mercoledì 2 novembre 2011

Fiat punta in alto: l'obiettivo è la leadership del mercato in Brasile


L’addio da Confindustria è già alle spalle. La Fiat, senza più vincoli nazionali, pensa in grande e punta ad avere un ruolo fondamentale all’interno del mercato globale. La sfida comincia da quei Paesi emergenti con un notevole potenziale e, in quest’ottica, il Brasile resta il più appetibile. Dopo la Cina, gli Stati Uniti e il Giappone, infatti, i sudamericani sono il quarto pilastro dell’automobile. I dati di Fenabrave, la Federazione dei concessionari brasiliani, rivelano che sono state già prodotte oltre due milioni e mezzo di vetture. Solo l’anno scorso ne sono state immatricolate 3,3 milioni e dal 2002 le vendite sono cresciute del 140%. Il Lingotto è già presente in Brasile da quasi 35 anni con il sito industriale del Mina Gerais, che ospita la produzione di circa 800mila auto all’anno. Nell’ultimo mese Fiat si è confermata leader di vendite con una quota del 21,88%. Nei primi nove mesi dell’anno, invece, svetta su tutti con 561.692 unità vendute, per una quota del 22,22% tra auto e veicoli commerciali. Dietro tengono il passo solo la Volkswagen, General Motors e Ford. Dopo più di un secolo dunque, il Brasile per Fiat diviene il primo mercato di riferimento a discapito dell’Italia. Un traguardo che fa gongolare l’ad Sergio Marchionne, che punta all’espansione globale del marchio tanto caro alla famiglia Agnelli. La prossima tappa in terra carioca sarà il lancio della nuova Palio, che uscirà nel 2012 e che potrebbe essere anche piazzata in Europa come alternativa a Panda e Punto. Anche i rapporti con le istituzioni del Paese restano ottimi. Non a caso, nel gennaio scorso Marchionne e il presidente Lula hanno posato la prima pietra del nuovo stabilimento Fiat a Suape, nello Stato di Pernambuco. Per i prossimi cinque anni, la casa torinese ha già programmato investimenti in Brasile per un totale di cinque miliardi di euro. Strategia che non è passata inosservata tra la concorrenza che si è attivata per correre ai ripari. La Renault-Nissan, ad esempio, ha già annunciato che aumenterà la capacità produttiva dell’azienda nel sito di Curitiba, nello Stato del Parana. Mossa che anticipa il potenziamento già programmato di 186 concessionarie che potranno diventare oltre 200 nell’anno. La principale rivale PSA (Peugeot-Citroen) non è rimasta con le mani in mano. Nel 2010 ha realizzato in Brasile un investimento imponente di 530 milioni. Altri colossi sembrano vicini al Brasile. Su tutti spicca l’ambiziosa coreana Hyundai, che punta a consolidarsi in Sudamerica nonostante gli aumenti delle tasse sulle importazioni applicati dal governo brasiliano.
(Fonte: www.oipamagazine.eu - 10/10/2011)

martedì 1 novembre 2011

Beautiful Lab: 100 anni di Fiat in 6 minuti


Beautiful Lab si cimenta con la centenaria storia della Fiat per il suo nuovo video-reportage dallo stile ormai riconoscibile e amatissimo dal mondo del web. Cento anni in soli sei minuti che arrivano su Sky.it a pochi giorni dall’annuncio da parte dell’AD Sergio Marchionne dell’intenzione della Fiat di uscire da Confindustria. Un modo per ricordare agli italiani, e anche ai vertici aziendali, il ruolo che la Fiat ha ricperto nella storia politica, sociale, economica del nostro Paese. La Fabbrica Italiana Automobili Torino nacque nel 1899 e da alora ha accompagnato, nel bene e nel male, tra polemiche ed osanna, la storia italiana in mille sue sfaccettature, dal costume all’economia, dalla politica alla società, puntellando la vita dell’Italia e degli italiani con i suoi modelli e anche con le lotte sindacali e politiche combattute davanti ai suoi cancelli. Ora che la Fiat è sbarcata negli U.S.A., che le fabbriche si sono spostate sempre più massicciamente verso i Paesi in via di sviluppo, mentre in Italia si chiudono gli stabilimenti di Termini Imerese e si riscrivono le regole della contrattazione sindacale, l’Azienda annuncia la sua volontà di uscire dai ‘legacci’ di Confindustria per inseguire il suo modello di crescita internazionale. Quale occasione migliore per lanciare, quindi, una clip in grado di ricostruire i cento anni dell’azienda croce e delizia della nostra economia? Ovviamente ci pensano i creativi di Beautiful Lab, progetto di Sky.it realizzato in collaborazione con Tiwi ed Effe5. In sei minuti riescono a sintetizzare l’evoluzione di un’azienda capace di conglobare la Chrysler, ma anche di mettere sul mercato modelli invendibili come la Duna, cresciuta sotto il ‘regno’ dell’Avvocato Gianni Agnelli e ora diretta dal nipote John Elkann, che ha intrecciato la sua storia con quella americana e araba, passando da Kissinger a Gheddafi, da Bush a Obama, di ritrovare nella sua anima anche tracce di Togliattigrad.
(Fonte: www.televisionando.it - 9/10/2011)

lunedì 31 ottobre 2011

Jeep e il nuovo claim "Never adapt"


Jeep ha presentato il nuovo spot delle sue auto, per iniziare a far conoscere i suoi valori anche ai potenziali clienti italiani. La campagna pubblicitaria ha un claim che dice già molto: “Never adapt” (mai adattarsi). Le vetture del marchio, la mitica Jeep Wrangler, la lussuosa Jeep Grand Cherokee ed il SUV Jeep Compass saranno protagoniste di questo video che sarà on air in TV a partire da oggi. Grazie a questo spot anche noi italiani inizieremo a conoscere le caratteristiche di un marchio storico che arriva con forza dalle nostre parti grazie all’unione tra Chrysler e Fiat. «Lo spot esorta a spingersi oltre la comfort zone delle convenzioni per ricercare la propria vera essenza – spiega Jeep in una nota – Solo scardinando la consuetudine e la quotidianità, infatti, si può tracciare liberamente la propria strada, trasformando il viaggio in un’avventura. Come sottolinea la voce fuori campo: “Non ci adattiamo alle convenzioni ed è così che ci sentiamo vivi”». Libertà, autenticità, avventura. Sono questi i valori del marchio Jeep che dovranno essere convogliati dalla nuova campagna pubblicitaria. Unicità delle persone abbinata all’unicità delle auto. Al regista inglese Stuart Douglas è stato dato il compito di rendere questi principi, insieme alla casa di produzione Nice Shirt Films. Il concept è stato ideato dall’agenzia Leo Burnett. La campagna promozionale di Jeep sarà declinata su tutti i media e, successivamente, riguarderà i singoli prodotti nel dettaglio, pur mantenendo lo stesso feeling complessivo.
(Fonte: www.allaguida.it - 9/10/2011)

domenica 30 ottobre 2011

A Napoli partita la campagna «Panda made in Pomigliano»


Le strade di Napoli iniziano a essere tappezzate di grandi manifesti che annunciano «Panda made in Pomigliano», all' interno dello stadio della città partenopea un banner ricorda che «Panda tifa per Napoli» (Fiat ha da tempo una partnership con la squadra locale ed è sponsor della Nazionale italiana). E i tempi della presentazione del nuovo impianto, si avvicinano. Il sindaco della città, Luigi de Magistris, attraverso il suo blog, ha messo in dubbio la scelta del Lingotto di investire: la nuova Panda non tifa per chi a Napoli lavora, ha scritto. Rapporti non sempre facili tra le industrie e il territorio. L'auto verrà prodotta nel sito campano dagli inizi di novembre, quando le linee di montaggio saranno perfezionate, un percorso industriale voluto sia dal presidente John Elkann che dall'amministratore delegato Sergio Marchionne. Dopo l'esperienza vissuta con Chrysler negli U.S.A., Fiat ha deciso di portare dalla Polonia la costruzione della sua auto icona nuovamente in Italia per dimostrare l'attaccamento di Fiat per il Paese, la fiducia nella professionalità degli operai campani, la collaborazione con il sindacato. A metà dicembre Fiat inviterà oltre 750 giornalisti a visitare Pomigliano, per prendere un primo contatto ravvicinato con la Panda e rendersi conto della modernizzazione degli impianti (investimenti per oltre 700 milioni) e constatare direttamente il rapporto consolidato tra le maestranze e la società. E il sindaco verrà coinvolto nell'organizzazione dell'evento che segnerà il riavvio di una tradizione industriale napoletana dopo gli anni della cassa integrazione.
(Fonte: www.corriere.it - 7/10/2011)

sabato 29 ottobre 2011

Sevel, tecnici Chrysler in visita dal Messico


Dal Messico in Val di Sangro per scattare foto, prendere appunti e studiare la metodologia di lavoro della Sevel di Atessa, la fabbrica che da anni produce il furgone di successo della Fiat, il Ducato. Nei vari reparti della Sevel gli operai da giorni vedono arrivare i colletti bianchi della Chrysler messicana con la pettorina "visitatori" e il marchio della casa americana sulle giacche, tutti intenti a osservare, anche con l'ausilio di macchine fotografiche digitali, il processo di produzione del furgone della Fiat. Stando a quanto si apprende, la missione è propedeutica alla produzione di un furgone simile al Ducato da destinare al mercato americano negli stabilimenti Chrysler del Messico, a Toluca, non lontano dal confine con gli Stati Uniti. Del progetto ne ha parlato recentemente anche l'ad di Fiat e presidente di Chrysler, Sergio Marchionne, nella visita del 27 settembre all'Aquila per l'inaugurazione di un complesso scolastico a Bazzano. Nell'occasione Marchionne ha anche sottolineato come il sito messicano "non andrà a rimpiazzare la Sevel di Atessa, il più grande stabilimento di veicoli industriali che abbiamo nel mondo, nel cuore della Fiat". La Sevel è una joint venture tra Fiat e PSA (Peugeot-Citroen) per la produzione di veicoli commerciali leggeri nata nel 1981, che attualmente impiega direttamente circa 6.200 operai. Nel luglio scorso l'azienda ha comunicato ufficialmente il recesso da Confindustria Chieti, circostanza confermata il 14 settembre dal presidente degli industriali della provincia di Chieti, Paolo Primavera.
(Fonte: www.agi.it - 7/10/2011)

venerdì 28 ottobre 2011

Marchionne: Fiat-Chrysler ha radici in Italia e U.S.A., entrambe da tutelare


Sergio Marchionne respinge le critiche su "una Fiat che diventa americana. Forse chi si nutre di questa idea - afferma l'a.d. nel suo intervento all'Anfia - sarà più tranquillo sapendo che qualcuno dall'altra parte dell'oceano ha mosso un'accusa uguale e contraria: quella di una Chrysler che diventa italiana". Marchionne vuole "deludere entrambi", spiegando che "Fiat non è entrata in Chrysler con obiettivi di conquista o stile da dominatore", perché "se avessimo adottato un simile approccio, la nostra partnership sarebbe fallita miseramente". Il manager assicura che "Chrysler è un'azienda americana e questa sua natura deve essere protetta. Fiat è un'azienda italiana, le cui radici vanno custodite. Dobbiamo mantenere e valorizzare la sua anima italiana". Per spiegare l'alleanza Fiat-Chrysler Marchionne utilizza la metafora del "mosaico", in cui "ogni singolo pezzo si unisce per creare un quadro più grande. Ognuno mantiene la propria identità e, allo stesso tempo, partecipa all'insieme". Nell'alleanza "non c'è spazio per i nazionalismi", prosegue il manager, spiegando che "la partnership è basata sul rispetto reciproco" e che "la combinazione fra Fiat e Chrysler genera una perfetta sintesi di creatività ordinata".
(Fonte: http://borsaitaliana.it - 25/10/2011)

giovedì 27 ottobre 2011

Marchionne: Fiat-Chrysler quinto gruppo mondiale già nel 2011


Nel corso del convegno "Make it in Italy", organizzato presso l'Unione Industriale di Torino, l'amministratore delegato di Fiat e Chrysler Sergio Marchionne ha dichiarato che la partnership delle due aziende farà sì che già nel 2011 sarà raggiunta la quinta posizione nella classifica dei costruttori. "Insieme venderemo quest'anno circa 4,2 milioni di vetture - ha detto il manager - diventando così il quinto più grande costruttore di auto del mondo. Questo numero è destinato a salire a 5,9 milioni di unità nel 2014. Forse è troppo presto per cogliere il pieno potenziale di questa alleanza - ha aggiunto Marchionne - al di là del valore strategico che ci offre nel forzare la convergenza di architetture e componenti e nel darci la possibilità di accedere al mercato NAFTA". Le classifiche vanno sempre prese con le pinze e vanno confermate da rilevazioni ufficiali e, soprattutto, indipendenti. Il quotidiano finanziario Bloomberg, comunque, ha pubblicato le proiezioni sulle posizioni dei gruppi industriali dell'automotive nel 2011 confermando la quinta posizione di Fiat-Chrysler. Per quanto riguarda gli altri costruttori, il gruppo Volkswagen potrebbe insediarsi al primo posto tra i costruttori scalzando l'attuale leader Toyota che passerebbe sul terzo gradino del podio. General Motors dovrebbe rimanere stabile in seconda posizione, mentre l'alleanza Renault-Nissan stazionerebbe al quarto posto. Se le parole di Marchionne si tradurranno in realtà, il gruppo Fiat-Chrysler scalerà di due posizioni la top-ten mondiale dei principali costruttori di automobili. Un risultato costruito in tre anni grazie all'alleanza delle due industrie che, a detta di Marchionne, "Ha permesso di raggiungere un duplice obiettivo. Da un lato, partecipare al processo di rifondazione dell'auto americana, sollecitato e voluto dal presidente Obama, salvando un'azienda come la Chrysler che stava perdendo agli inizi del 2009 quasi un miliardo di dollari al mese. Dall'altro, dare alla Fiat la possibilità di accedere al mercato nordamericano e allargare la sua offerta a vetture di segmento medio-alto, che storicamente era sempre stata una delle sue più grandi lacune. Quella partnership, tra due aziende perfettamente complementari, è stata la salvezza di entrambe". "Per sopravvivere alla crisi - sono ancora le parole di Marchionne - Fiat si è mossa in modo non lineare ed imprevedibile per i concorrenti con il chiaro obiettivo di cambiare drasticamente la fisionomia del gruppo. Ha rischiato la sua reputazione, ma non le sue finanze. Invece di richiudersi su se stessa, ha deciso di rafforzarsi, mentre gli altri giocavano in difesa".
(Fonte: www.motori.it - 25/10/2011)

mercoledì 26 ottobre 2011

Automotive News: per Maserati produzione decuplicata e sfida a Porsche e Bentley


Ferrari non competerà mai con marchi come Porsche o Bentley: Sergio Marchionne lo afferma con certezza assoluta. Il ruolo in questione verrà ricoperto invece da Maserati, che con i nuovi modelli in arrivo si posizionerà proprio faccia a faccia con le proposte dei due prestigiosi marchi controllati da Volkswagen. “Ferrari non se la vede con Porsche o Bentley, ma gioca sul suo proprio campo”, ha affermato l’ad di Fiat-Chrysler in un’intervista ad Automotive News. Ribadendo per l’ennesima volta che il marchio del Cavallino non comparirà mai su una quattro porte come l’Aston Martin Rapide né tantomeno su uno sport utility (modello che invece sarà presto lanciato da parte di Bentley), Marchionne ha identificato nelle 10.000 unità annue l’obiettivo di vendita di Maranello sul medio termine. A fine 2011 dovrebbe essere varcata per la prima volta nella storia la soglia delle 7000, ottimo passo in avanti rispetto alle 6573 del 2010. Puntare a volumi di 15.000 unità l’anno in tutto il mondo sarebbe pericoloso secondo il dirigente, e Fiat mira piuttosto a preservare l’integrità e l’esclusività del brand, un fatto “assolutamente cruciale” secondo Marchionne. “L’unicità del marchio non può essere sottovalutata, quindi siamo molto, molto prudenti. In Maserati al contempo abbiamo investito quanto più possibile, perché la casa ha il DNA perfetto per scendere in battaglia con Porsche e Bentley”. L’obiettivo di Fiat è quello di decuplicare addirittura le attuali vendite del Tridente: l’anno scorso sono state vendute 5675 vetture dalla casa di Modena, ma per il futuro si punta a volumi nell’ordine delle 60.000 unità annue. Il tutto grazie all’arrivo di due nuove berline e dello sport utility presentato al Salone di Francoforte sotto forma di concept car. Le prime due saranno introdotte nell’arco di tempo che va da qui al 2013. Una, quella di cui abbiamo già sentito parlare in lungo e in largo, è il modello di segmento E che si andrà a piazzare al di sotto della Quattroporte. L’altra è invece del tutto inedita: si tratterebbe di una berlina di categoria superiore, situata più o meno sul terreno di caccia della Bentley Flying Spur, per intenderci. “Le due berline sono già in fase di industrializzazione e sono bellissime, credetemi”. Se della prima conosciamo già alcuni dettagli, della seconda tutto è ancora da scoprire. Tranne forse il fatto che adotterà molto probabilmente il V8 a iniezione diretta di origine Ferrari che equipaggia - con cilindrate diverse - la California e la 458. Entro il 2014, la linea delle tre berline e quella di GranTurismo e GranCabrio è chiamata a generare circa 45.000 immatricolazioni l’anno. Il SUV, che nella variante di serie attesa per il 2013 probabilmente non manterrà il nome Kubang, ci metterà del suo andando a totalizzare altre 10-15.000 unità l’anno.
(Fonte: www.autonews.com - 22/10/2011)

martedì 25 ottobre 2011

Marchionne: «Assurde le accuse di anti-italianità. Manterremo i posti di lavoro»


Sergio Marchionne non ci sta a passare per quello che lascia la nave che affonda. «Le accuse di anti-italianità che ho spesso sentito sono semplicemente assurde. Anti-italiano è chi abbandona il Paese, chi decide di non investire» dice l'amministratore delegato di Fiat e Chrysler che ha da poco annunciato l'uscita da Confindustria del gruppo automobilistico. Una scelta, quest'ultima, assunta «con grande serietà» e non dettata «da ragioni politiche».
PRESERVIAMO I POSTI DI LAVORO - «Nei limiti del possibile intendiamo mantenere i posti di lavoro che abbiamo in Italia» rassicura Marchionne intervenuto a Torino al convegno «Make it in Italy» all'Unione Industriale. «Non abbiamo ridotto la nostra forza lavoro nel momento peggiore della crisi non intendiamo certo farlo ora che stiamo lavorando alla realizzazione delle condizioni per crescere in futuro». «Saremo pronti a sfruttare la ripresa là dove si presenterà, sia in Europa ma specialmente sugli altri mercati mondiali».
CHIARIMENTI ALLA CONSOB IL 27 OTTOBRE - «Siamo rimasti sorpresi dal fatto che una richiesta della Consob di natura limitata alle parti abbia trovato ampia copertura nei media. Siamo sempre stati della massima trasparenza con i mercati, le istituzioni e le parti sociali», dice il manager italo-canadese annunciando per il 27 ottobre il documento con i chiarimenti su Fabbrica Italia come chiesto dalla Commissione di vigilanza sulle società e la Borsa.
NIENTE DETTAGLI SUGLI INVESTIMENTI - «È impossibile precisare sin d'ora i dettagli degli investimenti, sito per sito, che avverranno da ora al 2014. Non è qualcosa che viene fatto dai nostri concorrenti e non può essere richiesto a Fiat in modo ossessivo per ogni sito industriale» osserva tuttavia Marchionne. «Non ci pare quindi logico che la Fiat debba fornire dettagli di previsioni pluriennali quando la maggior parte dei Paesi europei sta cercando disperatamente di condividere soluzioni che i mercati finanziari internazionali richiedono per domani».
FIOM? OFFENSIVA TIRANNIA DELLA MINORANZA - Quanto alle contestazioni della Fiom tornata a chiedere il contratto nazionale con un presidio allestito fuori dall'Unione Industriali, «la cosa veramente offensiva è che stiamo vivendo un periodo di tirannia della minoranza», dice Marchionne. «La posizione della Fiom è preconcetta, anacronistica, alimentata da un antagonismo a priori e più preoccupata di tutelare il proprio potere che gli interessi collettivi. È sempre stata molto più politica che sindacale».
L'ANTI-ITALIANO PER MARCHIONNE - Ed è a chi, anche tra i metalmeccanici, lo accusato di scarso senso di responsabilità nei confronti del Paese, Marchionne replica che «anti-italiano è chi non vuole prendere atto del mondo che ci circonda e preferisce restare isolato nel proprio passato. Anti-italiano è chi perde tempo a discutere e rinviare i problemi, chi non si assume la responsabilità di cambiare le cose, di guardare avanti e di agire». E ancora «anti-italiano è chi adotta comportamenti illegittimi, chi non rispetta le regole, chi lede i diritti dei cittadini e delle imprese. La Fiat come tutte le aziende industriali del mondo ha la necessità di contare su condizioni minime di competitività, che sono quelle su cui dobbiamo misurarci con i nostri concorrenti». «Gli accordi che abbiamo sottoscritto con la maggior parte dei sindacati e dei lavoratori servono a garantire queste condizioni. Servono solo a far funzionare meglio la fabbrica, senza intaccare nessun diritto».
L'ITALIA? «DIFENSIVA E IMBARAZZATA» - «Per accontentare tutti, in Italia abbiamo sempre accettato compromessi e mediazioni e abbiamo sempre esaltato forme di attività corporative che hanno minimizzato il cambiamento», è infine l'analisi di Marchionne. Un atteggiamento «che ha frenato l'Italia nel diventare un paese competitivo. È questo atteggiamento che rende gli investimenti stranieri in Italia scarsi e rari e che, per lo meno in parte, continua a tenere l'Italia in posizione difensiva e imbarazzata verso il resto dell'Europa, come abbiamo visto in maniera eclatante».
(Fonte: www.corriere.it - 24/10/2011)

lunedì 24 ottobre 2011

U.S.A., Local 685 ratifica l'accordo Chrysler-UAW sul contratto aziendale


Local 685, la maggior organizzazione territoriale dello Uaw all'interno della struttura produttiva di Chrysler, ha approvato la bozza d'accordo siglata dal sindacato e dalla casa statunitense controllata da Fiat sul rinnovo del contratto di lavoro quadriennale. Lo ha annunciato il vice presidente dell'organizzazione Jerry Price precisando che il 55% degli operai ha votato a favore dell'accordo. Local 685 rappresenta gli operai addetti alla produzione in 3 impianti Chrysler a Kokomo, nell'Indiana. Le procedure di ratifica dell'intesa, in tutte le strutture Chrysler, sono iniziate martedì scorso ed è previsto che si concludano verso la fine di ottobre. Perche sia ratificato l'accordo, è necessario che la maggioranza dei 26 mila lavoratori della casa di Auburn Hill iscritti al sindacato voti a favore. Dopo la ratifica dell'accordo con Ford Motor, che interessa circa 41.000 lavoratori della casa di Dearborn, il sindacato United Auto Workers ha spostato la sua attenzione su Chrysler Group, l'ultima delle tre case automobilistiche di Detroit a siglare una bozza d'accordo. Nel caso di ratifica dell'accordo anche da parte dei lavoratori della casa di Auburn Hills, il sindacato riuscirà a garantire altri quattro anni di "pace lavorativa" all'industria automobilistica degli Stati Uniti. "Abbiamo ottenuto un buon contratto, ma penso che a molti lavoratori bruci lo stomaco per non aver ottenuto un bonus di ratifica simile a quello di GM e Ford", ha commentato Price. Il contratto con Chrysler prevede un bonus di ratifica di 3.500 US$, di cui 1.750 US$ da pagare subito in un'unica soluzione e altri 1.750 US$ da pagare una volta raggiunta la stabilità finanziaria. I lavoratori di GM hanno ottenuto invece un bonus di ratifica di 5.000 US$ e quelli di Ford di 6.000 US$. Alla Ford, l'accordo è stato ratificato con un margine di voti favorevoli confortevole malgrado lo scetticismo di molti sindacalisti e le prime votazioni contrarie in alcuni impianti minori. L'esito delle procedure di voto, deciso nel corso del fine settimana grazie all'apertura delle urne nelle maggiori fabbriche della casa di Dearborn, si sono concluse con il 63% di voti favorevoli tra gli operai addetti alla produzione e con il 65% tra gli operai specializzati. Il vice presidente Uaw Jimmy Settles ha riferito che l'affluenza alle urne è stata elevata e pari all'85% degli aventi diritto tra i lavoratori sindacalizzati della Ford. La settimana precedete era stata la volta dei lavoratori della General Motors procedere con la ratifica del loro accordo sul rinnovo del contratto di lavoro.
(Fonte: http://borsaitaliana.it - 20/10/2011)

domenica 23 ottobre 2011

La recensione del sito "www.fiatspa.com"


E' il sito del nuovo gruppo industriale FIAT Società per Azioni operativo dal 1° gennaio 2011, di cui è presidente John Elkann e amministratore delegato Sergio Marchionne, frutto della scissione del Gruppo FIAT in due rami: FIAT S.p.A. e FIAT Industrial, in cui sono confluite tutte le produzioni di macchinari agricoli e industriali. Su www.fiatspa.com è così possibile scorrere tutti i brand oggi entrati a far parte del gruppo automobilistico italiano, uno dei più antichi d'Europa, con suggestive immagini in slide show già al centro dell'home page. Una lunga tradizione automobilistica e industriale che trova in questi ultimi anni una nuova connotazione globale attraverso il lancio del marchio sui mercati emergenti e altri fino ad oggi più chiusi, come quello americano. Fiat è stata tra i fondatori dell'industria automobilistica europea e oggi, grazie anche alla partnership con Chrysler, dispone di una base produttiva e commerciale di dimensioni adeguate per essere un costruttore competitivo a livello mondiale. Per conoscere mission, linee di produzione e strategia dell'azienda si possono navigare i canali disposti in home page del sito e distinti in: 'Il Gruppo', le 'Aree di business', la 'Corporate Governance', 'Investor Relations', 'Sostenibilità', 'Innovazione e Tecnologia', 'Careers', 'Supplier Center', 'Media Center'. Il sito, anche graficamente, è stato pensato proprio per aprire velocemente una finestra su tutti i marchi del brand FIAT (FIAT, Alfa Romeo, Lancia, Fiat Professional, Abarth, Jeep, Chrysler, Dodge, Ram Truck, Mopar), mostrandone i simboli nella sezione superiore dell'home page, subito sotto il motore di ricerca interno e le opzioni per gli RSS, la gestione della dimensione dei caratteri di lettura e per il cambio lingua con l'inglese. Ovviamente, ogni segmento del mercato Fiat o area di business contiene link e immagini di ogni prodotto, dalle macchine alle componenti di ricambio, fino ai sistemi per l'elettronica e all'editoria. Il sito funziona, in pratica, da vetrina in rete sulle strategie di marketing e i modelli di business del Gruppo, che trovano in questa piattaforma una sistemazione significativa: da una parte l'operatività FIAT, dall'altra le specificità delle società di cui si compone, dei singoli brand e dei prodotti. Partendo da questa impostazione, grazie al motore di ricerca, si possono navigare tutte le più importanti finestre sui Settori dalle auto, Fiat, Lancia, Alfa Romeo, Abarth, Fiat Professional, Ferrari e Maserati, Magneti Marelli, Comau e Teksid, per finire con le attività editoriali di Itedi. Tra le voci di navigazione offerte, molto apprezzabile è l'opzione centrale alla prima pagina e adiacente al grande video player, in cui si accede velocemente all'area Clienti, Azionisti e Investitori, Giornalisti e Stakeholder. Qui, tra diversi percorsi ricchi di immagini e titoli colorati si trovano anche il link alle pagine di FIAT sulle reti sociali (Facebook, Twitter, Delicious, Flickr, YouTube, LinkedIn, Digg), la nuvola dei Tags, pubblicazioni, documenti di Borsa, i canali per l'eRecruitment e molto altro. Ulteriori voci di interesse pubblico sono ospitate nel canale Media centre, dove sono offerti i comunicati stampa, il calendario eventi, il media kit con tutti i numeri dell'azienda torinese e del Gruppo in pdf, le interviste, le ultime news e un bell'archivio fotografico. Nel complesso un ottimo esempio di corporate communication, realizzata su una griglia di link e ipertesti perfettamente accessibile, all'interno della quale si accede velocemente ad ogni area senza trovare difficoltà. Un bell'esempio di sito customer oriented, inoltre, dove i principi di usabilità e accessibilità sono pienamente rispettati e in cui anche il livello di interazione con il materiale pubblicato e la struttura trova piena espressione grazie a funzionali interfacce grafiche.
Contenuti: @@@ - Grafica: @@@ - Usabilità: @@@
(legenda: @ sufficiente; @@ buono; @@@ ottimo)
(Fonte: www.key4biz.it - 3/10/2011)

sabato 22 ottobre 2011

Mirafiori: inaugurato a inizio mese da Marchionne e Profumo il campus dell'auto


Sergio Marchionne insieme con Francesco Profumo inaugura questa mattina il campus del Politecnico a Mirafiori. Nella nuova sede di Ingegneria dell'autoveicolo, negli spazi occupati un tempo dalla fabbrica Fiat, oltre 1700 studenti iniziano oggi a frequentare le loro lezioni. E il Politecnico apre le porte agli abitanti di Mirafiori. "Inauguriamo la fabbrica che non è solo più dell'uomo che costruisce l'auto ma anche di chi la pensa e la progetta dice Francesco Profumo vogliamo che sia una festa aperta anche ai cittadini, vogliamo che tutti si rendano conto del modo in cui intendiamo trasformare quest'area della città". Ci sarà anche Tom Dealessandri, vicesindaco di Torino, da sempre in prima fila nel progetto di riqualificazione e sviluppo dell'area ovest di Mirafiori, acquistata nel 2005 dagli enti locali (Comune, Provincia e Regione) e affidata a Tne (Torino nuova economia) di cui è socia la Fiat stessa. La presenza in contemporanea di Marchionne, Profumo e Dealessandri confermerebbe in pieno le indiscrezioni secondo cui i diversi "attori" di questa operazione avrebbero finalmente trovato un accordo anche sul ricorso al Tar che vede contro Fiat e Tne per la bonifica dei terreni su cui dovrebbe svilupparsi l'insediamento di aziende e di un'area di servizi per gli studenti. Fiat "teme che lo sviluppo pianificato dal Comune e chiesto da Profumo (che dice: "Non posso portare più di mille studenti in un luogo totalmente privo di servizi) spiega Tom Dealessandri possa comportare problemi dal punto di vista della compatibilità tra il carattere dell'iniziativa e quello produttivo, ma sono timori ingiustificati perché non vi saranno insediamenti di tipo residenziale, ci sarà al massimo un centro di servizi per gli utenti del campus". Così sull'area dove un tempo marciavano le auto Fiat pronte per la verniciatura, oggi si insedieranno gli studenti di un corso di laurea transoceanico diviso tra Politecnico e Università di Windsor, due chilometri dal centro di Detroit. I ragazzi italiani di Ingegneria dell'autoveicolo andranno a frequentare metà del proprio corso di studi nell'università canadese e nella sede della Chrysler. Viceversa, i canadesi studieranno 18 mesi al Politecnico e sosterranno un lungo tirocinio in una delle case automobilistiche del gruppo Fiat. L'accordo permetterà agli iscritti dei due atenei di conseguire una doppia laurea: una dal Politecnico (Laurea magistrale in Automotive engineering), e l'altra dall'Università di Windsor (Master of Applied Science in Automotive Engineering). Si tratta del primo esempio al mondo di corso di laurea che si fonda sulla collaborazione di due atenei prestigiosi, con due costruttori di auto, in due diversi continenti, finalizzato a promuovere un alto livello di formazione accademica internazionale.
(Fonte: http://torino.repubblica.it - 3/10/2011)

venerdì 21 ottobre 2011

Marchionne: utili record per Fiat-Chrysler nel 2011


«Il mercato italiano dell'auto è ai minimi dagli anni 90, e le prospettive del 2012 non sono incoraggianti. Eppure, anche se sembra paradossale, quest'anno potremmo battere il record di profitti del 2008, nonostante il consolidamento di Chrysler per soli 7 mesi». In occasione della presentazione delle Lancia Thema e Voyager, tenuto in lingua inglese, Sergio Marchionne – amministratore delegato di Fiat e Chrysler – inserisce una nota positiva in un panorama che non lascia grandi spazi all'ottimismo. Il record viene dalla somma dei risultati di gestione previsti per Fiat (2,1 miliardi di euro) e Fiat Industrial (1,5 miliardi): i 3,6 miliardi complessivi (contro i 3,4 del 2008) fanno parte dei target 2011 che ieri lo stesso Marchionne ha riconfermato. La conferma degli obiettivi dovrebbe estendersi al prossimo anno: «Non credo dovremo spostare i numeri del 2012, li stiamo analizzando adesso» ha detto Marchionne. Il declassamento da parte di Fitch «non sorprende» ma «non influenza i rendimenti», anche perché «abbiamo molti business che generano cash e abbastanza liquidità per un bel po' di tempo». Le prospettive congiunturali non sono però incoraggianti. «Non sarà un grande anno», in particolare per l'Europa, ammette Marchionne. Il gruppo Fiat ha però altri punti di forza: «Attualmente il Brasile e la Chrysler sono le nostre due maggiori fonti di profitto». Ieri l'azienda U.S.A. (di cui Fiat ha il 53,5%) ha annunciato un investimento da 165 milioni nell'impianto di Sterling Heights, in Michigan, dove dal 2013 dovrebbe essere prodotta una nuova berlina e da dove potrebbe uscire anche la futura Alfa Romeo Giulia. Proprio dagli Stati Uniti partirà il rilancio dell'Alfa: «Sarà in America nel 2013» ha confermato Marchionne, smentendo invece seccamente che Cnh sia in vendita (la concorrente Agco aveva espresso interesse). Nel nuovo gruppo che guarda oltre l'Atlantico, l'Europa preoccupa e l'Italia resta il tallone d'Achille. «Noi abbiamo un terzo del mercato italiano dell'auto, che è calato dai 2,45 milioni del picco del 2008 ai meno di 1,8 previsti per quest'anno: per Fiat vuol dire 210mila vetture in meno, l'equivalente di uno stabilimento». In questa situazione, Marchionne difende la decisione di rallentare il rinnovo della gamma: «La gente si chiede dove sono i modelli nuovi: ma a chi li vendiamo»? La stagnazione in Europa avrà conseguenze sulla struttura produttiva? «Non ci saranno cambiamenti dopo la chiusura di Termini Imerese. Ma il ruolo degli impianti italiani deve essere visto nell'ambito di una struttura produttiva più ampia che comprende anche America, Brasile e Cina. Le decisioni non sono italocentriche e i tentativi di parte dei sindacati di forzarci la mano non funzioneranno». Qui il manager rilancia la polemica contro la Fiom e alla domanda sullo sciopero proclamato per venerdì, risponde: «Personalmente credo lo sciopero – anche di cinque minuti – sia una cattiva idea, perché non incoraggia gli investimenti in questo Paese». A Marchionne risponde Susanna Camusso, segretario della Cgil: «Nella tradizione democratica lo sciopero è l'unico strumento che hanno i lavoratori per farsi sentire, quando le risposte non arrivano». A una domanda su Confindustria, infine, Marchionne risponde con una battuta: «Non mi chieda nemmeno di esprimere un'opinione sulla ex presidente di Confindustria per quanto riguarda la Fiat. Elkann ha già dato le dimissioni. La Fiat non c'entra più con Confindustria, quindi lasciamola fuori, per favore».
(Fonte: www.ilsole24ore.com - 20/10/2011)

giovedì 20 ottobre 2011

Lancia: presentate a Torino le nuove Thema e Voyager. In vendita dal 5 novembre


Fiat ha presentato a piazza Carignano a Torino dove sorge il monumentale Palazzo Carignano, sede del primo parlamento italiano e simbolo dell'Unità d'Italia nata 150 anni fa, le nuove Lancia Thema e Voyager, i primi due modelli frutto dell'alleanza tra il brand torinese e Chrysler. "Lancia - si legge in una nota - riconquista così il territorio dell'esclusività che da sempre le appartiene. Lo dice una storia secolare costellata da innovazione e primati. Lo conferma attualmente una delle più ampie gamme del panorama internazionale che va dal segmento B (nuova Ypsilon), passando dalle medie (nuove Delta e Musa), per giungere a quello della ammiraglia (nuova Thema), dei Large MPV (nuovo Voyager) e, a breve, delle affascinati convertibili di segmento D (nuova Flavia Cabrio)". Le nuove Thema e Voyager "sono il primo esempio concreto di come sia possibile unire due mondi distanti geograficamente eppure così vicini nella loro essenza. Un'alchimia perfetta che combina sapientemente linea esterna americana impreziosita da interni dal chiaro gusto italiano; motori potenti secondo la migliore tradizione statunitense "mitigati" dall'efficienza ecologica europea; grandi dimensioni tipicamente americane unite all'expertise italiana nelle vetture compatte; comfort e versatilità a "stelle e strisce" esaltate da un eccezionale handling europeo". La nuova Lancia Thema, lunga 5 metri, alta 1,5, larga 1,9 e con un passo di 3 metri, nasce sulla base della nuova Chrysler 300, a sua volta realizzata sulla piattaforma a trazione posteriore LX del Gruppo Chrysler. La nuova ammiraglia è caratterizzata da oltre 70 sistemi di sicurezza, tra cui l'Adaptive Speed Control (ACC) che regola la velocità e frena automaticamente per mantenere la distanza di sicurezza e il "Blind Spot Detection" che segnala l'ingresso di un veicolo nel "punto cieco" di visibilità, e viene proposta con due motorizzazioni a sei cilindri, entrambe con trasmissione automatica e trazione posteriore: il propulsore a benzina V6 Pentastar da 3,6 litri da 286 CV, abbinato ad un cambio automatico ZF a 8 rapporti, e un turbodiesel V6 da 3 litri di ultima generazione con due livelli di potenza (190 CV e 239 CV). Il nuovo Voyager è invece l'evoluzione di un'invenzione Chrysler nata nel 1984 che ha cambiato il linguaggio automobilistico inserendo una nuova parola e generato un nuovo mondo: MPV (Multi-Purpose Vehicle). Oggi, grazie all'alleanza tra i due marchi, "il modello americano "incontra" lo stile italiano per fondersi in una nuova forma automobilistica che unisce l'expertise Chrysler per il viaggio con quella Lancia per il piacere di guida, il benessere a bordo, la silenziosità nell'abitacolo e il gusto del 'made in Italy'". Il nuovo Voyager è lungo 5,21 metri, largo 1,99, alto 1,75 e con un passo di circa 3,1 metri. L'abitacolo può ospitare comodamente fino a 7 persone e, grazie al sistema 'Stow 'n Go' brevettato da Chrysler, consente di ricavare tutto lo spazio necessario per i passeggeri ed i loro bagagli, senza necessità di rimuovere i sedili. Il nuovo MPV Lancia è proposto con il propulsore diesel da 2,8 litri da 163 CV e un benzina da 3,6 litri da 283 CV.
(Fonte: http://borsaitaliana.it - 19/10/2011)

mercoledì 19 ottobre 2011

U.S.A., Fiat cambia strategia di marketing


Lo sbarco di Fiat negli U.S.A. si sta dimostrando per l'azienda italiana un passaggio molto delicato, com'era d'altronde prevedibile visti i tanti anni d'assenza da questo importante mercato e la forte concorrenza che il gruppo italiano si sta trovando di fronte. Dalle parti del Lingotto, comunque, sono ben consapevoli che ottenere delle ottime performance in termini di vendita non possa prescindere da un sapiente e ponderato lavoro di promozione del brand, puntando forte sul rafforzamento dell'immagine del marchio in modo da stimolare la domanda. È quindi da leggere in quest'ottica il fatto che Fiat ha recentemente chiuso la collaborazione con due agenzie di marketing, la Custom Martketing del Michigan e la 72andSunny di Santa Monica, che avevano finora curato la promozione del marchio torinese negli U.S.A. . Sebbene da parte di Fiat non sia arrivato alcun comunicato, un portavoce della controllata Chrysler ha assicurato che l'abbandono di 72andSunny è avvenuto alla regolare scadenza del contratto, smentendo quindi ogni possibile ipotesi legata a un cambio fatto per scarsa soddisfazione da parte del costruttore. Al di là delle possibili spiegazioni è chiaro che Fiat sta tentando di rinforzare la propria immagine e questa decisione sembra indirizzata proprio a dare una nuova sferzata all'avventura americana, anche perché il gruppo non ha assolutamente voglia di abbassare le proprie ambizioni e sembra invece alla ricerca di un nuovo partner cui affidare la gestione del marketing. D'altronde, rinforzare la percezione del brand presso il pubblico americano è di vitale importanza, anche in funzione delle buone prospettive di mercato di cui la Fiat 500, al momento l'unico modello italiano esportato negli U.S.A., sembra essere capace, sebbene finora la sua avventura americana pare sia stata un po' penalizzata in termini di vendita: il Cinquino a stelle e strisce ha infatti immatricolato circa 11.088 esemplari nei primi sei mesi della commercializzazione a fronte delle stime che ipotizzavano vendite per almeno 40.000 pezzi.
(Fonte: www.motori.it - 28/9/2011)

martedì 18 ottobre 2011

Consumer Reports giudica "eccellente" la Chrysler 300


L’articolo a corredo della prova su strada termina con un eloquente “la 300 è il miglior prodotto Chrysler che abbiamo visto negli ultimi decenni”. Un giudizio tanto lusinghiero viene fornito dal Consumer Reports, mensile pubblicato dalla Consumers Union e “bibbia” del consumatore statunitense, che può leggere recensioni di qualsiasi prodotto e critiche anche feroci ad oggetti non particolarmente riusciti. I giornalisti del magazine hanno tuttavia descritto la nuova berlina statunitense utilizzando solo parole al miele, attribuendole poi una valutazione di 80 punti percentuali che equivalgono al giudizio “excellent”, decisamente superiore rispetto al misero 64 della serie precedente. Il senior director di Consumer Reports, David Champion, ha provato l’ammiraglia in allestimento top di gamma C e motore V8 5.7, apprezzando in particolare l’handling raffinato e la maggiore "souplesse" di guida. Il cambio a cinque rapporti viene definito “morbido”, la frenata “molto buona” e gli interni “di qualità”, mentre in autostrada la vettura risulta “composta e reattiva”. Il prezzo della 300 provata ammonta a 44.730 dollari.
(Fonte: www.consumerreports.org - 30/9/2011)

lunedì 17 ottobre 2011

Produzione Fiat, il 2011 sarà l’anno peggiore


Dai piani operativi di Fiat, che Linkiesta ha potuto visionare in esclusiva, risulta un’ulteriore contrazione della produzione in quasi tutti gli stabilimenti. L’anno scorso l’annuncio di “Fabbrica Italia” si basava su un asserto: raddoppiare la produzione in cinque anni. Ad un anno dall’annuncio il calo è netto, e pesa soprattutto a Mirafiori. Dove continuano a correre voci di una pesante dismissione. Vedi i dati nella nostra infografica in fondo all’articolo. Per Fiat il 2011 è già il peggiore degli ultimi anni. La domanda legittima è che fine ha fatto il progetto Fabbrica Italia. Linkiesta ha ottenuto e visionato gli ultimi Piani operativi del Lingotto, dai quali si evincono tutte le difficoltà che Fiat sta avendo. E dire che nel 2010, durante la presentazione di quello che i vertici della casa torinese definivano «il più straordinario piano industriale che il nostro Paese abbia mai avuto», le stime erano ben differenti. «Nei prossimi cinque anni la produzione di auto e veicoli commerciali in Italia passerà da 800 mila a 1 milione e 650 mila unità all’anno», spiegavano John Elkann e Sergio Marchionne, rispettivamente presidente e amministratore delegato del gruppo. A oggi, secondo le stime di settembre, siamo fermi a quota 746.000 unità, che diventano 518.500 se si toglie la produzione del Ducato, circa 228.000 unità. Linkiesta ha preso in esame i maggiori stabilimenti europei del Lingotto: Mirafiori, Melfi, Termini Imerese, Pomigliano d’Arco, Cassino e Tychy (Polonia). Le cifre non sono esaltanti. Nell’arco di due anni si è passati da una produzione complessiva di 1,224 milioni di vetture l’anno a una di 1,018 milioni di auto previsto ad oggi per il 2011. Inoltre, al netto della Ford Ka, prodotta nel sito polacco di Tychy per 66.790 unità, si scende abbondantemente sotto quota un milione. Ma vediamo stabilimento per stabilimento cosa succede al Lingotto.
MIRAFIORI - Il dato finale del 2009 segnava una produzione di 172mila unità. La recessione ha portato Fiat a 123mila vetture nel 2010 e la previsione a inizio anno si attestava su volumi intorno alle 83mila unità. Tuttavia, così non è stato. Negli ultimi Piani operativi disponibili si può vedere come la produzione prevista per il 2011 è stata ridimensionata a 68.877 auto. Colpa soprattutto di due fattori. Da un lato il calo di Idea e Musa, due modelli destinati a finire la loro vita commerciale. Ma dall’altro c’è la contrazione dell’Alfa MiTo. Nelle previsioni di inizio 2011 la piccola sportiva del Biscione, derivata dalla Grande Punto, doveva essere prodotta in 56.736 unità. Ora le stime si attestano a 45.882. C’è però un altro aspetto che preoccupa i vertici del Lingotto. Stando a voci di corridoio, si sta cercando una soluzione per quello che è definito dai più come un sito vecchio, poco razionale e lontano dalle moderne tecnologie. Nei mesi scorsi il numero uno di Fiat (e Chrysler), Sergio Marchionne, aveva garantito che per lo storico stabilimento ci sarebbe stato un futuro, presentando un programma di sviluppo alle parti sociali. «Il piano prevede la creazione di una joint venture tra Chrysler e Fiat per portare a Torino una nuova piattaforma dagli Stati Uniti, che servirà per produrre automobili e SUV di classe superiore per i marchi Jeep e Alfa Romeo», spiegava Marchionne. Tuttavia, di questo piano, per ora, nemmeno l’ombra. Anzi, circola voce nell’ambiente dell’automotive torinese che Fiat sia pronta a chiedere 7 anni di mobilità per Mirafiori, in attesa di vagliare tutti i progetti per la sua riconversione. Fra le opzioni sul tavolo rimane quella del museo di casa Fiat, sullo stile di quello Volkswagen. Sono solo voci, per ora, che però ben testimoniano il senso di spaesamento che circola all’interno dello storico stabilimento.
MELFI - Il più proficuo stabilimento italiano vedrà uscire dai propri cancelli circa 250mila vetture per il 2011. Siamo ancora lontani dalle 266mila unità del 2009, ma siamo anche molto lontani dalle 261mila auto previste a inizio anno per il sito dove si producono Grande Punto e Punto Evo, i bestseller del Lingotto. Molto dipenderà dalla congiuntura internazionale, ma lo stesso Lingotto non teme una flessione troppo pesante per uno dei suoi modelli più venduti.
TERMINI IMERESE - Per lo stabilimento siciliano la produzione è in controtendenza rispetto al resto dell’Italia. Il 2009 si era chiuso con circa 48mila unità prodotte e le stime a inizio 2011 non erano positive, 25mila Lancia Ypsilon sarebbero uscite dalle linee. Invece, Fiat ha dovuto rivedere al rialzo le proprie previsioni, portandole a 36.929 unità. Tuttavia, il destino di Termini è già definito, dato che entro poco subentrerà a Fiat la DR Motors.
POMIGLIANO D'ARCO - Le 40mila vetture del 2009 e del 2010 sono solo un ricordo. Il 2011 si chiuderà, secondo gli ultimi Piani operativi, con 17.918 unità. Chiusa la produzione di Alfa 147, sostituita dalla Giulietta, e dalla Alfa GT, rimane in produzione la 159. Per la berlina della casa di Arese, tuttavia, la produzione supera di poco le 12mila unità. L’innovazione è data dalla Nuova Panda, appena presentata. Dopo le cinque vetture prodotte in settembre e le 38 previste per ottobre, la piccola di casa Fiat inizierà a nascere in larga scala. A fine anno ci saranno poco più di 5.700 le Panda che vedranno la luce in provincia di Napoli.
CASSINO - Quello che lo stesso Marchionne ha definito più volte ai suoi collaboratori «il miglior stabilimento del gruppo» è quello che ha visto la maggior revisione al ribasso delle stime di produzione 2011. Se a inizio anno si era a quota 182.000 unità, adesso siamo a circa 145.000. La colpa non è solo della dismissione produttiva della Fiat Croma, ma soprattutto delle sbagliate previsioni sulla Alfa Romeo Giulietta. La media sportiva del Lingotto, costruita sulla piattaforma della Fiat Bravo e della Lancia Delta, doveva essere prodotta in quasi 100.000 unità. La vita commerciale, tuttavia, non è così facile per la Giulietta e quindi il Lingotto ha dovuto ridurre i volumi a 90.000 vetture. Ma non solo. Da Via Nizza spiegano, in via informale, che tutti si attendevano un maggior successo. In previsione c’è quindi una ulteriore riduzione. Il calo si è già verificato, invece, per Bravo e Delta. Se per la media Fiat la stima di inizio anno era di 51.268 unità, oggi siamo già a quota 33.000. Analogo il calo per la Lancia, passata dalle 28.473 unità di inizio 2011 alle 20.869 di oggi.
TYCHY - Il sito polacco dove si producono le piccole del Lingotto è uno di quelli che subirà le maggiori trasformazioni nei prossimi anni. Da stabilimento modello, Tychy ha visto ridursi la produzione di oltre il 10% da inizio anno. Infatti, il primo Piano operativo di Fiat per il 2011 aveva spiegato che i volumi sarebbero stati superiori alle 563.000 unità. A settembre, l’ennesimo ribasso: 499.664 auto varcheranno i cancelli dell’impianto polacco. Ma non è tutto. A Tychy sono prodotte diverse vetture: Fiat Panda, Fiat 500, Nuova Ypsilon e Ford Ka. Al netto di quest’ultima (circa 66.000 unità l’anno, secondo le ultime stime), la produzione di Fiat scende a quota 432.874 vetture.
IL FUTURO - Il recente downgrade del rating da parte di Moody’s (da Ba1 a Ba2) riflette tutta l’incertezza che c’è intorno al Lingotto. Le gioie per Marchionne non arrivano nemmeno dalle vendite, in forte calo anche in agosto, quando tutta l’Europa è cresciuta del 7,8 per cento. Colpa dei modelli del Lingotto, considerati di poco appeal rispetto alle compagini francese o tedesche. E il futuro non è roseo. Oltre alle recenti Fiat Freemont, rebranding della Dodge Journey, e della Lancia Thema, ovvero la Chrysler 300C, le novità riguardano solo la Nuova Panda e la Maserati Kubang, il SUV del Tridente. Inoltre, il progetto di lanciare la 500 come brand sul mercato americano incontra serie difficoltà: Fiat puntava a vendere 50.000 pezzi, e al momento è ferma a 10.000. Si pensa già di spostare la produzione della 500 dal Messico al Brasile, più lontano dagli U.S.A. ma dove costruire auto costa meno. Troppo poco per competere alla pari con Volkswagen Auto Group. Ma anche per contrastare PSA e Renault.
(Fonte: www.linkiesta.it - 26/9/2011)

domenica 16 ottobre 2011

Mario Deaglio: Fiat, Confindustria e la vera partita per l'Italia


Con la decisione della Fiat di uscire dalla Confindustria, l’amministratore delegato Marchionne si configura una volta di più come avversario del «gattopardismo», un termine che vuole indicare un cambiamento di facciata che lascia intatti i sottostanti meccanismi e rapporti di potere. Derivato da «Il Gattopardo» di Tomasi di Lampedusa, dove il nipote del protagonista, Tancredi, pronuncia una frase divenuta emblematica della realtà italiana: «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi» descrive purtroppo molto bene la nostra disperante immobilità. Marchionne, può essere ammirato o criticato, può trovare consensi o dissensi ma di sicuro non è un Gattopardo. La sua azione di amministratore delegato della Fiat continua a configurarsi come il principale elemento di discontinuità, o, se si preferisce, di rottura, con la tradizione italiana di rapporti tra imprese e politica, tra imprese e mondo del lavoro, tra imprese e estero. La decisione del 2009 di correre l’avventura americana con l’ingresso nel capitale della Chrysler, un’impresa più grande della Fiat - di cui la Fiat oggi detiene la maggioranza assoluta - non rientra certo negli schemi normali del capitalismo italiano, spesso molto attenti a non «offendere» i grandi concorrenti stranieri ma piuttosto a collaborare con loro; così come non vi rientrano gli accordi sindacali relativi agli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori e ex Bertone che hanno, in varia misura e con varie modalità, scardinato la bene oliata macchina delle normali contrattazioni sindacali; e il disinteresse che in più di un’occasione recente la Fiat ha mostrato verso gli sgravi fiscali per sostenere la domanda di auto in Italia. La strategia degli investimenti di un gruppo delle dimensioni della Fiat non può non condizionare in gran parte la politica industriale dell’Italia, specie quando questa politica, come è successo negli ultimi 2-3 anni, può considerarsi praticamente inesistente. Quella che si è venuta definitivamente precisando con gli annunci di ieri è sicuramente una strategia scomoda, che, per di più, va contro a molta saggezza convenzionale. Il ritorno in Italia dalla Polonia di lavorazioni industriali «pesanti», la conferma di un ruolo tecnologico-produttivo importante per lo stabilimento torinese di Mirafiori, il tentativo di riaccendere la competizione della Fiat nel settore delle auto di qualità, in competizione con grandi case straniere, a partire dallo stabilimento ex Bertone sono mosse audaci, specie in un momento di difficile congiuntura mondiale come quello presente. Sono scommesse importanti, dall’esito non scontato, in un mondo industriale che non ama molto scommettere e che cerca spesso garanzie pubbliche e coperture bancarie, oltre che l’assenso informale del sindacato, a gran parte delle proprie iniziative. Tutto ciò non significa che il mondo industriale non possa trovare una sua dimensione internazionale o che l’ambiente in cui operano le imprese italiane sia oggettivamente privo di punti di forza; di sicuro, però, tale ambiente si è rivelato poco adatto al quadro competitivo che, per il momento almeno, prevale nel mondo. Per valutare bene la portata dell’inadeguatezza italiana occorre ricordare che da vari anni nessuna grande impresa, italiana o estera che sia, compie investimenti importanti nel Mezzogiorno - se si eccettua qualche iniziativa dell’industria pubblica - e che il resto d’Italia vive in un clima economico stagnante in marcato contrasto, anche in questo periodo di crisi, con il carattere estremamente dinamico dell’economia mondiale. Una ricerca del Fraser Institute che viene presentata in questi giorni a Torino dal Centro Einaudi, pone l’Italia al 70 ̊ posto nel mondo e al terzultimo in Europa per quanto riguarda la libertà economica; nel 2008 era al 66 ̊ posto, nel 2003 al 50 ̊, 10 anni fa al 35 ̊. Questi numeri parlano da soli. O forse no. L’Italia può anche legittimamente scegliere la strada del «piccolismo», dell’irrilevanza internazionale, del Paese-museo; delle relazioni sindacali in cui si stabilisce che tutto cambi, come con l’articolo 8 della recente manovra che consente di regolare con accordi anche i licenziamenti individuali, salvo poi procedere a un’intesa Confindustria-sindacato che impegna i contraenti a non applicare tale articolo. Precisamente tale intesa è stata la causa prossima dell’uscita della Fiat dalla Confindustria. L’importante in questa vicenda non è stabilire se Marchionne abbia ragione o torto; è prima di tutto importante che gli impegni presi vengano rispettati e sin qui questo è successo. Occorre poi che l’Italia, di tutti i colori politici e di tutte le convinzioni, decida se vuole cercar di giocare una partita economica di primo piano. Se lo vuol fare non potrà difendere i diritti attuali di tutti se non riducendo di fatto i diritti di chi è senza lavoro e delle nuove generazioni, come purtroppo sta succedendo. Di fronte a alternative del genere, rinviare le scelte e fare i Gattopardi non serve a nulla.
(Fonte: www.lastampa.it - 4/10/2011)

sabato 15 ottobre 2011

Suzuki, lettera ufficiale di lamentele a VW. Winterkorn: "Teatrale". Divorzio in vista?


L’alleanza tra Volkswagen e Suzuki continua a far discutere, a giudicare dagli sviluppi di questi ultimi giorni: la relazione tra i due costruttori non è mai stata rose e fiori, e gli avvenimenti odierni aggiungono un ulteriore capitolo di attriti a questo rapporto travagliato. Osamu Suzuki in persona ha scritto a Martin Winterkorn una lettera ufficiale di lamentela perché la casa tedesca avrebbe intaccato l’onorabilità della sua azienda. Suzuki si riferisce in particolare alla reazione dei tedeschi di fronte all’accordo stretto tra la casa del Sol Levante e Fiat per la fornitura del 1.6 MultiJet, preferito al 1.6 TDI di Wolfsburg. In quell’occasione Volkswagen commentò la notizia affermando che la controparte aveva in tal maniera violato i termini dell’accordo industriale. E la cosa non è andata giù al presidente Osamu, che non a visto alcun “infringement” nella manovra. Volkswagen ha confermato di aver ricevuto la missiva. E da parte sua ha fatto sapere di averla trovata fuori luogo: “teatrale”, per la precisione, l’aggettivo usato da Winterkorn per descrivere l’iniziativa, con la quale Suzuki ha chiesto di ritirare quanto detto, con tanto di scuse.
(Fonte: www.autoweek.nl - 26/9/2011)

venerdì 14 ottobre 2011

La piattaforma "modulabile" della Jeep destinata a Mirafiori


La piattaforma che Sergio Marchionne ha deciso di portare a Mirafiori ha origine nell'architettura Compact, base su cui verranno costruiti gran parte dei modelli Fiat/Chrysler. Il pianale ha una funzione strategica, perché è il mezzo con cui si ottengono economie di scala per realizzare differenti modelli (il risparmio è di circa il 35%), pur consentendo di modificare alcuni elementi peculiari: trazione, passo, carreggiata, lunghezza. L'architettura è l'insieme dei sistemi collegati alla piattaforma: sospensioni, sterzo, freni, scarico, climatizzatore, strutture dei sedili, dispositivi di sicurezza. La piattaforma modulabile permette di usare pochi pianali per tante auto: per questo è la nuova frontiera dei costruttori. Sulla base della Ford Focus vengono costruite otto vetture. La Volkswagen produce, sulla stessa architettura, modelli analoghi con marchi differenti. Sulla Compact è nata l'Alfa Romeo Giulietta, con l'impiego di acciaio ad alta resistenza (in oltre il 90% della struttura) e di materiali leggeri (la traversa anteriore che collega le sospensioni è in alluminio; il Multilink posteriore impiega bracci in alluminio, che consentono un risparmio di almeno dieci chili rispetto a un sistema tradizionale). Determinante anche l'uso di componenti termoplastici Xenoy per gli elementi di assorbimento dei paraurti. L'evoluzione di questa «base» è il pianale C-Wide, già usato negli U.S.A. dalla Dodge per una berlina medio-grande che verrà presentata al Salone di Detroit (gennaio 2012). Una vettura marcatamente sportiva, a due volumi, affusolata, più larga e più lunga della Giulietta. Sempre la C-Wide darà origine alla Giulia che, per adattarsi al mercato americano e superare i test di omologazione, dovrà essere ancora più larga. A Mirafiori sarà pronta entro il 2012 la versione Small Wide: idonea a costruire veicoli di segmento B (come una piccola Jeep), potrà adattarsi alla futura Punto e a un suv firmato Fiat, di ingresso al segmento C. Potrà accettare la trazione integrale. In Serbia, nello stabilimento Fiat di Kragujevac, viene realizzato sempre su questa base il monovolume Fiat L0 (lungo circa 430 centimetri), che vedremo la prossima primavera al Salone di Ginevra, assemblato in due versioni in circa 250 mila pezzi l'anno.
(Fonte: www.corriere.it - 10/10/2011)