sabato 8 marzo 2014

Fiat 500 e Sorrentino, una coppia da Oscar


"Vi siete mai chiesti quale sia il bello dell'Italia?". E' questa la domanda alla quale Fiat ha cercato di dare risposta attraverso un progetto di comunicazione che vede protagonista il regista Paolo Sorrentino, fresco di Oscar, e l'iconica Fiat 500. E la risposta è sicuramente "la creatività". Così, poche ore prima della consegna delle statuette, sulla Hollywood Boulevard di Los Angeles, Paolo Sorrentino alla guida di una 500 è stato protagonista di un suggestivo video che rappresenta tanto un tributo all'Italia e all'italianità quanto un sincero ringraziamento di Fiat al maestro che ha letteralmente trionfato nella notte degli Oscar. "Roma si offre indifferente e seducente agli occhi meravigliati dei turisti, è estate e la città splende di una bellezza inafferrabile e definitiva". Questo lo scenario della pellicola decretata la migliore dalla giuria hollywoodiana.
(Fonte: www.repubblica.it - 4/3/2014)

venerdì 7 marzo 2014

Alfa Romeo 4C: a giugno esordio negli U.S.A.


L’amministratore delegato del gruppo Fiat Chrysler, Sergio Marchionne, ha annunciato che l'Alfa Romeo 4C sarà disponibile presso le concessionarie degli Stati Uniti a partire dalla fine del mese di giugno. Notizia difficile da credere per gli appassionati Alfa Romeo in America, eppure veritiera. Marchionne ha dichiarato che il tanto atteso ritorno negli Stati Uniti sarà definitivamente effettivo per l’inizio d’estate 2014 con l’introduzione sul mercato yankee della sportivetta italiana, simbolo di rinascita del marchio con il Biscione. Tuttavia il coupé quattro cilindri non verrà venduto in via diretta da Alfa Romeo: la 4C sarà disponibile solo ed esclusivamente in showroom Maserati dedicati così come “nelle concessionarie Fiat che fruttano di più” in America. Per il momento la 4C sarà la sola ed unica Alfa Romeo ad essere venduta sul suolo americano e i dirigenti del marchio italiano prevedono di vendere poco meno di 500 unità per quest anno. Si spera che la cifra cresca fino a raggiungere le 8.400 unità nel 2015 quando il modello verrà reso disponibile in altre concessionarie Fiat del paese dello Zio Sam. A questa gamma, che conta per il momento solo la 4C, verranno aggiunti altri modelli e i piani di Alfa Romeo sono quelli di vendere approssimativamente 28.000 veicoli per il 2016. Ricordiamo che la nuova Alfa Romeo 4C è mossa da un quattro cilindri 1.750cc turbo in grado di erogare 240 cv e 350 Nm di coppia massima. Con la trasmissione doppia frizione, l’italiana da 895 kg riesce ad accelerare da 0 a 100 km/h in 4.5 secondi con una top speed di 260 km/h.
(Fonte: www.motorionline.com - 25/2/2014)

giovedì 6 marzo 2014

Jeep Renegade: le caratteristiche ufficiali


Si chiama Renegade il nuovo modello che la Jeep presenta al Salone di Ginevra 2014, portando con se una ventata di novità per il marchio del Gruppo FCA. È la prima small Suv di segmento B del marchio, ma è anche la prima Jeep costruita in Italia, a Melfi, da dove prenderà il via l'assalto a oltre 100 mercati globali, con una gamma basata su 16 combinazioni tra propulsori e trasmissioni, con la disponibilità di motori Multijet II e Multiair, sia con cambio manuale sia con l'inedito automatico nove marce. La scelta stessa del suo nome affonda le sue radici nella tradizione Jeep, visto che con la sigla Renegade sono state denominate molte versioni ormai classiche della Jeep CJ e persino una Concept car presentata nel 2008 a Detroit.
Design - Nel progettare la Renegade, tutto è stato pensato per offrire gli imprescindibili contenuti Jeep in una formula nuova e attuale, che fa delle dimensioni compatte e delle soluzioni tecniche e tecnologiche la sua arma migliore per sfidare la concorrenza. La nuova Jeep, che sfrutta la stessa piattaforma Small Wide 4x4 della futura Fiat 500X, propone un design profondamente radicato nella tradizione del marchio, con la classica mascherina frontale con elementi verticali, fari circolari e parafanghi larghi e squadrati, senza dimenticare la possibilità opzionale della guida a cielo aperto grazie al tetto My Sky con pannelli in poliuretano e fibra di vetro regolabili elettricamente e smontabili.
Trazione integrale e ridotte - Per poter offrire a tutti i clienti la migliore soluzione per le loro esigenze, saranno proposte diverse combinazioni tra propulsori e sistemi di trazione integrale, tutti in grado di trasferire fino al 100% della coppia su una singola ruota e di scollegare l'asse posteriore per ridurre i consumi. Il sistema base è denominato Jeep Active Drive, mentre il più avanzato, il Jeep Active Drive Low, adotta anche le ridotte con rapporto 20:1. In abitacolo il sistema Selec-Terrain permetterà di scegliere tra le modalità Auto, Snow, Sand e Mud per impostare nel miglior modo possibile i vari sistemi elettronici di bordo.
Vera fuoristrada - Ai clienti più esigenti sarà riservata la versione Trailhawk 4x4, che oltre al settaggio aggiuntivo Rock del Selec-Terrain è caratterizzata da speciali dotazioni che le valgono la classificazione "Trail rated", come l'assetto rialzato di 20 mm, i ganci traino di colore rosso, le piastre di protezione e i paraurti modificati per portare l'angolo d'attacco a quota 30,5 gradi, quello di dosso a 25,7 gradi e quello d'uscita a 34,3 gradi. La Trailhawk 4x4 è capace di 205 mm di articolazione delle ruote e può superare un guado profondo 480 mm, inoltre è dotata di Hill-descent Control. Per la prima volta in casa Jeep, è stato scelto per il reparto sospensioni il sistema FSD della Koni, che integrano una valvola per migliorare la reattività del sistema in base al percorso.
Abitacolo - Nell'impostazione degli interni, i designer hanno seguito il nuovo linguaggio Tek-Tonic immaginando linee fluide e materiali di qualità, ma introducendo anche elementi più squisitamente pratici, come la maniglia del passeggero, ripresa dalla Wrangler. Colori e finiture anodizzate si ispirano invece al mondo degli sport estremi, mentre il piano di carico rimovibile, regolabile in altezza e reversibile offre la massima praticità. In base alle versioni saranno disponibili anche i sistemi Uconnect Access e Uconnect Radio. Il primo consentirà di usufruire della chiamata di soccorso e di servizi di assistenza, oltre a gestire via Bluetooth la lettura dei messaggi SMS, mentre il secondo integra i comandi vivavoce, la navigazione e l'enterteinment. In base ai modelli il display ha dimensioni di 5 o 6,5 pollici, mentre il display della strumentazione misura 7 pollici ed è personalizzabile dall'utente.
Motori - La gamma dei propulsori sarà articolata su quattro motori Multiair a benzina e due diesel Multijet II, oltre all'E.torQ sviluppato per l'alimentazione Flex-fuel richiesta su alcuni mercati. In base alle versioni e ai mercati saranno disponibili cambi manuali, doppia frizione DDCT con frizione a secco e il nuovo automatico nove marce, che sarà abbinato al 2.0 Multijet II e al 2.4 Multiair2. Le specifiche dei propulsori, così come prestazioni e consumi non sono state ancora diffuse, mentre sono già noti i dati di traino per l'utilizzo della vettura nel tempo libero: le varianti diesel Multijet II potranno trainare fino a 1.500 kg, mentre la 2.4 benzina si fermerà a 907 kg. La nuova Jeep Renegade può contare anche su oltre 70 sistemi di sicurezza a richiesta, come il Forward Collision Warning-Plus, il LaneSense Departure Warning-Plus, il Blind-Spot Monitoring, il Rear Cross Path detection e la retrocamera per il parcheggio.
(Fonte: www.quattroruote.it - 4/3/2014)

mercoledì 5 marzo 2014

Salone di Ginevra 2014: intervista a Sergio Marchionne


Il Salone di Ginevra ha nuovamente ospitato il tradizionale incontro tra Sergio Marchionne, numero uno del Gruppo FCA, e i giornalisti. Ecco cos'ha risposto il manager italo-canadese alle domande dei cronisti.
Avete presentato la Jeep Renegade a Melfi, previsioni produttive? Saturerà la fabbrica con la 500X?
I due modelli riempiranno lo stabilimento, sono modelli complessi rispetto alla Punto, quindi richiedono un impegno molto più ampio e stiamo già producendo da mesi. L'inizio ufficiale è per il 14 luglio.
Sono uscite indiscrezioni sull'accordo con la Mazda: non farete più l'Alfa Spider?
L'accordo con Mazda è per produrre un veicolo simile al loro, ma il brand sarà deciso a suo tempo, quindi nessuno ha detto che era per forza Alfa Romeo: può darsi di si o di no, lo diremo quando siamo pronti. Il progetto va avanti a livello industriale. Il lancio previsto per fine 2015.
Cosa sarà del debito Chrysler nel 2015?
Abbiamo la possibilità di distribuire fino al 50% di utile netto, grazie a questo abbiamo chiuso anche l'acquisto della quota Veba, quindi la capacità di distribuire dividendi da Chrysler a Fiat c'è. La cosa più importante è che si possono sfruttare le risorse del Gruppo: la Jeep viene prodotta in una fabbrica Fiat, per esempio, ma lo sviluppo sarà pagato da Chrysler e non da Fiat. Queste relazioni di co-sviluppo sono essenziali per la crescita del gruppo; la cassa della Chrysler è solo un asset, ci sono anche le risorse di Fiat da utilizzare. Jeep potrà costruire nella fabbrica Fiat in Brasile e in Cina, tutte cose che pagherà Chrysler ed è tutto normale all'interno degli accordi con chi ha finanziato gli americani. Non c'è urgenza di chiamare il debito, lo faremo in base alle condizioni di mercato.
Il mercato europeo, la guerra dei prezzi, la leggera ripresa: pareri?
C'è un leggero miglioramento e si è stabilizzato ma non è cambiato niente di fondamentale, sono aumentati i volumi nei primi due mesi, ma sappiamo che non è una crescita organica su tutti i mercati nazionali e non riguarda in massima parte i privati. Per questo la crisi c'è ancora, ma almeno non sta peggiorando.
Il Centro Ricerche Fiat lavora sull'elettrico?
Non ne voglio parlare, disastro finanziario e basta, proseguiremo con i motori tradizionali, è solo una roba d'immagine per ora.
Qualche anno fa lei aveva detto che la ripresa del mercato italiano sarebbe partita nel 2016. Gli scenari sono migliorati per voi, la previsione è ancora valida?
Il problema in Italia è la mancanza di capacità di consumare del cliente privato. Gli italiani non hanno benessere finanziario, noi possiamo contribuire facendo ripartire la macchina industriale ma producendo modelli destinati al mondo, non solo nel nostro mercato. Se non ragioniamo così noi non potremmo mai contribuire alla ripresa del Paese, la cosa importante è tenere la testa bassa e andare avanti, senza pensare al 2015 o al 2016. Di sicuro non quest'anno.
In che modo la crisi in Crimea potrebbe incidere sui piani in Russia?
Potrebbe impattare nel senso che se persiste potremmo non fare qualcosa di importante in Russia nei prossimi 12 mesi. Non ho risposte né un progetto pronto oggi, abbiamo ancora alternative da valutare.
I concorrenti parlano del plug-in, cosa ne pensa?
Metà del 2016 ce l'avremo negli Stati Uniti.
Con le nuove piattaforme condivise si faranno modelli di nicchia che fanno guadagnare, lei è d'accordo?
Sarebbe una idea brillante se uno riuscisse a contenere i costi di sviluppo, ma per noi è un costo enorme. Il mass-market è ancora basato su volumi, non sono convinto che quell'approccio sia vincente. Magari tra 10 anni, ma per ora non ci conterei molto, se non in ambito Premium.
Quando inizierete a guadagnare con Renegade e 500X?
Dal primo giorno! Dal 14 luglio, alla consegna del primo esemplare. L'affare è immediato, sono modelli importantissimi per tutto il mondo. La 500X andrà anche in U.S.A. insieme alla Renegade, ci aspettiamo molto da questi modelli anche come guadagno.
Problemi in Sud America, i target sono raggiungibili?
Ci aspettiamo che il Brasile mantenga almeno il livello di redditività nel 2013, il mercato non è in perfette condizioni anche a causa del cambio della valuta. La strategia del nuovo stabilimento è stata pensata bene nel 2009 e sarà essenziale quando partirà la produzione a inizio 2015 con la Jeep Renegade. E' impossibile importare in Europa causa dogane, dobbiamo utilizzare tutte le fabbriche del gruppo per ottenere i migliori risultati. Nel 2016 produrremo anche in Cina allo stesso modo la Jeep. In Brasile abbiamo il più grande stabilimento di auto del mondo (Betim), la differenza di redditività è tale che anche se l'anno cala ci va sempre meglio rispetto alla concorrenza, è una sicurezza che ci garantisce. Lo sviluppo della fascia alta del mercato è iniziato anni fa e ora il mercato ci dà ragione. Nel 2017, primo anno di piena produzione di Pernabuco, torneremo a profitti in doppia cifra.
Fiat è generalista, modelli freschi Panda e 500, estenderete la gamma?
Ne riparleremo a maggio a Detroit con il piano industriale Fiat, Olivier per ora non può parlare.
Belle Suv, belle crossover, è una moda che proseguirà?
Con i marchi giusti sì. La complessità di gestione dei nostri marchi sarà spiegata a maggio, dobbiamo essere bravi a non confondere i marchi rispetto ai mercati. Il lavoro fatto su Maserati, la nuova strategia dell'Alfa, sono cose che non dipendono dal mercato di massa. 500X e Jeep Renegade condividono l'architettura, ma hanno capacità molto diverse per scelte tecniche precise e per mantenere disciplina e identità, è essenziale conservare queste cose per non inquinare il Dna dei brand. Jeep è l'esempio lampante.
Come giudicate il cambio di governo, quali benefici per FCA?
Non voglio parlare della opportunità del cambio, siamo filo-governativi in maniera assoluta. Se possiamo appoggiamo chiunque sia al governo, il Paese deve riacquisire credibilità internazionale e stabilità.
FCA debutta a Ginevra, è soddisfatto?
Sono molto più che soddisfatto, quello che ha visto sugli stand, considerando quando sono arrivato nel 2004, è impressionante. Oggi ci rendiamo conto che FCA riesce a occupare tutti gli spazi per essere rispettato a livello globale. Ne è esempio il successo mondiale di Maserati, sono segnali fondamentali. È rimasto il tassello di presentare di nuovo un'Alfa Romeo degna della sua storia, stiamo lavorando silenziosamente e ne parleremo in una maniera visibile nel 2015. Elkann: sono orgoglioso di vedere FCA per la prima volta a un Salone, poter appartenere al Gruppo mi rende fiero, abbiamo un enorme potenziale.
Tre anni fa si parlava di integrare Chrysler e Lancia. Ci saranno modelli Chrysler in Europa?
La risposta è si, ma ne parleremo a maggio. Per ora non posso dirle altro.
Che cosa ne pensa dell'accordo PSA-Dongfeng in relazione all'Europa?
Nel breve termine non cambierà nulla in Europa, l'accordo serve a dare stabilità finanziaria a PSA, gli auguro tutto il bene possibile. C'è una sovracapacità produttiva in Europa, il problema resta.
(Fonte: www.quattroruote.it - 4/3/2014)

martedì 4 marzo 2014

Accordo Ferrari-Apple per l'auto del futuro


Al via la collaborazione tra Apple e Ferrari, sul mercato del futuro, quello delle smart car. Lo rende noto il Financial Times, secondo cui la casa di Cupertino lancerà il primo sistema operativo per le macchine in modo di dominare in futuro il fiorente settore delle "auto intelligenti". L'intesa riguarda anche Mercedes e Volvo. Secondo il giornale della city, l'azienda di Cupertino, "dopo aver cambiato il modo in cui comunichiamo, punta a cambiare anche il modo in cui guideremo". Le macchine con tecnologia Apple avranno a bordo personal computer in grado di comunicare e offrire "soluzioni alla mobilita'" nel traffico delle città che in un futuro potrebbe essere monitorato da un database centrale. L'annuncio ufficiale, rivela FT, sarà fatto in occasione del Salone di Ginevra. La collaborazione tra Apple e la casa di Maranello assume un valore particolare, se si pensa che è una sorta di matrimonio tra due "prime donne" del marchio mondiale: appena qualche giorno fa Brand Finance, analizzando i logo delle aziende più importanti al mondo, ha stabilito che il Cavallino Rampante è il brand più forte del mondo. In particolare, è il marchio primo nella classifica del BSI, Brand Strenght Index, cioè l'indice correlato al brand senza riferimento ai dati del fatturato. Di contro, a guidare la classifica generale, quella che tiene conto anche dei ricavi economici, è appunto la Apple. Il marchio Ferrari, ha sottolineato Brand Finance, "è riconoscibile in tutto il mondo, anche dove non ci sono le strade" e batte colossi come Coca-Cola, seconda, PriceWaterhouse Coopers, terza, Google, quinta, e Disney, decima.
(Fonte: http://gazzettadimodena.gelocal.it - 1/3/2014)

lunedì 3 marzo 2014

Jeep Renegade: ecco la prima immagine!


Ancora una volta, arriva da un sito americano - Jalopnik.com - la prima immagine della nuova Jeep Renegade, la SUV compatta prodotta in Italia attesa all'apertura del Salone di Ginevra, martedì prossimo.
Nome storico - Venerdì scorso il nome era trapelato sulla stampa nostrana. La scelta "conservatrice" non stupisce, considerando l'importanza che la tradizione e l'heritage storico ricoprono in casa Jeep, marchio premium del Gruppo FCA. La nuova piccola, che sarà costruita a Melfi, eredita così una denominazione che in passato è stata usata indistintamente per modelli, allestimenti e persino concept car.
Le altre Renegade - Con il termine Renegade erano state identificate alcune versioni speciali della classica Jeep CJ, la vera erede della Willys. Il primo modello a fregiarsi di questo nome fu la CJ5 del 1970, mentre tra il 1972 e il 1983 fu utilizzato per i modelli con motori V8 5.0 litri. Fino al 1986 indicò anche un allestimento della CJ7 con varie motorizzazioni. Nel corso degli anni e in base ai mercati, il nome Renegade fu utilizzato anche per serie speciali dei modelli Wrangler, Cherokee e Liberty, mentre nel 2008 fu presentata al Salone di Detroit la Renegade Concept, un prototipo di crossover due posti minimalista privo di tetto e dotato di un inedito sistema ibrido composto da un propulsore Bluetec di origine Daimler 3 cilindri 1,5 litri, due motori elettrici e una batterie agli ioni di litio. A fronte di 268 CV totali, il sistema prometteva una autonomia di 650 km totali, di cui circa 60 km ad emissioni zero.
(Fonte: www.quattroruote.it - 2/3/2014)

domenica 2 marzo 2014

Pagare l’uso e non il possesso: il fenomeno "car sharing"


I cambiamenti nel mondo dell’auto, da sempre, sono lenti. Cambiare è pieno di rischi e quasi sempre è meglio tenersi quello che c’è. La crisi delle vendite e il progressivo allontanamento dei giovani dalle auto sta cominciando a ribaltare qualche meccanismo legato alla conservazione dello status quo. Per esempio il ribaltamento del concetto di proprietà. Non è detto che un’automobile si debba per forza possederla per andarci in giro. In altre parole, non è affatto necessario comprarla per tenerla ferma la maggior tempo davanti all’ufficio o a casa. Sarebbe meglio pagarne l’uso e niente più. Insomma, diventare i “proprietari” della vettura solo quando si è alla guida. Idea semplice e geniale che presuppone strutture agili e diverse per la gestione ma anche un salto culturale da parte di chi guida. Ora, finalmente, sembra che tutto questo si stia avverando. E quello che era un fenomeno di nicchia, il car sharing, ovvero l’auto condivisa, stia diventando una scelta sempre più diffusa. Complice la crisi, la diffusione della sosta regolamentata anche nelle prime periferie, l’aumento delle zone a traffico limitato (l’Italia con le sue 103 Ztl vanta il primato europeo), il car sharing sta infatti vivendo nel nostro Paese un vero e proprio boom diventando la chiave che riapre le città all’auto. E soprattutto a un suo uso intelligente ed ecologicamente corretto. Dai 17.900 utenti del 2009 si è infatti passati ai circa 90.000 del 2013, sostanzialmente grazie all’ingresso nel settore dei servizi Car2Go (50 mila clienti) e Enjoy (26 mila). E la vera novità del nuovo car sharing, la sua forza più grande è che oggi sta attaccando anche il mondo delle prime auto, eliminando il possesso del veicolo, spostando la spesa al suo uso effettivo. Così le formule che stanno ottenendo il maggiore successo in Italia - quella di Mercedes con le Smart di Car2Go e quella di Eni con le Fiat 500 di Enjoy - sono svincolate dal ritiro e dalla riconsegna delle auto in apposite piazzole, ma consentono la totale libertà sia nell’inizio del noleggio (l’auto libera più vicina si reperisce con un’applicazione per smartphone), sia nella sua chiusura che avviene per via telematica e prevede il rilascio dell’auto in una qualsiasi area di sosta regolamentata, all’interno dell’area concordata da gestore e amministrazione comunale. Milano sta facendo da apripista ma ora anche Roma si sta svegliando. Ci vogliono permessi, autorizzazioni comunali, gare d’appalto. Il solito percorso a ostacoli tipicamente italiano. Perché niente è facile. Soprattutto cambiare in meglio.
(Fonte: www.repubblica.it - 7/2/2014)

sabato 1 marzo 2014

FCA: buone notizie per le flotte


Sede legale in Olanda, sede fiscale a Londra, mercato azionario di riferimento New York. Questa, in estremissima sintesi, la situazione che si prefigura per la nuova Casa automobilistica FCA (Fiat Chrysler Automobiles), nata dalla fusione di Fiat Group Automobiles e Chrysler Group. Il che non significa affatto l’abbandono dell’Italia da parte del colosso torinese (lo stesso John Elkann, il Presidente, ha ribadito più volte che il suo ufficio non traslocherà mai dalla città sabauda), anzi: sarà una formidabile opportunità di rilancio per la più grande industria del nostro Paese. Con conseguenti ricadute positive sul comparto di nostro interesse, le flotte aziendali. Vediamo il perché. Fiat-Chrysler significa un’azienda da 158 stabilimenti  (44 in Italia, 33 in Europa, 48 in Nord America, 19 in Sud America e 14 in Asia-Oceania), 77 centri di ricerca e 215.000 dipendenti nel mondo. Insomma: un’azienda globale. Il settimo gruppo industriale automobilistico nel mondo in termini di volumi di vendita. Con le spalle così possenti da affrontare al meglio sia la crisi del mercato dell’auto (che al momento è soltanto europea) sia le grandi sfide tecnologiche del prossimo futuro. E, di conseguenza, con prospettive di sviluppo (e di rilancio) in grado di farla competere in modo più efficace sullo scacchiere internazionale. Un’azienda globale, come dimostrano il successo worldwide dei brand premium e dei “generalisti” Volkswagen, Toyota e Hyundai, si riflette positivamente in termini di appetibilità anche nel mercato delle flotte aziendali, un comparto che a livello mondiale significa quasi il 40% delle immatricolazioni. Perché la capacità di attirare i clienti con prodotti specifici sui singoli mercati è la chiave di volta per acquisire una posizione di rilievo assoluto tra i clienti più difficili: quelli che utilizzano l’auto per lavoro, che necessitano di un post-vendita dedicato, di un’affidabilità comprovata, e di sistemi finanziari commisurati alle necessità d’impresa. E, non ultimo, necessitano anche di un parco auto che dia un immagine riflessa positiva all’azienda che rappresentano. Un parco auto, insomma, le cui caratteristiche si riassumono in questi termini inglesi: trend, cool, economy, safe and green. Sergio Marchionne ha annunciato il nuovo piano industriale di Fiat Chrysler Automobiles per il prossimo 2 maggio, ma molte delle novità che verranno annunciate sono ormai già più che semplici indiscrezioni. E, guarda caso, molte di esse sembrano concepite su misura per l’utilizzo aziendale. Ecco quelle più interessanti, in attesa di conferme ufficiali da parte del “boss dei due mondi”. Cominciamo con Alfa Romeo, il brand da sempre considerato “semi-premium” nelle flotte e che più ha sofferto nei volumi negli ultimi anni, per mancanza di una gamma articolata (da decenni è ormai in pratica “monoprodotto” nelle flotte: prima con la 156, poi con la Giulietta): arriveranno un suv di categoria “media” (competitor di Audi Q5, per intenderci), con una meccanica e una dotazione tecnologica di trasmissione integrale piuttosto sofisticata, perché derivata da quella della Jeep Cherokee in fase di lancio a breve. Seguirà (alla fine del prossimo anno), la tanto attesa Giulia, berlina e Sportwagon, con la trazione posteriore (finalmente!) oppure integrale. Un attacco diretto alle BMW Serie 3, insomma. Per Lancia, invece, il destino non sarà a tinte fosche come molti avevano pronosticato. Certo, questo è un brand di caratura soprattutto nazionale. Ma attraverso le sinergie con Chrysler (già applicate per Thema e Voyager), ci sarà uno sviluppo della gamma. La 200C di Chrysler, per esempio, permetterà di derivare una berlina chic di classe media, per affrontare adeguatamente se non la Mercedes Classe C, almeno la Volkswagen Passat, la nuova Ford Mondeo e le francesi Citroen C5 e Peugeot 508. Modelli che nelle flotte italiane hanno una propria quota più che dignitosa. Un mercato che, se torniamo indietro di pochi anni, era appannaggio proprio della Lancia Lybra e, prima ancora, della Dedra e, in parte, della Thema di prima generazione. La Delta dovrebbe rimanere in listino almeno per 2-3 anni, mentre la Ypsilon, unica Lancia veramente Lancia, avrà un’evoluzione in chiave sportiva (forse verrà rispolverato il glorioso marchio HF). Per Fiat il progetto di sviluppo è ancora più articolato: si baserà soprattutto sui segmenti bassi, vera forza del brand, con l’enfatizzazione di due “brand nel brand”: 500 e Panda. Della prima abbiamo già visto alcune derivazioni: la 500L, la 500L Living e la 500L Trekking. Arriveranno anche la 500X, cioè un “suvvino”: sarà prodotta in Italia a Melfi, assieme a una piccola Jeep. Ma anche la tradizionale 500 è destinata a subire modifiche, partendo dalla versione prodotta in Messico per il mercato nordamericano (che sembra quasi identica alla “nostra”, ma sotto pelle ha parecchie differenze): ci sarà (ed è la vera novità) anche in versione a 5 porte. La famiglia delle Panda crescerà fino a fagocitare la Bravo: l’erede della “compatta” Fiat (ben conosciuta e apprezzata dalle flotte), si chiamerà Panda XL. Arriverà nella seconda metà del 2015 e sarà una vera crossover. Anche se la Bravo non lascerà subito i listini, per accontentare le esigenze di chi in flotta vuole una normale berlina a due volumi.
(Fonte: www.fleetblog.it - 5/2/2014)

venerdì 28 febbraio 2014

Fiat: in visita i vincitori di "Design, Future, Accessibility"


I vincitori del concorso “Design, Future, Accessibility” in visita da Fiat. E’ stato Roberto Giolito, vice president design Fiat Chrysler Emea ad accogliere il greco Thanos Pappas, il tedesco Sebastian Grenzhäuser e l’italiano Antonio Paglia, presso la sede del Centro Stile Fiat di Torino. I tre giovani sono risultati vincitori del concorso lanciato lo scorso novembre dall’ACEA (Associazione dei Costruttori Europei di Automobili) in collaborazione con il Gruppo torinese. Questa visita per il terzetto è stata un’esperienza unica in una delle capitali mondiali del design automotive che ha consentito loro di confrontarsi con il team del Centro Stile Fiat che ha giudicato i loro lavori come i più stimolanti e completi tra tutti quelli partecipanti al concorso. Sebastian, Athanasios e Antonio, come pure gli altri giovani partecipanti all’iniziativa, hanno inviato le loro idee alla pagina Facebook di “Our Future Mobility Now”,  il  progetto creato dall’ACEA che  punta ad approfondire le tematiche legate alla mobilità del futuro e alla sua sostenibilità, con l’obiettivo di coinvolgere i giovani di tutta Europa. E proprio nell’ambito del progetto OFMN è nato il concorso promosso da ACEA e Fiat per sensibilizzare le nuove generazioni su uno degli aspetti nodali della mobilità del futuro, ovvero l’accessibilità, in tutte le sue accezioni, finalizzandola alla valorizzazione dei talenti dei tanti giovani appassionati di mobilità. “L’iniziativa – spiegano in Fiat – è partita in “diretta web” dal canale Google Plus e YouTube di Fiat, con Roberto Giolito e i designer del Centro Stile Fiat che hanno fornito spunti, riflessioni e la loro idea di ‘Design, Future, Accessibility’. A partecipare con entusiasmo soprattutto giovani tra i 18 e i 34 anni, provenienti da tutti i Paesi europei, principalmente di sesso maschile ma con una rilevante presenza femminile sempre nella fascia under 34. E’ stata un’altra importante iniziativa che ha visto protagonista la community web di ACEA e Fiat, realtà globali unite sia nello sforzo di pensare alla mobilità e alla sostenibilità del futuro, sia nella volontà di valorizzare i talenti, soprattutto dei più giovani, fondamento del domani”. Il team dei designer Fiat ha poi valutato tutti i lavori pervenuti secondo i canoni di originalità, intuizione e capacità di prevedere gli scenari futuri e sono risultati così vincitori Sebastian, creativo di Amburgo, Thanos, giovane ‘graphic designer’ e Antonio, architetto e designer milanese che hanno avuto l’opportunità di vivere una vera e propria full immersion formativa nel Centro Stile Fiat. Il tour dei tre giovani si è poi concluso con una visita, molto apprezzata, nel suggestivo e rinnovato Museo dell’Auto di Torino.
(Fonte: www.repubblica.it - 21/2/2014)

giovedì 27 febbraio 2014

VM Motori: produzione a pieno regime


Nell’universo FCA c’è una grande fabbrica (oltre 1.200 dipendenti) che lavora anche la domenica. E persino il giorno del santo patrono. Accade a Cento, in provincia di Ferrara, dove i repartidello stabilimento VM Motori – la terza fabbrica italiana di motori dopo Termoli e Pratola Serra – hanno marciato a pieno vapore anche il 3 febbraio, giorno dedicato a San Biagio, protettore della cittadina ferrarese. La spiegazione di quello che di fronte alla crisi generale ha tutte le apparenze di un miracolo è arrivata oggi addirittura dagli Stati Uniti. In mattinata un informatissimo articolo apparso su Autonews riportava questo titolo: “Chrysler, in appena tre giorni, ha ricevuto 8.000 ordini del nuovo pick-up Ram 1.500 appena messo in vendita con il motore eco-diesel dell’italiana VM”. Non si trattava di una indiscrezione. L’articolo riportava le parole ufficialissime del responsabile del brand Ram, Bob Hegbloom: «Sapevamo di aver visto lungo lanciando sul mercato americano questo motore – spiegava Hegbloom – E questa è solo la prima conferma della nostra intuizione». Secondo il dirigente di Ram la pioggia di ordini in così poco tempo è un evento eccezionale: pari a cinque volte i numeri che si verificano normalmente quando si lancia un modello nuovo. Il Ram 1500 Ecodiesel 3.0 a sei cilindri è del resto un modello atteso dagli americani da più di un anno. L’amministratore delegato di Fiat Chrysler, Sergio Marchionne, fautore del diesel fin dall’inizio della sbarco del Lingotto in America, ne ha parlato più volte nei vari saloni dell’auto. E nonostante i ritardi nella messa a punto del lanco del prodotto, il pick-up diesel è stato molto apprezzato dalla critica nelle scorse settimane tanto che la versione Ecodiesel ha portato alla premiazione per il secondo anno consecutivo del Ram 1500 come miglior pick-up americano. Il bello è che nel carniere VM non c’è solo il Ram. La fabbrica ferrarese sforna varie versioni dello stesso motore a 6 cilindri per la Jeep Grand Cherokee che dall’anno scorso viene venduta con il diesel anche in America e anche per le sportivissime Maserati Quattroporte e Ghibli fabbricate in Italia, in quel di Grugliasco, per i mercati europei. Il paradosso vuole, adottando tutti gli scongiuri del caso, che VM lavori per modelli di grande successo. E così, per quel che si capisce, la bella fabbrica emiliana sta vivendo una specie di fase magica: non riesce a star dietro agli ordini e, nonostante investimenti consistenti in nuovi macchinari, l’innesto di ingegneri e personale proveniente da altre fabbriche Fiat e oltre 100 assunzioni (e altre in arrivo) deve fare un notevole ricorso agli straordinari per la gioia dei dipendenti che percepiscono buste paga meno anemiche del solito. Per ora VM ha confermato ai sindacati l’obiettivo di far crescere la produzione dai 90 mila motori costruiti nel 2012 ai 110 mila di quest’anno. La crescita prevista sarebbe del 22% ma siamo solo a metà febbraio.
(Fonte: http://motori.ilmessaggero.it - 23/2/2014)

mercoledì 26 febbraio 2014

Jeep B-SUV: si chiamerà Renegade?


Al Salone di Ginevra, il 4 marzo, si vedrà il primo «Small SUV» di Jeep, la più piccola e compatta della serie. E sarà la prima Jeep progettata negli Stati Uniti ma prodotta fuori dal continente americano: sarà costruita in Italia, nello stabilimento di Melfi, e distribuita in più di 100 nazioni nel mondo dal gruppo guidato da Sergio Marchionne. La nuova vettura amplia la gamma del marchio statunitense e porta, per la prima volta, il brand nel crescente segmento B dei SUV. Una fascia di mercato sempre più eterogenea, che si posiziona al terzo posto dopo le citycar e le utilitarie, superando le berline compatte. Nel 2013 il suo mercato è aumentato, in Europa, di circa l’85% rispetto al 2012, raggiungendo le 519.000 unità immatricolate. E si prevede che la crescita continuerà nei prossimi anni, superando nel 2014 la quota di 600.000 vendite, fino a raggiungere le 800.000 unità nel 2017. Anche in Italia, nonostante la difficile situazione economica, nel 2013 il segmento «I0» (così è chiamato nel mondo) ha registrato una crescita del 72% rispetto al 2012, assestandosi a 63.000 nuove consegne. Per il futuro dovrebbe seguire un’evoluzione simile a quella del resto d’Europa, con importanti sviluppi, anno su anno, fino al 2017. Tutti i costruttori stanno cercando di inserirsi in questa categoria. Anche i coreani di Hyundai potrebbero lanciare una nuova serie di SUV compatti, uno dei quali pensato per l’Europa. Allan Rushforth, il capo di Hyundai Europa, ha confermato che il gruppo sta valutando un progetto di SUV ultracompatto, costruito in Brasile su un nuovo pianale, che potrebbe diversificarsi molto rispetto all’attuale concetto di prodotto. Chi ha dato il via a questa tendenza è stata Fiat che nel 2009 aveva lanciato la Sedici, elaborata in collaborazione con Suzuki che aveva presentato, a sua volta , la SX4. Un filone consolidato dalla Nissan Juke e dalla Mini Countryman, a cui sono subentrate la Renault Captur, la Peugeot 2008, la Chevrolet Trax, sorella della Opel Mokka. Si tratta di piccole auto derivate da utilitarie. Oggi sul mercato si inseriscono anche le «world car» come la Ford EcoSport prodotta in Cina, in Brasile, in Thailandia e in India: un panorama affollato anche dalla Mitsubishi ASX, dalla Mazda CX-5, dalla Citroen C4 Aircross , dalla Suzuki S-Cross, per arrivare alla Mercedes GLA, versione SUV della Classe A. Questo è il campo di battaglia che affronta la Small SUV Jeep. Tra le sue caratteristiche ci sono un dispositivo che disconnette la trazione posteriore e il cambio automatico a nove rapporti. I motori saranno italiani, i diesel MultiJet II costruiti a Pratola Serra ed i benzina MultiAir a Termoli. Questa Jeep non ha ancora un nome ufficiale. Tre le opzioni sul tavolo: Jeepster, Laredo e Renegade. Il primo è stato scartato da Sergio Marchionne, il secondo ricorda troppo le serie limitate prodotte negli anni bui del brand. Non resta che il terzo, nome storico della Casa.
(Fonte: www.corriere.it - 20/2/2014)

martedì 25 febbraio 2014

Maserati: il piano di espansione negli U.S.A.


Non è rimasto lettera morta - e non poteva essere altrimenti - lo spot della Maserati Ghibli per il Super Bowl 2014. La pubblicità che ha di fatto portato per la prima volta il marchio del Tridente nelle case degli americani, a ben vedere, conteneva una vera e propria dichiarazione d'intenti: la Casa, questo era il messaggio dello spot, punta a un rilancio negli U.S.A. che passerà per la sfida diretta ai giganti del lusso, Mercedes-Benz e BMW in testa.
Vendite da triplicare entro fine 2015 - "Ci siamo preparati, ora colpiremo": una vera e propria minaccia all'establishment del settore premium negli U.S.A. . Che tradotta in termini concreti significa due cose ben precise: ramificare drasticamente la rete di vendita e moltiplicare i numeri attuali del marchio. Due numeri, per inquadrare la questione: secondo le informazioni raccolte da Automotive News, gli showroom americani Maserati dovranno passare da 75 a 125 entro la fine dell'anno e le vendite - negli obiettivi della dirigenza - dovranno triplicare nel giro di due anni.
Americani al timone - Gli uomini scelti da Sergio Marchionne per guidare il piano d'espansione hanno un passato in Chrysler e (soprattutto) esperienza diretta del mercato locale. Due saranno le figure chiave per raggiungere gli obiettivi: la prima è quella di Peter Grady, a lungo responsabile dell'espansione della rete di vendita Chrysler, e da novembre al vertice delle operazioni Maserati nelle Americhe; la seconda è quella di Saad Chehab, ex-numero uno del marchio Chrysler e attualmente responsabile globale del marketing del Tridente.
Una Maserati su due negli U.S.A. - Il target della nuova "squadra", in sostanza, è quello di condurre la Maserati (che l'anno scorso ha venduto 4.981 auto negli U.S.A., contando su Quattroporte, GranTurismo e GranCabrio) ben oltre i suoi attuali volumi, fino a raggiungere all'incirca le 22.500 unità l'anno. In altri termini, a fine 2015 gli U.S.A. rappresenteranno il 45% della domanda globale per la Maserati, che negli obiettivi di Marchionne dovrà raggiungere i 50.000 ordini al termine dell'anno venturo.
Lo scatto bruciante della Ghibli - Il grosso del lavoro, naturalmente, ricadrà sulle spalle della Ghibli, ordinabile negli U.S.A. da ottobre, ma di fatto disponibile solo dalla fine di dicembre (come ha spiegato Peter Grady), e consegnata in quantità significative a partire dallo scorso mese di gennaio. Nel periodo in questione è risultato subito lampante il contributo che la nuova berlina potrà dare alla causa: nel gennaio 2013 la Maserati aveva venduto 172 auto negli U.S.A. . Quest'anno la sola Ghibli ha totalizzato 335 unità, portando il totale del marchio a quota 567 pezzi in un mese.
Sud e Midwest nel mirino - Peter Grady, parlando con Automotive News, ha reso nota la sua intenzione di ampliare la rete di vendita in quelle aree del Paese dove la Maserati non è ancora presente: i 75 showroom attuali si concentrano sostanzialmente lungo le coste atlantica e pacifica, mentre quasi non coprono il sud e il Midwest, dove pure sorgono aree metropolitane importanti (quali ad esempio quelle di Chicago e Houston, ndr).
Un programma già partito - "In alcune aree dove il marchio intende espandersi", ha spiegato Grady "ci sono grandi città con uno o due punti vendita, mentre ce ne servirebbero quattro o cinque". Il programma di ampliamento è già partito: i nuovi concessionari Maserati hanno iniziato a seguire il programma di training presso la Chrysler Dealer Academy, e il management ha aperto le trattative con Santander Consumer U.S.A. per aprire la controllata Maserati Capital, struttura finanziaria che sarà parallela a quella di Chrysler Capital.
(Fonte: www.quattroruote.it - 10/2/2014)

lunedì 24 febbraio 2014

Fiat risponde alle richieste di Consob su ricavi, indebitamento e sede fiscale

Fiat prevede di chiudere il 2014 con ricavi in crescita del 7% rispetto al consuntivo 2013 a «circa 93 miliardi di euro». Lo si legge in una nota diffusa a seguito di una richiesta della Consob dopo il taglio del rating a B1 da parte di Moody's lo scorso 11 febbraio. L'obiettivo di indebitamento netto industriale per l'anno in corso è compreso tra i 9,l8 ed i 10,3 miliardi. Fiat precisa che «a seguito della riduzione del rating di un notch da Ba3 a B1 con outlook stabile comunicata da Moody's Investor Services lo scorso 11 febbraio non sorge alcun obbligo di rimborso anticipato dell'indebitamento esistente, nè si è registrato alcun aumento del costo dell'indebitamento ad eccezione del marginale incremento della commitment fee su una linea di credito revolving sindacata di Fiat per 2,1 miliardi di euro, attualmente non utilizzata. Con riferimento alla raccolta futura si ritiene che la riduzione del rating in questione possa avere un impatto limitato». Il chiarimento di Fiat arriva su richiesta di Consob che, con una lettera del 13 febbraio, ha chiesto al gruppo automobilistico informazioni in materia di obiettivi 2014, cash flow 2014, merito di credito, accesso alle risorse finanziarie di Chrysler Group Llcc e riorganizzazione societaria. L'accesso alle risorse finanziarie di Chrysler da parte di Fiat è soggetto ad alcune limitazioni «tipiche delle operazioni di finanziamento sui mercati statunitensi». Così il Lingotto in risposta alla richiesta di informazioni da parte della Consob. Le limitazioni «più significative», precisa Fiat, sono «un tetto alla distribuzione di dividendi pari al 50% degli utili netti accumulati a partire dal primo gennaio 2012 in aggiunta a una distribuzione una tantum di 500 milioni di dollari». Le distribuzioni, aggiunge Fiat, «sono anche soggette alla condizione che la liquidità di Chrysler ecceda una soglia minima di 3 miliardi di dollari (a fine 2013 la liquidità ammontava a 14,7 miliardi di dollari) che il gruppo non ritiene avrà impatto sulla capacità di Chrysler di effettuare distribuzioni». Sono invece esclusi da limitazioni i finanziamenti intercompany di Chrysler, «fatta salva la soggezione alla disciplina contrattuale relativa alle operazioni con parti correlate», precisa Fiat. Fiat ritiene che «i fabbisogni per gli investimenti previsti nel 2014 siano più che coperti dalle risorse generate dalla gestione, al lordo degli interessi», prescindendo dall'operazione di riacquisto delle quote di minoranza in Chrysler. Lo precisa il Lingotto, rispondendo alla richiesta di informazioni da parte della Consob e aggiungendo che «la liquidità di cui il gruppo dispone, la possibilità di attivare linee di credito precedentemente stipulate a fronte di investimenti industriali, particolarmente in America Latina, e la capacità del gruppo di accedere ai mercati finanziari, confermata anche dalle recenti emissioni obbligazionarie, sono di per sè più che sufficienti a sostenere i fabbisogni previsti». Il target di Fiat di ricavi 2014 a 93 miliardi di euro, in rialzo di circa il 7% rispetto all'anno prima, «potrà derivare principalmente dalla presenza commerciale nell'area Nafta dove il mercato è atteso ancora in rialzo rispetto al 2013, se pure con un tasso di crescita più contenuto rispetto agli anni precedenti». Così precisa Fiat rispondendo alla richiesta di informazioni da parte della Consob sull'obiettivo in materia di ricavi per il 2014. Sempre nell'area Nafta il gruppo «ha l'obiettivo di aumentare il fatturato soprattutto grazie al progressivo consolidamento delle vendite di modelli introdotte sul mercato egli ultimi 12 mesi, principalmente la Jeep Cherokee e anche la nuova Chrysler 200, che sarà lanciata nel secondo trimestre del 2014». Fiat precisa che la regione Apac (Asia/Pacifico) «potrà contribuire nel 2014 all'obiettivo di fatturato in misura maggiore rispetto allo scorso anno», mentre gli obiettivi per l'area Emea (Europa, Medio Oriente, Africa) a livello di volumi e fatturato «sono sostanzialmente allineati ai risultati consuntivati nell'anno appena trascorso e si basano sulla prospettiva che la domanda resti complessivamente stabile e che la competizione sui prezzi, in particolare per i segmenti mass-market, continui a essere un fattore decisivo». In America Latina, inoltre, il gruppo prevede di «mantenere sostanzialmente inalterato l'attuale posizionamento». Anche i marchi del lusso, infine, contribuiranno all'obiettivo di crescita dei ricavi 2014 grazie all'apporto dei nuovi modelli lanciati nel 2013, in particolare Maserati». Fiat prevede che «la residenza ai fini fiscali nel Regno Unito non comporti effetti significativi sul carico fiscale del gruppo, le cui società industriali, incluse quelle che hanno sede in Italia, continueranno a essere soggette ad imposizione fiscale nei vari Paesi in cui operano». Il lingotto aggiunge che «il reddito tassabile della società holding riveste scarsissima importanza rispetto alla posizione fiscale dell'intero gruppo in ragione della natura delle attività della holding». Quanto all'imposizione per gli azionisti, Fiat indica che «i dividendi distribuiti dalle società fiscalmente residenti nel Regno Unito non sono normalmente assoggettati a ritenuta d'imposta» e conclude che «ovviamente, i dividendi percepiti continueranno a essere soggetti ad imposizione in base alle regole dei Paesi di residenza degli azionisti medesimi». Sempre sui target 2014, Fiat ribadisce l'obiettivo fissato a livello di indebitamento industriale netto a fine 2014, compreso tra 9,8 e 10,3 miliardi di euro, e indica che, «esclusa l'operazione di riacquisto delle quote Chrysler dal fondo Veba, che ha comportato un esborso per il gruppo pari a cira 2,7 miliardi, nonchè l'effetto negativo per circa 0,3 miliardi legato al consolidamento del debito relativo a joint operations a causa dell'applicazione del nuovo principio contabile Ifrs 11, il saldo atteso tra le risorse generate dalla gestione e gli investimenti di periodo evidenzia un modesto assorbimento di cassa compreso tra 0,1 e 0,6 miliardi». Fiat aggiunge che l'obiettivo a livello di Ebitda «è atteso in crescita, coerentemente con il target di trading profit e l'incremento degli ammortamenti». Quanto al capitale di funzionamento, gli obiettivi «riflettono un contributo positivo al flusso di periodo, se pure inferiore a quello del 2013». Nel confronto con l'esercizio appena chiuso, precisa il Lingotto, «vanno tenuti in considerazione sia il livello di internazionalizzazione, che comporta una crescita fisiologica nel magazzino dei prodotti finiti, sia la particolare stagionalità del 2013, che ha visto una concentrazione nell'ultimo trimestre dei volumi di vendita e di produzione di Chrysler, in particolare attribuibile al lancio della nuova Jeep Cherokee».
(Fonte: http://motori.ilmessaggero.it - 18/2/2014)

domenica 23 febbraio 2014

Fisco: non è solo FCA ad "emigrare" in UK


Sulla rete e nei social media il trasloco del Lingotto da Torino a Londra è stato l’ennesima occasione per lanciarsi contro questa classe politica e dirigente. In realtà la fuga dal fisco di casa propria per emigrare in regimi fiscalmente più convenienti non riguarda solo l’Italia. Sul tema basta dire che la delocalizzazione delle multinazionali U.S.A. costa ogni anno al Tesoro a stelle e strisce più di 500 milioni di dollari e che hanno seguito le stesse tracce di FCA la multinazionale del petrolio Esco International Inc., la società di consulenza Aon Corporation, una che si occupa di trivellazioni – la Rowan Cos. – e la Liberty Global Inc., uno dei tanti giganti delle telecomunicazioni. Le ragioni della scelta sono semplici: il governo inglese nel 2010 ha avviato una serie di misure che avevano l’obiettivo di "fare del Regno Unito il miglior posto al mondo per stabilizzare un’impresa". La corporate tax è passata dal 28% al 23% nel 2013, quest’anno si scende al 21% e nel 2015 al 20%. Sempre di più del 12,5% dell’Irlanda, ma molto meno del 31%, 33% e 40% di Italia, Francia e U.S.A. . A questo bisogna aggiungere le snelle pratiche burocratiche, le agevolazioni sul segmento Ricerca e Sviluppo e una tassa sul capital gain al massimo del 28% (a differenza del 34,5, 40 e 45% di Francia, Irlanda e Germania). Non sarebbe ora di evitare questa guerra tra Stati?
(Fonte: http://economia.leonardo.it - 8/2/2014)

sabato 22 febbraio 2014

FCA: il nuovo logo spiegato in un video


Il logo FCA fa parte della nuova immagine coordinata del gruppo nato dalla fusione tra l'italiana Fiat e gli americani di Chrysler. Il risultato finale è frutto dello studio sul nome e sullo stile del nuovo brand, con l’obiettivo – spiegano dalla Robilant – di esprimere concetti come forza espressiva e potere evocativo, sfruttando forme essenziali ed universali come quadrato, triangolo e cerchio. Il filmato mostra come questi concetti di base si sono trasformati nelle lettere del logo. In particolare la lettera F, oltre a rappresentare la Fiat, viene dalla parola “Feel”; la lettera C che rappresenta la Chrysler deriva dal verbo “Create”; infine la A di Automobiles riprende il senso espresso dalla parola “Act”. La sigla FCA rappresenta quindi sia l’acronimo delle due case costruttrici, sia l’insieme dei valori espressi dalla nuova società di diritto olandese che sarà quotata in borsa a Milano e New York ed avrà sede legale nel Regno Unito. Il lavoro della Robilant ha portato ad un marchio istituzionale estremamente semplice e lineare, adatto all’utilizzo in contesti corporate. Come sempre accade, però, la rete si è scatenata in commenti e critiche non sempre lusinghieri. Non sono poi mancate le battute più o meno triviali sulle possibili interpretazioni dell’acronimo...
(Fonte: www.autoblog.it - 7/2/2014)

venerdì 21 febbraio 2014

Ram "scende in camper" grazie a Fiat


Il rilancio di Chrysler passa anche per i camper. E anche in questo caso la collaborazione con Fiat è decisiva. È infatti dal 2009 che la divisione Ram Trucks del gruppo americano e quella Fiat Professional lavorano in sinergia, anche per i camper, che nascono tutti dal pianale di Fiat Ducato. I nuovi camper 2014 di Chrysler sono Itasca Viva! (col punto esclamativo) e Winnebago Travato. Entrambi sono costruiti sul telaio Ram ProMaster, ma appartengono a categorie differente: più ricco e a due piani di abitabilità Itasca Viva!, a un solo piano Winnebago Travato. Il mercato americano è sicuramente appetito dai costruttori e allestitori di camper. Il territorio vasto, sterminato, per certi versi fatto per essere percorso in lunghi viaggi coast-to-coast, attira molti camperisti. È in U.S.A. che sono nati i motorhome, evoluzione dei camper e talvolta vere e proprie seconde case che si muovono su gomma, o spesso veri e propri uffici ed officine mobili. Chrysler entra nella bagarre con questi due nuovi modelli, che montano un motore classico della Casa, il V6 Pentastar di 3,6 litri con cambio automatico a 6 rapporti. Il modello Itasca Viva! ha un look deciso e vivace, anche per le innovative luci a LED, ma la taglia compatta lo rende piuttosto maneggevole. Si caratterizza per l’uso intelligente dello spazio, con una soluzione StudioLoft che all’occorrenza trasforma uno spazio studio in un letto in più, solo premendo un pulsante elettrico. Di grande raffinatezza le finiture in pelle. Winnebago Travato 2014 condivide telaio e motore col fratello maggiore, ha però una stazza più piccola (ed è forse ancora più agile).
(Fonte: www.tgcom24.mediaset.it - 9/2/2014)

giovedì 20 febbraio 2014

Ferrari: il marchio resterà a Maranello


È parte del gruppo Fiat-Chrysler ma non seguirà la stessa strategia, quella di inseguire il vantaggio fiscale che l'ha portata a trasferire la sede fiscale in Olanda. Ferrari resta dove è nata e non lascerà Maranello. È quanto tiene a precisare la Casa del Cavallino Rampante, replicando ad indiscrezioni di stampa secondo le quali il marchio di sarebbe trasferito in Olanda. «La Casa modenese - dicono in Ferrari - smentisce in modo categorico le indiscrezioni secondo cui il marchio sarebbe trasferito in Olanda. La notizia è destituita di ogni fondamento. Ferrari è dal 1947 a Maranello, dove rimarrà con le sue vetture e il suo marchio». Secondo organi di stampa nazionale, infatti, Ferrari potrebbe operare questa scelta portando il celebre marchio verso il Paese che ha la tassazione più vantaggiosa. Il gruppo Fiat-Chrysler, si legge nella prima pagina di un quotidiano, «trasferisce il marchio Ferrari in Olanda. Un altro pezzo di Italia prende il volo con i suoi 100 milioni di fatturato». L'indiscrezione smentita dalla Casa automobilistica di Maranello arriva all'indomani dell'ufficializzazione dello scorporo del marchio, con cui sono state separate le attività automotive da quelle legate allo sfruttamento del brand. Stando alle stime del management, il ramo d'azienda (che conta su 64 contratti di licenza stipulati in tutto il mondo e 28 di franchising distribuiti nei cinque continenti) dovrebbe chiudere l’annata 2013 con un giro d'affari di 92,5 milioni di Euro, un margine operativo lordo di 52,4 milioni e un risultato netto che è pari a 50,8 milioni di Euro.
(Fonte: http://gazzettadimodena.gelocal.it - 8/2/2014)

mercoledì 19 febbraio 2014

Chrysler: 5 miliardi di dollari a Veba per il rimborso anticipato delle obbligazioni


In anticipo rispetto alla scadenza fissata, Chrysler ha chiuso la pendenza di 5 miliardi di dollari nei confronti del fondo Veba. Il costruttore ha raccolto i fondi necessari mediante il regolamento dell'emissione di obbligazioni senior garantite (operazione da tre miliardi) e di finanziamenti senior garantiti (per un totale di altri due miliardi). La cifra corrisposta al Veba Trust è comprensiva degli interessi maturati e non ancora pagati relativi all'obbligazione non garantita che venne emessa il 10 giugno del 2009 in favore di Veba, per un ammontare originario di poco inferiore ai 4,6 miliardi di dollari. Il rifinanziamento comporterà un risparmio di costi per interessi pari a 134 milioni di dollari l'anno tra il 2014 e il 2016.
(Fonte: www.quattroruote.it - 11/2/2014)

martedì 18 febbraio 2014

FCA: il controllo resterà italiano grazie all’Olanda


Sembra un paradosso, ma il trasferimento della sede legale di Fiat Chrysler Automobiles da Torino ad Amsterdam consentirà al gruppo di conservare la sua proprietà italiana, molto più di quanto non sarebbe possibile farlo, restando in Italia. Sappiamo che Fiat Chrysler si quoterà a Wall Street, trasferirà la sede fiscale a Londra e quella legale in Olanda. Finora, si è sostenuta la tesi che sia tutta una questione di soldi: nel Regno Unito si pagano meno tasse. Questo è vero, ma spiega solo in minima parte la strategia di Sergio Marchionne. Con la sede fiscale nel Regno Unito, certamente si pagherà una corporate tax del 20% sui dividendi, mentre gli utili delle controllate sono quasi esentasse e le spese di ricerca e sviluppo detassate. Questo ci fa capire perché conviene pagare le tasse a Sua Maestà e non a Roma. Ma non ci voleva un economista raffinato per intuirlo. Altra questione, ben più importante, forse, riguarda la sede legale. Quale vantaggio offre l’Olanda a Fiat, che l’Italia non potrebbe darle? Risposta: la presumibile certezza del controllo della società da parte degli Agnelli, anche nel caso di diluizione del capitale. Lo schema di fusione tra Fiat e Chrysler segue il modello già sperimentato per Cnh Industrial. In quest’ultimo caso, infatti, con il 27,2% di capitale, Exor – la holding di casa Agnelli – esercita il 40,25% dei diritti di voto in assemblea, grazie all’emissione di 474 mila azioni speciali, ossia con diritto di voto multiplo, di cui 366 mila sono andate alla finanziaria torinese. Un altro 3% è esercitato, poi, da Fiat. Anche per Fiat Chrysler è stata prevista l’emissione delle azioni con diritto di voto multiplo in assemblea e che saranno distribuite ai soci che manterranno il titolo fino alla fusione ufficiale e per un periodo successivo di almeno tre anni. In questo caso, con il 30% del capitale, Exor potrebbe esercitare in assemblea oltre il 50% dei diritti di voto, blindando la proprietà e rendendola non contendibile, tenendola lontana da scalate ostili. Ciò vale a maggior ragione che Fiat avrà bisogno di attingere a nuovi capitali per rilanciare Alfa Romeo, come ha promesso di fare Marchionne. Gli Agnelli potrebbero partecipare anche per meno del 30% a un ipotetico aumento di capitale, restando pur sempre con un pacchetto di controllo inattaccabile. Certo, dovranno rinunciare al dividendo sul 2013, per rafforzare il patrimonio, ma al contempo, l’incasso di 2 miliardi dalla vendita della partecipazione di Exor nella svizzera Sgs (1,5 miliardi la plusvalenza) permetterà di distribuire qualcosa ai soci. Grazie alla strategia di ottimizzazione societaria perseguita da Marchionne, Fiat potrà guardare con maggiore serenità alle alleanze internazionali, necessarie per contrastare colossi come Volkswagen e Toyota. Potrà cercare un partner in Europa (Peugeot?) o in Asia, certa che la legislazione olandese consentirà agli Agnelli di non perdere il controllo del gruppo. Paradosso vuole, quindi, che l’italianità di Fiat sia assicurata dall’Olanda.
(Fonte: www.invesitreoggi.it - 12/2/2014)

lunedì 17 febbraio 2014

Elkann: "Con Chrysler è un matrimonio, ora Fiat è ancora più italiana"


Dopo la nascita del gruppo FCA, Fiat è «ancora di più italiana». Così John Elkann, presidente del gruppo Fiat Chrysler e vicepresidente della Fondazione Giovanni Agnelli, ha risposto agli studenti nel corso dell'incontro “Cosa, dove e perchè studiare” nella sede della Banca Popolare di Sondrio. Il fatto che oggi FCA sia una società unica «rende la componente italiana molto più forte. Questo è importante capirlo, il mondo offre grandi opportunità. Siamo contenti e soddisfatti che la componente italiana si sia molto sviluppata. Oggi quello che possiamo fare in Italia è molto di più di quello che potevamo fare prima», ha spiegato Elkann. «Fiat non ha fatto un'alleanza con Chrysler, ma si è sposata con Chrysler» e «l'insieme delle opportunità che sono nate sono straordinarie». Così John Elkann ha risposto a chi gli chiedeva perchè per Chrysler l'alleanza con Fiat è la migliore. «FCA è il settimo gruppo al mondo, ha una gamma completa dalla 500 fino ai grandi pick-up americani, siamo presenti in tutti i mercati del mondo. Ora con i nostri marchi riusciamo a fare cose che non facevamo prima», ha detto Elkann, spiegando che per Chrysler con «Mercedes non c'era integrazione, sono marchi troppo diversi, Mercedes è un marchio troppo alto, non esisteva la complementarietà che c'è nella nuova società che si è formata ora con Fiat». Entrare in Fiat «non è stata una scelta forzata. Non ho una avuto una famiglia che impone le cose, ma che cerca di accompagnarti nelle tue aspirazioni. È stata una scelta voluta», spiega Elkann agli studenti. «Essendo entrato in un momento molto difficile, quello che mi ha guidato negli ultimi dieci anni è che Fiat era in condizioni estremamente difficili e la sua sopravvivenza era in grandissimo dubbio. Sono contento di essere riuscito, con Marchionne e gli altri, a creare FCA: aver contribuito a dare una vita a Fiat con la creazione di FCA è qualcosa di molto importante».
(Fonte: http://motori.ilmessaggero.it - 16/2/2014)