%) e APAC (+42%), in contrapposizione con il calo del 21% dell'area LATAM e con il sostanziale pareggio dell'area EMEA. Alla luce di questi dati, il Gruppo ha confermato i target previsti con un obiettivo di 4,7 milioni di veicoli per l'anno in corso e ricavi per circa 93 miliardi di euro.
Crescita in U.S.A. - Entrando più nel dettaglio, l'area NAFTA ha totalizzato 627.000 esemplari, di cui 527.000 negli Stati Uniti (+13%), 81.000 in Canada (stabile) e 19.000 in Messico (-17%). Il mercato americano, in particolare, è in continua crescita e la quota di mercato è salita di 0,7 punti fino al 12,1%. Parte del successo è da attribuire alle vendite Jeep (187.000 unità +46%) e Ram Trucks (113.000 + 18%). Rimane stabile Dodge, mentre fatica Chrysler con 68.000 veicoli, in calo del 19%. L'area APAC (54.000 vetture in totale) ha ottenuto invece risultati record grazie alle performance di Cina (+63%) e Australia (+55%), con ottimi riscontri per il marchio Jeep (+57%) e Fiat (+69%). Il risultato negativo dell'area LATAM (203.000 veicoli) è legato soprattutto alla situazione del mercato brasiliano, dove pur mantenendo la leadership con il 20,9% delle quote le vendite sono calate del 21% (169.000 unità). Stessa sorte è toccata all'Argentina (-35%) e agli altri mercati minori dell'America Latina. Concludiamo l'analisi con i dati del mercato EMEA (286.000 vetture): in Europa il gruppo mantiene una quota di mercato del 6,1% (-0,2%) con l'Italia in perdita dell'1,2% al 28% e nazioni come Spagna, Germania e Inghilterra in crescita, grazie ai risultati della famiglia 500.
Maserati triplica i ricavi - Aggiornando i dati al primo semestre 2014, FCA porta il totale dei ricavi a 45,5 miliardi di euro (+8% nominale), con l'eccellente performance di Maserati che ha visto crescere esponenzialmente le vendite (9.491 vetture nel trimestre e 17.532 nel semestre) e ha triplicato i ricavi fino a 1,4 miliardi di euro. Rimanendo nell'ambito dei marchi di lusso, Ferrari ha confermato la strategia di controllo sulla produzione consegnando nel secondo trimestre 1.932 vetture (-2%), con incrementi nelle vendite dei modelli 12 cilindri e un leggero calo di quelli a 8 cilindri. Gli Stati Uniti restano il mercato principale con il 29% delle vendite totali (+18%) e persino in Italia è stato registrato un piccolo incremento, mentre a sorpresa ha perso il 10% l'area Asia Pacifico. I ricavi Ferrari nel trimestre hanno raggiunto quota 729 milioni di euro (+16%).
Marchionne risponde agli analisti - Nella conference call con gli analisti il CEO di Fiat-Chrysler, Sergio Marchionne, ha ribadito l’impegno “chiaro, molto chiaro, per sviluppare Alfa Romeo e le marche premium”, visto anche la straordinaria performance che il segmento sta registrando. Marchionne ha sottolineato, rispondendo alla domanda di una analista di Barclays, che il gruppo “è multibrand e continuerà a esserlo in futuro”. Il numero uno operativo di Fiat-Chrysler ha parlato di un trimestre “soddisfacente” e di “impegno e ottimismo” di tutto il management per raggiungere a fine anno gli obiettivi del piano (4,7 milioni di auto venute). I progressi nell’area EMEA sono “incoraggianti”, anche se la situazione complessiva del mercato “non è fantastica in termini di prospettive”. Nell’area NAFTA (Canada, U.S.A. e Messico), quella che con l’America Latina ha più sorpreso in negativo la Borsa (il titolo ha chiuso in calo del 2,1%, contro il -0,94% dell’indice Ftse Mib di Piazza Affari), l’andamento dei conti trimestrali è stato “disappointing”, cioè deludente. Ma, ha aggiunto Marchionne, “vogliamo rimediare. La performance di luglio è stata comunque incoraggiante. Dobbiamo essere più disciplinati livello di prezzi”. A una domanda sulle alleanze e sui rumors delle ultime settimane, l’amministratore delegato del gruppo ha risposto: “Siamo aperti alla discussione con tutti”, se i contatti portano “a una riduzione dei costi e a un migliore posizionamento dei marchi”, sottolineando però che le voci di merger con PSA e Volkswagen sono state già “smentite”. A proposito dell’assemblea di venerdì prossimo per la fusione in FCA e, più in dettaglio, riferendosi alla soglia massima dei 500 milioni di euro per l’esercizio totale del diritto di recesso, Marchionne ha spiegato: "Qualcuno nel mercato si è chiesto se la cifra può essere superata. La risposta è no: quel numero non può essere oltrepassato per nessuna ragione. Se venisse superata la fusione sarebbe inefficace e io ho zero intenzioni di riunire il cda per iniziare da capo l’iter".
(Fonte: www.quattroruote.it - 30/7/2014)

giovedì 31 luglio 2014

Ram ProMaster City, il Doblò per gli U.S.A.


Un altro pezzo da novanta di Fiat Professional si trasferisce negli U.S.A. . È la volta del Doblò, che si si chiamerà Ram ProMaster City, riprendendo il nome del fratello maggiore Ducato in stile americano, come Ford Transit Connect, Chevrolet City Express e Nissan NV200, sui diretti concorrenti. Fiat ha sempre tenuto gelosamente per se il Doblò fino all’ultima serie che è stata condivisa con la Opel ed adesso arriva la notizia dello sbarco negli U.S.A. . Sarà offerto in 6 configurazioni, dal cargo al combinato con le grandi superfici vetrate. Proprio come in Italia ci sarà il passo lungo ed il tetto alto. Dalle immagini diffuse si nota subito la differenza nei gruppi ottici e nel nuovo paraurti all’anteriore. Viene quasi il dubbio che negli U.S.A. sarà anticipata la nuova serie. Negli Stati Uniti c’è una concezione diversa del propulsore ed infatti sul Ram ProMaster City sarà montato un 2,4 litri Tigershark a 4 cilindri in linea con tecnologia MultiAir2, lo stesso che equipaggia il Dodge Dart. Un propulsore da 178 cv e 236 Nm di coppia massima che viene tenuta a bada dal cambio automatico a 9 rapporti. La versione commerciale è a 2 posti mentre quella wagon ne ha 5. Così come il Fiat Doblò e l’Opel Combo, il RAM ProMaster City ha sospensioni bi-link al posteriore con molle elicoidali che assicurano un’ottima tenuta di strada ed un alto comfort di marcia. L’abitacolo è impreziosito da un display touch screen da 5 pollici con navigatore GPS e dal sistema UConnect. La lista degli optional non finisce qui e comprende molto per la sicurezza ma anche per l’estetica. Negli U.S.A. il Ram ProMaster City sarà disponibile entro la fine del 2014 nella sola versione benzina. Siamo sicuri che quando gli americani proveranno i motori diesel italiani non ne faranno a meno, viste le performance dei Multijet di Fiat.
(Fonte: www.theblazonedpress.it - 26/6/2014)

mercoledì 30 luglio 2014

Mirafiori: inaugurati gli uffici di "Officina 82"


Radici. È il sindaco Fassino, per primo, a parlare di radici. Ma evidentemente il termine è giudicato appropriato perché lo ripeterà, assediato dai giornalisti, anche l’ad di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne. E il concetto sarà ribadito pure dal presidente John Elkann: «In questo decennio abbiamo realizzato diversi interventi per recuperare alcune aree del comprensorio di Mirafiori. Con un obiettivo chiaro: accompagnarne l’evoluzione, collocandoci altre attività industriali accanto a quelle tradizionalmente legate al mondo dell’automobile. Progetti diversi per finalità ed estensione, ma che sono uniti dallo stesso significato: confermano l’importanza che Torino ha avuto, ha e avrà per Fiat-Chrysler».
La vecchia sede - Radici, appunto. Ora, è vero che «verba volant» e solo «scripta manent», ma altri 42 mila mq all’interno dell’«antica» Officina Meccanica trasformati in uffici per accogliere oltre 1.500 persone fino a ieri ospitate nell’edificio di corso Ferrucci, e in affitto perché di proprietà di «Beni Stabili», qualcosa in più varrà, o no, di uno «scripta»? Marchionne, che come tutti gli umani suda pure lui per colpa del maglioncino nero di cotone che sfoggia nonostante il caldo pesante che tiranneggia il centinaio di persone accorse davanti alla Porta 30 di via Plava, ingresso della rinnovata «Officina 82», quasi sospira, ma di soddisfazione, quando deve rispondere all’ennesima domanda sulle «Cassandre che lanciano allarmi sul destino dello storico stabilimento».
«Cassandre smentite» - «Oggi queste Cassandre hanno avuto un’altra bella risposta - dice - e tutto il resto sono chiacchiere. Guardate mi sono persino dimenticato quanto abbiamo speso per tutta la parte rinnovata che oggi avete potuto visitare. Anzi, forse sono stati circa 40 milioni che non crescono sugli alberi. Vedete, tutte le facciate sono state rinnovate, c’è l’Abarth, la New Holland, adesso anche Officina 82, non ci dobbiamo vergognare. Ma ora c’è tantissimo lavoro da fare all’interno». Sull’esterno, il colpo d’occhio per chi da anni, diciamo decenni, non si avvicinava a Mirafiori dal lato Sud, è una sorpresa. Probabilmente anche per il sindaco Fassino che ha ricordato come Mirafiori sia stato «uno dei luoghi fondamentali» della sua «formazione politica».
«Torino è strategica» - Probabilmente nel 1980, durante la vertenza conclusasi con la «marcia dei 40 mila», anche lui c’era e aveva visto le barricate ai cancelli dove oggi svettano colonnine dove le «officine» di una volta sono chiamate «loft». «Ricordo com’era Mirafiori e vedo com’è cambiata - ha detto il sindaco al momento del taglio del nastro - spesso ci dimentichiamo che la forza di un luogo di produzione è quella di essere costantemente capace di evolversi con la società. Qui un tempo era solo un luogo di produzione mentre oggi incorpora molte attività di carattere tecnico amministrativo, intellettuale, di progettazione». Per il sindaco («Sono tra quelli che non ha mai ceduto all’idea che la Fiat voglia andarsene da qui») l’inaugurazione di ieri è un altro importante argomento di conferma «di quanto Torino sia strategica per la Fiat che, anche oggi che è diventata un player globale, una nuova cosa sul mercato mondiale, ha bisogno di radici e Torino è la sua radice forte».
La scultura all’ingresso - Parole che con quelle di Marchionne ed Elkann planano su un pubblico fondamentalmente in grisaglia formato principalmente dall’establishment Fiat e da una nutrita pattuglia arrivata da Palazzo Civico: dagli assessori Lubatti e Lo Russo a mega dirigenti come il city manager Montanari o Bertasio. Tra di loro ad aggirarsi, c’erano ex sindaci come Valentino Castellani; imprenditori istituzionali come Carbonato o Marsjai e, diciamo, più colorati come Marco Boglione con gli occhi spalancati sui colori pastello che rendono elegante la fabbrica - lui che vive sull’edificio che un tempo era la sua fabbrica - mentre sui muri interni dell’ex-officina campeggiano cubitali citazioni, da Anatole France a Blaise Pascal: «Dobbiamo conoscere i nostri limiti, siamo tutti qualcosa ma nessuno di noi è tutto». Mentre all’esterno, due enormi pugni in pietra, scolpiti da Bruno Martinazzi su commissione degli Agnelli 40 anni fa, adornano l’ingresso: «Opera simbolica - la definisce Marchionne - un legame con lo spirito originario con cui fu creata: l’idea dell’impresa che come sintesi delle forze che convergono verso lo stesso obiettivo».
(Fonte: www.lastampa.it - 24/7/2014)

martedì 29 luglio 2014

Jeep Renegade: incontro a Palazzo Chigi tra Renzi, Marchionne e John Elkann


È stata presentata nella location di Palazzo Chigi la nuova Jeep Renegade, la prossima vettura nata all’interno del Gruppo FCA che, tecnicamente, sotto alcuni aspetti sarà anche un’anticipazione della futura Fiat 500X. Alla presentazione hanno partecipato il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il Presidente di Fiat John Elkann e l’amministratore delegato Sergio Marchionne, insieme a tre operai rappresentanti della forza lavoro dello stabilimento di Melfi, dove la Renegade verrà prodotta. È stata ovviamente l’occasione per mostrare al pubblico la nuova Jeep, la prima che verrà prodotta interamente in Italia, e ribadire ancora una volta come, nonostante lo spostamento della sede che verrà ufficializzato il 1° agosto (legale in Olanda e fiscale nel Regno Unito), l’impegno dell’azienda in Italia rimarrà costante. Naturalmente le parole di Elkann e Marchionne, unite a quelle di Renzi, difficilmente non avrebbero potuto chiamare una risposta da parte della FIOM, che ha nuovamente richiesto un incontro al Governo per discutere del rilancio del settore automobilistico. La Jeep Renegade sarà un modello particolarmente importante per il Lingotto, in quanto verrà dotato di tecnologie particolarmente interessanti, anche per il segmento a cui fa riferimento. Sin dalle sue dimensioni sembrerebbe una vettura più orientata verso il mondo del SUV, ma proporzioni e impostazione fanno maggiormente il verso ai crossover. Oltre a ciò sarà utilizzata una speciale trazione integrale con sistema Jeep Selec-Terrain, oltre ad un dispositivo per la disconnessione dell’asse posteriore. Insomma, una lunga serie di extra davvero invitanti, che scopriremo pian piano nei prossimi mesi.
(Fonte: www.motorionline.it - 26/7/2014)

lunedì 28 luglio 2014

Financial Times: ipotesi di fusione FCA-PSA


Dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi secondo le quali Volkswagen avrebbe avviato discussioni con Fiat-Chrysler per arrivare ad una fusione fra i due Gruppi, smentite poi seccamente da FCA, ora la nuova ipotesi è di un possibile accordo fra PSA (Peugeot-Citroën) e Fiat-Chrysler che se realizzata porterebbe alla creazione del quinto produttore mondiale di auto con una potenza produttiva di otto milioni di veicoli all'anno. Ma questa volta ad avanzare la proposta potrebbe essere stato il Gruppo guidato da Sergio Marchionne. Fonti ben informate, infatti, parlano sul Financial Times di discussioni informali già avviate nei mesi scorsi per valutare diverse opzioni strategiche anche allo scopo di ridurre la struttura costi e migliorare l'esposizione ai mercati emergenti. I colloqui sarebbero stati temporaneamente sospesi per il completamento dell'investimento del Gruppo cinese Dongfeng in PSA, e sono rimasto allo stadio preliminare. Ogni eventuale sviluppo non arriverebbe prima del prossimo anno. La fusione permetterebbe di unire la forza produttiva in Europa di Fiat e Peogeot insieme alla presenza sul mercato americano assicurata da Chrysler, mentre la presenza nel gruppo francese della cinese Dngfeng Motor consentirebbe una maggiore forza sui mercati emergenti, la Cina in particolare. Un portavoce di Fiat-Chrysler ha detto che al momento il Gruppo non è in trattative con PSA. "Abbiamo discussioni con tutti su progetti specifici" è stata la precisazione. Dunque anche se è ancora presto per valutare la portata di una clamorosa fusione fra i due Gruppi, va sottolineato che Fiat e PSA in passato hanno comunque già siglato intese su modelli condivisi per la realizzazione, ad esempio, dei monovolumi di taglia grande che hanno portato al debutto degli italiani Ulysse Fiat e Lancia Phedra e dei loro "gemelli" francesi Peugeot 807 e Citroën C8. Un'alleanza che si è via via estesa anche al settore dei veicoli commerciali con modelli progettati e realizzati su una base completamente condivisa. Passando alle gamme di modelli dei due Gruppi, è chiaro che in Europa esiste una evidente forma di sovrapposizione fra le gamme, ma non del tutto. E' vero infatti che i due Gruppi sono molto forti nei segmenti piccoli e medi, il che significa che si dovrà trovare una soluzione che non "cannibalizzi" le rispettive gamme, ma Peugeot e Citroen non sono forti quanto FCA nel settore dei Suv e crossover. E poi se è vero che Citroen ha avviato con successo la produzione di vetture "premium" con la linea DS, è altrettanto vero che FCA grazie a Alfa Romeo, ma soprattutto a Ferrari e Maserati ha una pacchetto di proposte all'altezza della migliore concorrenza. Passando alle aeree geografiche di competenza, mentre FCA è forte in Nord America e anche in Sud America, PSA può vantare una presenza già ben avviata in Cina grazie al partner Dongfeng. Insomma se sono rose fioriranno, ma di sicuro non sarà un problema che Fiat e Peugeot Citroën siano marchi di vocazione prettamente generalista.
(Fonte: www.motori24.ilsole24ore.com - 24/7/2014)

domenica 27 luglio 2014

Mediobanca: PIL dell'Italia a -7% senza FCA


Il trasferimento del quartier generale di Fiat-Chrysler in Olanda costerà all’Italia il 7,1% del Prodotto interno lordo. Tanto infatti vale il giro d’affari generato dal gruppo guidato da Sergio Marchionne secondo i calcoli del rapporto annuale sulle multinazionali di R&S Mediobanca. Dal quale emerge che senza il Lingotto il peso delle aziende globali sull’economia italiana scende dal 26,4% al 19,6 per cento. Contro, per esempio, il 57% del Regno Unito, dove Fiat si appresta a spostare la sua sede fiscale. Il trasloco da Torino ad Amsterdam, quindi, incide in maniera pesante sui dati macroeconomici del Paese. Proprio in una fase in cui le ultime rilevazioni dell’Istat smentiscono le previsioni di crescita del governo. Non solo: in base ai dati Mediobanca, l’Italia scivola in basso nella classifica europea del peso delle multinazionali di ogni Paese membro sul pil dell’Unione: la quota italiana, in particolare, crolla dal 7,5% al 5,5 per cento. Al vertice restano la Germania, che conta con le sue multinazionali per il 21,5% del pil europeo, la Gran Bretagna con il 24,4% e la Francia con il 15,3 per cento. Secondo quanto rileva il rapporto, poi, le multinazionali italiane offrono in proporzione meno opportunità di lavoro ai cittadini della Penisola: in Francia e Germania rispettivamente 13 e 9 cittadini ogni 1000 abitanti lavorano in una multinazionale, mentre in Italia sono solo 3 su mille. Nonostante aumentino l’impiego di forza lavoro, infatti, assumono di più all’estero e così il numero medio degli occupati nelle corporations nella Penisola passa, sempre senza Fiat, da 49.924 occupati in media a 36.992. Rispetto a Francia e Germania le multinazionali italiane hanno poi minore solidità finanziaria: i tedeschi, per esempio hanno il 38,7% di debiti finanziari, contro lo 0,2% nostrano. La produttività è in generale minore e il fatturato scende dell’1,5% nel 2013 senza Fiat-Chrysler. Stesso film per la redditività: il margine operativo netto della Penisola è del 5,2%, contro il 10% della Francia. La Germania è invece sempre in testa, in Europa, per solidità e produttività. Mentre nell’ultimo decennio, rispetto alle principali concorrenti europee, le multinazionali manifatturiere italiane hanno bruciato ricchezza per almeno venti punti rispetto a francesi e tedeschi, che hanno creato valore per i propri azionisti. Fiat, secondo lo studio, è cresciuta quasi esclusivamente grazie all’acquisizione di Chrysler, ma solo per dimensioni e vendite, mentre è arretrata in termini di redditività operativa. Per quanto riguarda il modello proprietario prevalente, inoltre, secondo il report in Italia il 51,5% delle aziende multinazionali, alle quali cui fa capo il 55% del fatturato, è controllato dallo Stato. La percentuale salirà al 70% se Fiat confermerà lo spostamento della sede in Olanda. L’altro numero rilevante è quello delle multinazionali a conduzione familiare, che in Italia sono il 46,7%, mentre la media europea è del 26,3 per cento. Con l’uscita di Danieli e Riva per l’Ilva commissariata, nel 2012 le multinazionali da 16 diventano 14. Nel 2013 al primo posto c’è Eni con 114,7 miliardi di ricavi, seguita da Exor con 113,7 miliardi, Enel a 77,3 miliardi e a distanza tutte le altre. In Europa, le multinazionali più grandi sono tedesche, con un numero medio di occupati che tocca i 140mila diepndenti. Continua, però, l’avanzata delle multinazionali asiatiche nel mondo, che superano per dimensione media da quest’anno le nordamericane. In generale, le multinazionali dei Paesi emergenti crescono più velocemente: oggi sono grandi circa il doppio rispetto a 9 anni fa e se mantenessero lo stesso ritmo, nel prossimo quinquennio le asiatiche diventerebbero le più grandi del mondo ed entro un ventennio anche le centro-sud americane supererebbero i giganti della triade Nord America-Europa-Giappone.
(Fonte: www.ilfattoquotidiano.it - 16/7/2014)

sabato 26 luglio 2014

Car sharing: a Torino c'è la Fiat 500 elettrica


L’offerta di car sharing nella città di Torino si amplia e si diversifica con novità interessanti come l’utilizzo in esclusiva europea della Fiat 500e, la piccola elettrica venduta fino ad ora negli U.S.A. . I clienti dell’auto condivisa di Car Sharing Torino potranno scegliere fra l’insolita auto a batterie (servizio denominato "Elettrico") e le modalità "Classico" per un percorso di andata e ritorno o "Andata" per un semplice viaggio a destinazione. Il tutto con la possibilità di sfruttare 75 parcheggi nella città di Torino e altri 16 nella prima cintura periferica e soprattutto 126 auto di 11 modelli diversi disponibili 24 ore su 24
19 Euro una tantum di iscrizione - L’iscrizione a Car Sharing Torino costa 19 euro una tantum, cui vanno aggiunti i costi di quota oraria e chilometrica sempre comprensivi di carburante e assicurazione. oltre a questo c’è il libero accesso alla ZTL, la sosta gratuita nelle zone blu e GTT e la possibilità di percorrere corsie e vie riservate. Per chi utilizza il servizio con più frequenza c’è anche l’abbonamento annuo da 59 Euro che garantisce tariffe agevolate di utilizzo, fino al 50%. Anche le aziende possono utilizzare il car sharing del capoluogo piemontese con l’abbonamento annuale impersonale da 100 euro che può essere usato da dipendenti diversi.
"Torino un modello di SMART city a livello Europeo" - La presentazione a Torino di quello che viene definito il car sharing 2.0 è stata accompagnata dalle dichiarazioni dell’Assessore Claudio Lubatti che dice: "Sono innovazioni estremamente importanti che, aumentando l’offerta ai cittadini, amplificano le possibilità di integrazione con il trasporto pubblico in un ottica di mobilità organizzata, sostenibile e che punta a far divenire la città di Torino un modello di SMART city a livello Europeo". All’amministratore torinese fa eco il consigliere delegato di CarCityClub, Marco Cordeddu: "E’ stato un grande sforzo organizzativo ma siamo convinti che grazie a queste innovazioni Car Sharing Torino riuscirà ad essere una vera alternativa di mobilità per la cittadinanza in termini di convenienza economica che di sostenibilità ambientale."
(Fonte: www.omniauto.it - 9/7/2014)

venerdì 25 luglio 2014

Comunicazione: FCA pesca in Tesla e Toyota


Ancora lavori in corso all'ufficio comunicazione di Fiat Chrysler Automobiles, anche se il mosaico della ristrutturazione si può dire quasi ultimato. Per i nuovi capi brand di FCA il coordinatore Claudio D'Amico ha deciso un profilo internazionale. E così a Maria Conti (designata a Fiat), in arrivo dalla bavarese BMW Group Italia dove era responsabile delle P.R. di Mini, si uniscono ora Roberto Toro, dall'americana Tesla, e Simona Magnarelli, con alle spalle una lunga esperienza all'ufficio stampa della giapponese Toyota Motor Italia. Toro si occuperà di Alfa Romeo, Magnarelli di Lancia e Mopar. D'Amico ha invece pescato in casa Lingotto per Jeep (Andrea Pallard) e Fiat Professional (Norman Winkler). Annunciate nelle prossime settimane altre novità.
(Fonte: www.ilgiornale.it  - 15/7/2014)

giovedì 24 luglio 2014

Fiat Freemont e Panda Cross: "effetto SUV"


Secondo il principio che tanti indizi fanno una prova è oramai indiscutibile che tutti i grandi costruttori hanno impostato strategie di prodotto che divagano rispetto alle rispettive tradizioni per indirizzarsi sempre di più verso modelli alternativi, di fatto o anche solo di nome. Spariti dal linguaggio comune termini classici come berlina, coupé o fuoristrada, è tempo di Suv, di crossover e di qualsiasi definizione indichi che la macchina in questione non è la solita. Questa fuga dalla normalità ha motivazioni che vanno oltre l’evoluzione del mercato e dei gusti del pubblico, per diventare «una questione di sopravvivenza in Europa», come sintetizza con una certa brutalità Jim Farley, executive vice president di Ford Motor Company con la responsabilità di vendite e marketing. Il senso di questa affermazione è che un costruttore di volume che nel vecchio continente si accontenti di fare il proprio mestiere di generalista, producendo e vendendo i modelli classici, non riesce più a far quadrare i conti e rischia un bagno di sangue finanziario appena il mercato rallenta. Il punto di vista coincide sostanzialmente con quello espresso da Sergio Marchionne sulla non opportunità di investire sulle solite auto ma di puntare su quelle che hanno qualcosa in più in termini di appeal e che, soprattutto, permettono di spuntare listini più alti sfuggendo alla concorrenza al ribasso. La ricetta Fiat maturata in questi anni ha oramai una direzione precisa, a cui corrisponde un obiettivo diverso dal passato e dalla vocazione storica del marchio, che di fatto ha abbandonato il cuore del mercato per cercare spazi e utili in quei settori dove dove la tirannia dei prezzi è meno vincolante. Quella che appare oggi una vera e propria corsa ai segmenti dei Suv e dei cosiddetti crossover è una risposta coerente con l’attuale situazione in Europa, con una gamma da rinnovare e la consapevolezza di non poter competere a livello globale con gli altri generalisti che vantano posizioni migliori nei grandi mercati emergenti (Cina in particolare) e quindi hanno maggiori possibilità di realizzare economie di scala. L’idea di Torino è invece quella di cercare di inseguire i marchi premium, i quali possono permettersi di spuntare prezzi più alti grazie al prestigio, cosa che non è realizzabile con il brand Fiat ma può riuscire sfruttando l’immagine forte di modelli come Panda e 500. Dato che il mercato chiede Suv e crossover, diventa più che sensato cavalcare la moda partendo da nomi famosi e così la raffica di cross, Panda Cross, 500X e Freemont Cross; con la missione di trovare spazio in un mercato affollato ma meno competitivo rispetto a quello dove agiscono modelli popolari come Punto e Bravo. Le armi scelte da Fiat-Chrysler sono quelle tipiche della creatività italiana, fatte di stile, di personalità e di tutto quello che occorre per distinguersi e il caso della Panda Cross è emblematico: una estremizzazione della più popolare delle Fiat, resa esteticamente spettacolare e con tutti i contenuti per farne una vera e propria citycar-fuoristrada, unica sul mercato. La Pandina assume infatti un look aggressivo e la meccanica di base della versione 4x4 è ulteriormente arricchita con il sistema di controllo della velocità in discesa e un assetto specifico con pneumatici maggiorati e altezza da terra aumentata. Anche le motorizzazioni sono state aggiornate e guadagnano 5 Cv (80 per il diesel Multijet e 90 per il TwinAir Turbo), mentre l’equipaggiamento di serie comprende specifiche finiture interne, sedili speciali, condizionatore e volante in pelle con comandi integrati. Dalla Panda in su il concetto cross appare oramai come una scelta strategica e la prospettiva di vedere in futuro una vera e propria gamma (a cui si andranno ad aggiungere la futura Alfa Suv e la Maserati Levante), che affiancherà quella dei Suv istituzionali con il marchio Jeep, sembra proprio confermarlo. Sulla nuova Panda Cross sono stati potenziati anche i due motori disponibili: il diesel Multijet 1.3 che ora arriva a 80 Cv il Twinair turbo che di cavalli adesso ne ha 90. La Panda Cross, vero e proprio piccolo Suv di casa Fiat, sarà in vendita da settembre con un listino che parte da 19.500 Euro.
(Fonte: www.repubblica.it - 21/7/2014)

mercoledì 23 luglio 2014

Dalla 500X alla Renegade, il futuro è questo


Resistere e provare a contrattaccare. Come? Facendo quello che fanno i concorrenti più attrezzati sul fronte dell’adeguamento dell’offerta a una domanda che tende ad avere un andamento ondivago e per giunta diventa sempre più esigente e sofisticata. Le versioni Cross della Panda e del Freemont stanno in questa strategia che rimane in ogni caso un pezzo del disegno complesso di consolidamento dei risultati acqusiti e di riposizionamento laddove questo deve ancora avvenire da parte di Fiat-Chrysler. Insomma un altro passaggio interlocutorio, questa volta importante, in vista del cambio di marcia previsto col nuovo piano presentato il 5 maggio a Detroit. Si comincerà a settembre e dall’Italia. Un avvio in parte annunciato ma non per questo meno atteso proprio perché è qualcosa che aiuta a prefigurare il futuro del gruppo guidato da Marchionne. Già vista in anteprima a marzo nella vetrina del salone di Ginevra, ai primi di settembre sarà presentata alla stampa internazionale la Jeep Renegade un modello del fortunatissimo marchio che verrà costruito a Melfi per essere venduto nei mercati di tutto il mondo con l’eccezione del Brasile che sarà servito dalla produzione del futuro stabilimento di Pernambuco ma fra due-tre anni. Questa vettura entrerà in produzione e in commercio in autunno e precederà di poco la presentazione annunciata per dicembre della 500X, altro piccolo Suv che uscirà sempre dalla fabbrica di Melfi e che utilizzerà il pianale della Jeep Renegade. Marchionne sa quanto sia importante indovinare la prima mossa e perciò è attento a partire col piede giusto, sfruttando seppure indirettamente, il vantaggio acquisito con l’operazione Maserati. L’idea di produrre modelli globali è stata acquisita come linea guida e il fatto che ciò avvenga in Italia, per la Renegade, così come è avvenuto per la Maserati di Grugliasco, può essere letto come una risposta che l’inizio di un nuovo rapporto tra questo paese e FCA. Dopodiché dall’anno prossimo si vedrà quali saranno gli altri passaggi quando saranno scoperti alcuni pezzi del mosaico che sinora sono stati poco chiari. Intanto sarà interessante sapere dove e a partire da quando saranno realizzati gli otto nuovi modelli che dovranno consentire all’Alfa Romeo di passare dall’attuale produzione annua di 75 mila a 400 mila vetture nel 2018. E qui torna in gioco l’Italia nel senso che se è vero che, ancora tre mesi dopo la presentazione del piano, a restare senza una missione definita sono in questo paese gli stabilimenti di Cassino e Mirafiori, è molto probabile che il primo dei due sarà destinato alla produzione delle nuove Alfa. E anche in tal caso si deve presumere che i modelli che usciranno da questa fabbrica saranno in larga parte destinati a un mercato globale. Quanto a Mirafiori, dove ancora si produce l’Alfa Mito destinata a uscire di scena, l’unica cosa certa è che verrà in parte utilizzata per la produzione del Suv Maserati Levante il cui esordio è stato fatto slittare al 2015. Forse quando ciò accadrà sarà possibile conoscere anche la missione più dettagliata di Mirafiori. Sinora si è parlato vagamente di modelli Suv dell’Alfa, ma da Torino e da Detroit non sono venute conferme. Perciò, meglio limitarsi alle certezze e queste per il momento si chiamano Jeep Renegade e 500X. La Jeep Renegade, il primo modello del marchio U.S.A. di proprietà Fiat che verrà prodotto in Italia a Melfi da dove uscirà anche la Fiat 500X.
(Fonte: www.repubblica.it - 21/7/2014)