giovedì 25 settembre 2014

FCA: priorità a nuovi modelli e partnership


Riduzione del debito, realizzazione del piano industriale e ricerca di un partner: questi i tre dossier più rilevanti che il consiglio d'amministrazione e il management della Fiat Chrysler Automobiles dovranno affrontare fin dalla riunione del mese prossimo a Londra, dopo la formalizzazione della nascita della nuova holding e il debutto a Wall Street. I primi due nodi sono strettamente legati e dovranno essere affrontati comunque prima della (possibile ma non certa) individuazione di un compratore o di un socio forte. Il tema della ricapitalizzazione è stato più volte affrontato dallo stesso Marchionne, secondo il quale un aumento di capitale potrebbe servire ora ma non essere più necessario di qui a due anni, quando il gruppo produrrà cassa (secondo i piani) in misura significativa. Il problema è che per generare cassa, soprattutto con la parte Fiat, FCA dovrà disporre di nuovi modelli, e per averli dovrà prima o poi investire. Ecco quindi che il tema del piano industriale e quello dei fondi si intrecciano. Fiat è ora parte di un gruppo globale con Chrysler, ma non può ancora utilizzare interamente la liquidità che Chrysler produce; e in ogni caso anche i marchi americani, primo fra tutti la Jeep, hanno piani ambiziosi che dovranno essere finanziati. Non solo: fra un anno esatto Chrysler, così come General Motors e Ford, dovrà rinnovare il contratto di lavoro con la Uaw. Per il sindacato americano sarà il primo rinnovo del dopo crisi, il primo in cui potrà nuovamente usare l'arma dello sciopero; con una Chrysler in attivo non c'è dubbio che punterà a strappare concessioni salariali e il maggior volume possibile di nuovi prodotti. L'attuale situazione dei mercati finanziari sta dando una mano al Lingotto, che non a caso proprio nei giorni scorsi è tornato sul mercato obbligazionario; ma i due miliardi di euro di oneri finanziari netti l'anno sono uno svantaggio competitivo importante rispetto al grosso della concorrenza. E nella prima metà dell'anno il gruppo ha investito un po' meno che nel 2013. Qualcuno pensa che una riproposizione del cosiddetto polo del lusso, o meglio dei marchi premium, possa essere una soluzione ad entrambi i problemi: creare una società a parte, scorporandola da FCA, e chiamare il mercato a investire a fianco della Exor. Tale ipotesi è stata smentita ieri da Marchionne, che ha lasciato aperto solo uno spiraglio («toccherà al cda occuparsene»). Il fatto è che Alfa Romeo, nelle condizioni in cui è, rischierebbe di essere una palla al piede del Cavallino, sia per le perdite che genera che per gli investimenti (5 miliardi di euro tra il 2014 e il 2018) che richiederà il suo rilancio. Qualche anno fa, il miglioramento dei conti fu favorito anche dallo spostamento della Maserati (quando ancora era in rosso) sotto l'ombrello Fiat. Adesso l'azienda di Modena e Grugliasco viaggia a tutto gas, e ha un potenziale di sinergie con Ferrari maggiore rispetto all'Alfa; guardando a quest'ultima, le sinergie per Maranello potrebbero non valere lo svantaggio derivante dalla diluizione del brand. Il marchio Alfa Romeo ha sì grandi potenzialità - tutti lo ammettono, a partire dagli amici tedeschi di Marchionne - ma con le sue poco più di 70mila vetture vendute all'anno è per ora come un affascinante castello diroccato che necessita per il restauro di somme colossali; per questo non mancano consulenti e analisti che consigliano di venderlo a qualche miliardario in vena di follie. Marchionne, che pure ha più volte accarezzato l'idea in passato, ora non ne vuol sentir parlare e ha anzi messo il marchio del Biscione al centro della strategia di rilancio del gruppo in Italia. Questo è forse il punto chiave. Di tutti i dossier aperti, quello della «fabbrica Italia» è quello che più interessa all'italiano medio ma che più conta anche per il Paese: i successi globali servirebbero solo agli azionisti, se per l'Italia il saldo finale fosse in rosso. Il top manager del Lingotto ha più volte rivendicato il fatto che Fiat ha chiuso meno fabbriche dei concorrenti europei nonostante una crisi più profonda del mercato dell'auto. È vero, anche se un aiuto importante lo ha avuto dagli italiani con il finanziamento della Cassa integrazione. La strategia di ridare lavoro con modelli Maserati e Alfa Romeo, presentata a fine 2012 e confermata a maggio a Detroit, è stata giudicata positivamente da tutti gli osservatori, anche come un modo per smarcarsi da una crisi del mercato italiano che non sembra avere fine (anche i segnali di agosto sono negativi). La parte Alfa del piano resta però ancora al palo: per nessuno dei modelli c'è ancora un via libera ufficiale e l'assegnazione di uno stabilimento. Allargare la coperta dei mezzi finanziari per arrivare a coprire gli investimenti promessi: questa la prima sfida della nuova FCA.
(Fonte: www.ilsole24ore.com - 11/9/2014)

mercoledì 24 settembre 2014

Confermato l'accordo FCA-Mitsubishi per un pick-up medio su base L200


Con una breve nota stampa congiunta, FCA e Mitsubishi Motors Corporation hanno annunciato la sigla di un memorandum d'intesa non vincolante per lo sviluppo e la produzione di un pick-up medio che nascerà sulla base dell'L200 di prossima generazione.
Confermate le voci dei mesi scorsi - La notizia odierna non fa che confermare alcune anticipazioni di cui avevamo dato conto all'inizio di giugno: secondo le informazioni, il pick-up di ascendenza giapponese sarebbe destinato ai mercati europeo e latino-americano, sui quali verrebbe commercializzato sotto le insegne di Fiat Professional a partire dal 2016.
L'ipotesi Fiat Professional - La scelta - ancora non confermata - di puntare sul marchio dei veicoli commerciali non è casuale, ma riflette l'intenzione di spingere su un fronte che sta portando risultati interessanti, anche in Europa, dove invece i brand automobilistici del Gruppo sono da anni in sofferenza.
Il successo (e le ambizioni) del ramo LCV - Fiat Professional ha chiuso il 2013 con 431.000 veicoli venduti nel mondo: l'introduzione del pick-up avrà un ruolo chiave per realizzare l'ulteriore crescita programmata da piano industriale: il target della dirigenza sono le 600.000 unità l'anno entro il 2018.
Viene da lontano l'idea del pick-up - Già da tempo Marchionne e soci accarezzano l'idea di un pick-up più grande del Fiat Strada (venduto in 134.000 unità l'anno scorso): nel piano industriale del 2006 era prevista l'introduzione (a partire dal 2008) di un derivato del Tata Xenon. Sfumata quell'operazione, nel 2010 (e dunque già in era Fiat-Chrysler) si tornò a parlare dell'ipotesi di un mezzo simile prodotto sulla base del Dodge Dakota, ma anche in quel caso non se ne fece nulla.
I possibili sviluppi dell'alleanza - Va peraltro ricordato che l'intesa sul pick-up potrebbe anticipare ulteriori sviluppi nella collaborazione con il Costruttore nipponico: secondo quanto riportato dal quotidiano finanziario Nikkei all'inizio dell'estate, la Mitsubishi potrebbe fornire a FCA anche la Attrage, una piccola berlina di recente presentazione destinata ai mercati emergenti, che verrebbe commercializzata anche con il marchio Chrysler.
Due modelli, una fabbrica - Il Gruppo italo-americano si servirebbe di questa tre volumi (che poi è la Mirage con la coda) per espandere la propria presenza sui mercati asiatici, ancora evanescente. Anche questo secondo punto dell'intesa è in via di definizione, e un annuncio al riguardo potrebbe arrivare entro fine anno: Attrage e L200, del resto, sono prodotte nella stessa fabbrica di Laem Chabang, in Thailandia, e un accordo su entrambi i modelli sarebbe agevolato dalla circostanza.
(Fonte: www.quattroruote.it -19/9/2014)

martedì 23 settembre 2014

Fiat-Piaggio: le banche d’affari fanno il tifo per l’unione tra la 500 e la Vespa


Tra le tante indiscrezioni circolate in questi giorni di grande fermento per Fiat, c’è anche quella di un possibile ingresso del Lingotto nel mercato delle due ruote. Si tratterebbe, più che altro, di una previsione di addetti ai lavori e di banchieri d’affari che hanno notato come Fiat-Chrysler, con un proprio marchio nelle moto, potrebbe colmare un gap che ha verso alcuni suoi concorrenti come Daimler-Mercedes, Bmw e Volkswagen. Tutte queste case automobilistiche sono infatti entrate nel mercato delle due ruote: Bmw ha una propria divisione nel settore, Volkswagen ha invece acquistato lo scorso anno tramite Audi la Ducati dal fondo Investindustrial. Infine c’è Daimler-Mercedes che sarebbe interessata ad entrare (tramite il suo marchio sportivo Amg) nel capitale dell’italiana Mv Agusta, una delle aziende italiane storiche delle due ruote di recente rilanciata da Giovanni Castiglioni. Fonti vicine al Lingotto non commentano le indiscrezioni, ma fanno notare che un ingresso nelle due ruote non avrebbe alcun senso, tanto più in un momento come questo in cui il gruppo Fiat-Chrysler è impegnato (anche finanziariamente) su ben altri fronti. Tuttavia gli addetti ai lavori continuano a “tifare” una strategia di questo tipo. Ieri il servizio «Deal Reporter» ha riportato le opinioni di diversi addetti ai lavori che indicavano in Piaggio il marchio migliore per generare sinergie con Fiat: con il binomio fra la Fiat 500 e la Vespa capace di creare grande valore.
(Fonte: http://carlofesta.blog.ilsole24ore.com - 15/9/2014)

lunedì 22 settembre 2014

Marchionne: "Maserati non sarà un gigante, ma semplicemente la migliore"


Maserati "non sarà mai un gigante, non sarà mai la Casa che costruirà il maggior numero di automobili al mondo ma sarà, semplicemente, la migliore". Lo ha detto Sergio Marchionne, Ceo del Gruppo Fiat-Chrysler e presidente di Maserati, nel salutare gli ospiti della cena di gala organizzata venerdì alla Reggia della Venaria Reale per la tappa torinese - l'ultima - delle celebrazioni del centenario Maserati. Marchionne, che ha partecipato alla cena, insieme al presidente del Gruppo Fiat-Chrysler John Elkann e a collezionisti, clienti e ospiti Maserati, ha confermato l'obiettivo di produrre 79mila auto con il marchio del Tridente entro il 2018.
TAPPE - Dopo Bologna (la città dove la marca è nata) e Modena (la città dove si è sviluppata e consolidata) l'evento conclusivo per le celebrazioni del Centenario Maserati si è infatti trasferito nel capoluogo piemontese, la città dove vengono costruite le odierne Quattroporte e Ghibli - cardini dell'attuale successo del brand - e dove dal prossimo anno verrà fabbricato Levante, primo suv nella storia del Tridente.
ORGOGLIO - "Il Raduno internazionale del Centenario - ha detto Harald Wester, Ceo di Maserati - ci sta facendo vivere bellissime emozioni. Vedere tutte queste Maserati di ogni epoca, collezionisti arrivati da tutto il mondo, addirittura clienti e giornalisti cinesi arrivati in macchina da Pechino guidando per 13mila chilometri senza il minimo inconveniente sono cose che ti inorgogliscono. E poi l'affetto della gente: a Bologna, a Modena, a Torino. Una tre-giorni che celebra i primi 100 anni della nostra storia e che di fatto apre i prossimi 100".
SFILATA - Sabato, i partecipanti hanno concluso la gara di regolarità con la salita alla Basilica di Superga. A seguire, visita al secondo sito produttivo Maserati, la Fabbrica Avv. Giovanni Agnelli a Grugliasco, dove vengono prodotte le odierne Quattroporte e Ghibli. Nel pomeriggio le Maserati si sono ritrovate nella centralissima Piazza San Carlo per il Concours d'Elegance, atto conclusivo della tre giorni del Centenario Maserati. Tra i giudici del concorso l'ingegner Lorenzo Ramaciotti, chief design officer del Gruppo Fiat Chrysler e, quindi, responsabile anche dello stile di Maserati. Il premio Best of Show è andato alla Maserati Mexico 4200 Prototipo Frua. La Maserati A6 GCS/53 della collezione Panini che ha ricevuto un premio speciale e si è classificata terza di classe nella gara di regolarità. La vettura fa parte della storica collezione di Maserati che Umberto Panini aveva salvato nei primi anni ’90 riportandola a Modena.
(Fonte: www.gazzetta.it - 21/9/2014)

domenica 21 settembre 2014

Ferrari 2.0 (2): Wall Street "benedice" l'arrivo di Marchionne


Un Cavallino rampante nel "motore" di Fiat e Chrysler, a Wall Street, è parsa la proverbiale ciliegina sulla torta d'una nuova FCA quotata al New York Stock Exchange. La decisione dell'amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles, Sergio Marchionne, di prendere in prima persona la guida di Ferrari, storico marchio della Formula Uno e del super-lusso "Made in Italy" finora separato in casa, appare come un regalo per un gruppo che ha già in grandi processi di integrazione, quelli tra Chrysler e Fiat, il suo fulcro competitivo. «Prendere il volante di Ferrari offre a Marchionne molta più libertà nel valutare tutte le diverse opzioni che Fiat ha davanti a sé per la divisione di super-car», ha detto George Galliers, analista di International Strategy & Investment, broker dealer di New York. Un'articolata attività nelle auto di lusso, che vede in pole position, oltre alla Rossa di Maranello, marchi come Maserati e una rilanciata Alfa Romeo e che alza il profilo di tutta FCA. Anche un eventuale spin-off o quotazione separata di Ferrari desterebbe sicuramente interesse: non potrebbe essere altrimenti con valutazioni comprese tra i 5,2 e i 6,5 miliardi di dollari, riconoscibilità globale e robuste performance finanziarie se non in gara (margini operativi di profitto del 15,6% l'anno scorso, profitti saliti del 10% e entrate del 14,5% nei primi sei mesi del 2014). Ma nessun operatore la ritiene al momento una strada plausibile o auspicabile, sbarrata da smentite che danno credito al disegno dei vertici di FCA di far leva proprio sul Cavallino rampante per generare maggior entusiasmo nel giorno dall'initial public offering di Fiat-Chrysler, il 13 ottobre al Nyse. Che coinciderà con l'ingresso ufficiale di Marchionne in Ferrari da presidente. L'attenzione di Wall Street, così, è piuttosto dominata dai piani e dagli interrogativi per il futuro più vicino e probabile: dalle affermazioni di Marchionne di voler considerare aumenti graduali della produzione annuale, rispetto alle circa settemila vetture attuali, al fine di sfruttare una crescita della domanda. Fino ai dubbi sulla sua gestione: gli osservatori americani si domandano se il manager, che non ha esperienza diretta nei marchi di super lusso, saprà davvero garantire lustro alla Ferrari. La svolta al volante di Ferrari con le sue ripercussioni, tuttavia, non mette in secondo piano i traguardi e le sfide dell'integrazione Fiat-Chrysler tra gli investitori americani, che hanno cominciato il conto alla rovescia verso un collocamento iniziale atteso il 13 ottobre e quindi verso un road show che potrebbe partire nelle prossime settimane. Ha trovato eco nelle ultime ore il miglioramento del giudizio sull'outlook del gruppo da "negativo" a "stabile" da parte della società di valutazione del credito Fitch. Dovuto, appunto, ai passi avanti nella combinazione che «rafforzano» la nuova azienda. «Ci aspettiamo che l'integrazione si approfondisca ulteriormente e permetta maggiori sinergie nel medio termine», ha aggiunto Fitch. Chrysler, di certo, ha messo in mostra continui incrementi delle vendite dai furgoni alle Jeep, altro marchio sul quale Marchionne punta molto a livello internazionale, sostenendo i risultati dell'intero gruppo mentre Fiat soffre in Europa. E secondo gli analisti la quotazione a Wall Street di FCA dovrebbe tradursi in un ulteriore rafforzamento sia della sua immagine che delle sue prospettive. Accanto ai continui progressi testimoniati dalla cifre, analisti e investitori aspettano nella fase post-Ipo anche nuovi e concreti chiarimenti sulle strategie per il domani del gruppo nel mercato globale dell'auto. In particolare su come FCA, settima casa automobilistica mondiale, cercherà di finanziare gli ambizioni piani di sviluppo quinquennale che ha adottato e che prevedono profitti moltiplicati per cinque e vendite in crescita del 60 per cento.
(Fonte: www.ilsole24ore.com - 12/9/2014)

sabato 20 settembre 2014

Ferrari 2.0 (1): vincere in pista è un passo necessario per la corsa agli U.S.A.


Ha appena vinto il Gran Premio più importante della sua carriera, quello che ha visto Fiat-Chrysler tagliare il traguardo di una fusione che completa dieci anni di lavoro. Ma adesso, invece di festeggiare ai box, Sergio Marchionne prende la guida della Ferrari e si rimette in gioco con un messaggio chiaro: «Vincere in pista fa parte del DNA della casa; lavoreremo come dannati per questo». Dunque la vittoria «in pista» è ciò che il Ceo del gruppo vuole ottenere dalla Ferrari. Perché, se non è un caso che il Cavallino sia oggi il brand più forte del mondo, l’oggetto del desiderio per il quale tycoon, principi e miliardari si mettono disciplinati in fila dal concessionario, questo avviene in buona parte per la sua reputazione sportiva. E se un Gran Premio perso o vinto non fa certo la differenza in termini di vendite, sei anni di fila senza strappare un titolo, rischiano alla lunga di appannare il marchio che si nutre anche di una lunga serie di successi. Purtroppo passati. È questo il ragionamento che sta dietro le dichiarazioni di ieri di Marchionne; è questo il principale motivo - condito da qualche frizione personale di cui anche nella conferenza stampa congiunta, seppure tra i sorrisi, si è avuta conferma e che pare adesso superata - che porta al cambio della guardia a Maranello, i cui risultati finanziari vengono invece considerati soddisfacenti. Ma l’arrivo del Ceo di Fiat-Chrysler ha come obiettivo una rivoluzione in Ferrari anche fuori dai circuiti di gara? I primi segnali non paiono indicarlo. Marchionne ha confermato la fiducia nella prima linea dell’azienda - in testa l’amministratore delegato Amedeo Felisa - ed ha indicato anche che nulla cambia nella strategia industriale di FCA illustrata ai mercati finanziari lo scorso maggio ad Auburn Hills - un grande gruppo globale da 7 milioni di auto entro il 2018 - sottolineando più volte la specificità del Cavallino e mandando in archivio i rumors più o meno fantasiosi su possibili novità che spaziavano dalla quotazione separata a una Ferrari «Made in U.S.A.». Che la Rossa sotto la nuova gestione possa diventare «americana» non è proprio un tema all’ordine del giorno; diciamo che lo spettro di un Cavallino a stelle strisce è un argomento polemico usato nelle ore passate, quando la tensione sull’asse Maranello-Torino era più alta e i colpi più bassi. Ma come è ovvio in casa Fiat-Chrysler tutti, a partire dal presidente John Elkann e dallo stesso Marchionne, hanno ben chiaro il valore aggiunto della Ferrari sta anche e soprattutto nel suo essere un marchio unico e preziosissimo, che esprime il meglio dell’italianità. Sarebbe «osceno» - Marchionne dixit - solo pensare di produrne una negli Stati Uniti, sebbene proprio gli U.S.A. siano il primo mercato di Maranello. Dunque la questione di un ipotetico sfregio all’identità nazionale di Ferrari, anche se all’interno di un gruppo che è ormai pienamente globale come FCA, si chiude prima ancora di essere aperta. Né il gioiello più prezioso del gruppo automobilistico verrà fagocitato in qualche modo dagli altri marchi. «Ferrari - ha ribadito ieri Marchionne - non può appoggiarsi al sistema Fiat-Chrylser nè per le tecnologie nè per l’accesso ai mercati». Se un travaso di competenze e tecnologie avverrà, sarà sempre mettendo Maranello a monte e il resto del gruppo sotto, in modo da raccogliere competenze e innovazione anche nei modelli che dal lusso purissimo della Rossa entrano in quel territorio - su cui il piano industriale di FCA scommette molto - del «lusso accessibile». Accade già con i motori Maserati, che sono «Made in Ferrari», non è detto che non possa accadere in futuro per la stessa Maserati o magari per i nuovi modelli Alfa Romeo ai quali dall’anno prossimo spetta uno dei compiti più difficili nella strategia di Marchionne: rompere il predominio dei concorrenti tedeschi nella fascia alta del mercato. Del resto, anche in questo caso ha ricordato il Ceo, qualche figura di Maranello è già stata precettata proprio per aiutare i marchi appena citati nell’evoluzione verso fasce sempre più alte di mercato. Insomma, il Marchionne che aggiunge alla lista dei suoi uffici a Torino, Londra ed Auburn Hills anche quello a Maranello, porterà qualche rivoluzione in Ferrari e - almeno la sua speranza è questa - sui circuiti di tutto il mondo, ma non sarà certo il nuovo passaggio a rivoluzionare l’intero assetto del piano di FCA per i prossimi cinque anni. Ma certo la chiarezza nella nuova scelta è stata premiata anche ieri dalla Borsa - il titolo va su dell’1,8% - ed è probabile che agli azionisti e al Ceo non dispiaccia presentarsi sul mercato di Wall Street dove FCA sarà quotata da metà ottobre, con tutte le stanze delle grande casa automobilistica messe in ordine. Anche con una governance che attribuisca direttamente a Marchionne onori ed oneri nella gestione del gioiello Ferrari.
(Fonte: www.lastampa.it - 11/9/2014)

venerdì 19 settembre 2014

Fiat 500X: diffusa la prima foto "rubata"


Ecco la Fiat 500X. A sorpresa è spuntata in rete la prima foto senza veli del mini-SUV del Lingotto che arriverà sul mercato nel 2015 e che sarà presentata ufficialmente ad ottobre al Salone di Parigi. Si tratterebbe - sembra - di una immagine "sfuggita" durante le riprese di uno spot pubblicitario. La foto è stata scattata con un obiettivo particolare, probabilmente un grandangolo, che allunga e abbassa la silouhette della 500X, vettura che pur ricordando il profilo del mitico cinquino in realtà è compatta (circa 4,25 metri di lunghezza) e piuttosto alta (circa 1,70). La collocazione dell'immagine è quella di una città poiché la Fiat 500X punta a conquistare proprio un pubblico "modaiolo", di target medio-alto, desideroso di usare un'auto pratica per i fine settimana ma anche gradevole e "stilosa" quanto adatta a dominare il traffico cittadino. La 500X inoltre è il terzo modello Fiat con marchio "500" e quindi contribuirà a riposizionare in una fascia più alta e sofisticata del mercato marchio e produzione Fiat. La 500X è la sorella dell'altro mini-SUV appena varato da Fiat Chrysler, la Jeep Renegade, che proprio oggi è entrata nella fase di produzione vera e propria nello stabilimento di Melfi, in Basilicata. Entrambe le auto, pur molto diverse fra loro, sono state sviluppate sulla piattaforma della "500L" che viene assemblata in Serbia, e rappresentano un salto di qualità strategico nei piani di sviluppo di Fiat Chrysler Automobiles. Con la "Renegade" e la "500X" FCA entra a pieno titolo nel settore dei SUV compatti che sta registrando un boom commerciale su tutti i mercati. Quest'anno nel mondo dovrebbero essere venduti circa 2.000.000 di mini-SUV e Fiat-Chrysler punta a conquistare una discreta fetta di questa torta in continua espansione. Le due vetture rappresentano anche una svolta storica per l'industria italiana dell'auto che - seguendo il successo globale delle Maserati Quattroporte e Ghibli prodotte nella nuova fabbrica di Grugliasco, vicino Torino - torna a rivolgersi non più solo ai 500 milioni di consumatori europei ma a tre miliardi di automobilisti che abitano anche in Cina, Nord America, Australia, Sud Africa, Turchia. Per raggiungerli con modelli il più possibile affidabili e competitivi, Fiat ha completamente ristrutturato lo stabilimento di Melfi dove tutt'ora si produce la Punto. Con un miliardo di investimento (la metà proveniente dalle casse della Jeep e quindi con il più importante investimento estero nel Mezzogiorno), sono stati installati 600 robot nuovi di zecca e sono state rifatte dalla base tutte le stazioni di montaggio. Alla cui progettazione, per la prima volta nella storia di Fiat, hanno partecipato gruppi di operai scelti fra gli oltre 5.000 dipendenti della fabbrica lucana in modo da snellire e rendere meno faticoso e più veloce il processo di lavoro secondo le modalità previste del World Class Manufacturing, il sistema produttivo di stampo nipponico adottato per tutte le fabbriche di Fiat e Chrysler. A Melfi tutti gli operai "dialogheranno" con i computer collocati in ogni stazione di montaggio. Esattamente come gli impiegati, gli operai avranno a disposizione "touch screen" dell'ultima generazione collegati in rete sui quali comunicherano le operazioni compiute, leggeranno dati e informazioni sui modelli da assemblare e faranno proposte di miglioramento della produzione. In caso di problemi, come accade negli stabilimenti mondiali di più alta qualità, il capo squadra (team leader) che governa il lavoro e i permessi dei sei colleghi della sua postazione avrà il potere di fermare la linea. E il giorno dopo errori e stop verranno esaminati in una riunione collettiva fra dirigenti e operai con l'obiettivo di migliorare il lavoro giorno dopo giorno secondo il nuovo modello di fabbrica-rete che Melfi si avvia ad applicare.
(Fonte: http://motori.ilmessaggero.it - 16/9/2014)

giovedì 18 settembre 2014

Marchionne: "L'Italia ce la farà. A Renzi mostrerò la realtà di Fiat-Chrysler"


Sergio Marchionne è convinto che l'Italia ce la farà, ma aggiunge: "Quando non lo so: non vedo le cose migliorare nel breve termine". E dagli U.S.A., dove ritira un premio dell'Institute of International Education, sottolinea che "l'unica cosa per creare crescita sono gli investimenti. Non riusciamo ad attirare abbastanza capitali esteri". Intervenendo poco dopo la gelata dell'Ocse che ha tagliato la stima sul pil dell'Italia a -0,4% nel 2014, l'amministratore delegato di FCA si dice "più che disposto a far vedere" al presidente del Consiglio Matteo Renzi la realtà di Fiat-Chrysler durante la sua prossima visita a Detroit, a illustrargli il processo di risanamento dell'azienda e anche a presentargli i sindacalisti americani. Marchionne insiste sulle differenze tra il nostro Paese e gli Stati Uniti, che sono tornati a crescere dopo la crisi del 2008, e cita l'esempio delle start-up: "Il concetto di start up in Italia non mi piace molto, vengono imposti limiti. Qui invece si riescono a creare le cose dal nulla". Questo per quanto riguarda l'Italia. Per Fiat-Chrysler, Marchionne conferma l'obiettivo del 13 ottobre per il debutto a Wall Street. E a chi gli chiede come arriverà fisicamente a Wall Street, risponde sorridendo: "In Maserati, non in Ferrari". Quindi precisa che non è previsto nessun roadshow per gli investitori prima della quotazione. "Inizieremo il processo di educare i mercati finanziari dopo ottobre". L'ipo di Fiat-Chrysler non è minimamente paragonabile a quella di Alibaba, che si appresta a un'initial public offering da record, con una raccolta superiore ai 21 miliardi di dollari. "Che Dio li benedica", afferma Marchionne che poi sottolinea la strada percorsa dal gruppo negli ultimi cinque anni: "Bisogna ricordarsi da dove siamo partiti". Non potevano mancare le domande sulla Ferrari, dopo che l'ad di Fiat-Chrysler ha preso il posto di Luca Cordero di Montezemolo alla guida della casa di Maranello (anche l'avvicendamento avverrà il 13 ottobre). "Non ci sarà cambiamento nell'esclusività del marchio - ribadisce Marchionne - Bisogna migliorare la performance sportiva". E a chi chiede quando la "rossa" tornerà sul podio della Formula 1, risponde: "Se lo sapessi... Luca ha provato, ha fatto un gran lavoro. Dobbiamo riorganizzarci, chiediamo un po' di tempo". E tempo serve anche ad Alfa Romeo. Se Fiat sta "ripartendo un po' alla volta" in un mercato debole, Alfa Romeo "è tutta da rifare, lasciamo stare il prodotto", afferma Marchionne. Il rilancio dell'Alfa Romeo è un tassello importante del piano industriale di Fiat Chrysler, che prevede miliardi di dollari di investimenti nei prossimi cinque anni, molti dei quali destinati proprio al Biscione.
(Fonte: www.repubblica.it - 16/9/2014)

mercoledì 17 settembre 2014

Jeep Renegade (3): gli accessori Mopar


La Jeep Renegade non è solo la più piccola del marchio americano o la prima ad essere costruita in Italia, per l’esattezza a Melfi (PZ), ma è anche un SUV compatto con tutte le doti offroad e premium delle sorelle più grandi. A dimostrarlo c’è un listino che va dai 23.500 a 32.800 euro, equipaggiamenti esclusivi come l’automatico 9 marce o la trazione integrale 4WD Active Low, ma anche un ricco catalogo di accessori Mopar che permettono di personalizzare a piacere la Renegade. La lista di 100 accessori Mopar comprende gli adesivi da applicare sul cofano, le portiere e il 3/4 posteriore che le danno un tocco avventuroso e persino militare, come ad esempio la "US Army Star", la stella che fa tanto Jeep Willys. Allo stesso modo il cliente che vuole personalizzare la sua Renegade può scegliere le calotte degli specchi e la griglia frontale in quattro diversi colori, gli esclusivi cerchi Mopar da 17" colorati, i proiettori ausiliari sul tetto e i sistemi di trasporto e portapacchi che includono box sul tetto, e supporto per bici, surf, snowboard e altro, anche sul gancio di traino. La Jeep Renegade firmata Mopar può essere dotata anche di tappetini personalizzati, protezioni per il vano bagagli, sensori di parcheggio e del "Mopar Wi-Fi" che crea un hotspot per la navigazione Internet su dispositivi mobili.
(Fonte: www.omniauto.it - 9/9/2014)

martedì 16 settembre 2014

Jeep Renegade (2): i segreti di Melfi


Una Jeep costruita in una fabbrica Fiat. In Italia. Anzi, nel Sud. Ne scrivi e avverti subito lo strappo o, se preferite, l’effetto “game changer”. Il fatto suona strano persino in questi giorni del lancio globale della Jeep Renegade, il minisuv che sta rivoluzionando la vita della vecchia fabbrica di Melfi, in Basilicata. Uno stabilimento finora monoprodotto, per 21 anni dedicato alla Punto, e che fra tre mesi inizierà a produrre anche la Fiat 500X. Un altro strappo. Ci sarà tempo per analizzare qualità e manchevolezze del modello italo-americano. Per ora concentriamoci sulla novità più immediata: la rottura che Renegade segna sul piano industriale. Infatti, a 30 anni dalla Ritmo-Strada che fu venduta anche negli U.S.A., un’auto pop made in Italy torna a confrontarsi con un mercato di 3 miliardi di automobilisti globali e non più solo con i 500 milioni europei. “Game changer”, poi, la Renegade lo è fin dai bulloni, per come viene costruita. Ne so qualcosa perché, per via di un piccolo saggio che sto scrivendo, sono fra i pochi ”esterni” che ha potuto “studiare” la fabbrica di Melfi nel corso della sua ristrutturazione. Durante la quale ho potuto toccare con mano tre fattori di forte rottura. Primo: nella storia della Fiat, Melfi è la prima fabbrica ad essere stata (ri)progettata assieme a gruppi di operai. Fin dai primi disegni tecnici della Renegade, piccoli gruppi di team leader (operai che gestiscono le squadre di sei colleghi che ruotano intorno ad ogni stazione di montaggio) sono stati spediti a Torino per discutere con gli ingegneri modifiche ai macchinari. In una seconda fase, oltre 300 operai hanno lavorato per mesi nel WPI (Work Place Integration), ovvero in un apposito capannone dedicato allo studio ossessivo di ogni movimento del montaggio con l’obiettivo di eliminare tutti i tempi morti secondo il sistema di misurazione del lavoro Ergo-Uas condiviso con una buona parte dei sindacati. Migliaia di proposte sono state provate e riprovate lavorando su schermi a tre dimensioni che riproducono operai “veri” per risparmiare ogni secondo e talvolta centesimi di secondo di lavoro. Secondo “salto”: a Melfi il lavoro lungo le linee è duro, ma il vero compagno di viaggio dei 5.400 operai è lo stress. Come accade per i colleghi quadri o impiegati, con la Renegade anche l’operaio lavora al computer. Ogni stazione di montaggio è dotata di un touch screen sul quale ogni operatore “firma” le proprie operazioni effettuate in rotazione con i cinque colleghi del team, riceve disposizioni, legge le informazioni, scrive propri suggerimenti. Terzo: Melfi - fra milioni di problemi - ha dedicato primavera ed estate alla cementificazione di una “cultura di squadra” (ricordate il video degli operai che ballavano in fabbrica?) che ha strappato – anche qui – antiche consuetudini militariste della gerarchia Fiat. La Renegade è stata presentata in anteprima ai dipendenti con una festa. Lo stabilimento ha provato ad acquisire il valore aggiunto di un centro culturale sul territorio ospitando conferenze sulla leadership di Antonio Conte e di Stefano Domenicali (all’epoca ancora in Ferrari), uno speech sull’America tenuto da Beppe Severgnini, esibizioni di gruppo (una persino di un operaio trombettista accompagnato da un coro di colleghi). Il cambio di passo ha sbriciolato i caposaldi della fabbrica-caserma: il direttore ora veste una tuta identica a quella di tutti gli altri dipendenti; gli impiegati lavorano in uffici anti-imboscamento separati dagli operai da un semplice cristallo; i quadri di “controllo” hanno perso potere a favore dei team leader e dei molti “professionals” impiegati nei due nuovi settori di punta, la logistica e la qualità, in un contesto di catena di comando cortissima.  “Tutta un’ammuina”, direte in molti. Ma intanto il lavoro in fabbrica è davvero cambiato in profondità. A Melfi (dopo Pomigliano) non c’è più traccia di lavorazioni scomode, stile Tempi Moderni di Charlie Chaplin, che pure hanno segnato la linea Punto. Non perché la Fiat e Sergio Marchionne siano dei filantropi o perché il popolo della fabbrica abbia smesso di trottare (di sudare, si, però). La ragione è semplice: alla Fiat conviene.  Grazie alla paziente opera di Stefan Ketter, l’ingegnere tedesco strappato 12 anni fa alla Volkswagen brasiliana e da allora a capo del Fiat Manufacturing, il Lingotto ha scoperto che lavorare bene “funziona”. Rendere meno faticoso il lavoro operaio significa produrre di più con meno persone e con costi e sprechi sotto disciplina. All’azienda conviene anche un lavoro di qualità più alta. La Renegade, legata anche a motori e componenti made in U.S.A., ha bisogno di lavorazioni molto qualificate e profondamente condivise per tentare di essere competitiva.  Un ultimo esempio aiuta a capire come e quanto è cambiata la fabbrica. A Pomigliano l’Ergo-Uas assegna agli operai un tempo di riposo supplementare (si chiama fattore di maggiorazione) per recuperare la fatica delle lavorazioni più pesanti. Il recupero medio ammonta al 3% del tempo totale. Pochissimo. Ma a Melfi l’obiettivo di recupero è pari a zero. Un bel trampolino per il gioco del “game changer” proiettato nel 2015 sull’Alfa Romeo di Cassino.
(Fonte: www.carblogger.it - 6/9/2014)

lunedì 15 settembre 2014

Jeep Renegade (1): presentazione ufficiale


É sempre una vera Jeep, ma è costruita negli stabilimenti Fiat di Melfi. I progressi della tecnologia hanno permesso che si realizzasse questo “miracolo”, un prodotto che riesce ad avere l'aspetto di una Jeep classica, i puristi del marchio ricorderanno senza dubbio la Renegade, versione particolare della CJ, ben coniugato con capacità tecniche su strada e fuori, che nulla hanno da invidiare a quelle dei modelli più classici del marchio. Il tutto, inoltre, a costi di acquisto e gestione molto più contenuti e commisurati a tempi economicamente più severi. Partendo dal pianale della 500L profondamente rivisitato – l'assenza del telaio fa risparmiare peso – una vasta scelta di versioni a due o 4 ruote motrici, sono state condite con motorizzazioni benzina e diesel che permetteranno a tutti di trovare la propria Renegade personale. Del resto il modello punta ha traguardi ambiziosi – il marchio vorrebbe tagliare il traguardo del milione di unità complessive - anche grazie alla distribuzione su molti mercati mondiali. Disponibile in tre allestimenti, Longitude, Limited e il più caratterizzato offroad Trailhawk, la Renegade è frutto di un intenso interscambio con Jeep in America, da cui è stato mutuato il prezioso bagaglio di esperienza specifica nel settore. Vasto il panorama delle motorizzazioni, con un 1400 benzina (cui si aggiungerà un 1600 da 140 cavalli a inizio 2015, futuro entry level a 20.000 euro) e con un diesel di due litri, coniugato nelle versioni da 120, 140 e 170 cavalli. Disponibili per tutte le versioni un cambio manuale a 6 marce e l'automatico a 9 rapporti. Trazione anteriore o integrale, con una variante hard che comprende anche una modalità “Rock” che fa salire a 5 le possibilità di aderenza al terreno selezionabili attraverso il pulsante “Terrain Select”. La modalità Rock attiva anche automaticamente il bloccaggio del differenziale posteriore e ripartisce la coppia tra i due assali. Sulla Trailhawk, inoltre, l’altezza da terra è maggiorata di 20 mm, per un totale di 210, con piastre di protezione, gancio di traino anteriore di colore rosso, angoli di attacco di 30 gradi, di superamento dossi di 23,5 e di uscita di 34. A seconda della versione scelta poi si possono avere cerchi di diametro diverso (16, 17 o 18 pollici). La personalizzazione continua poi con 9 colori esterni e 6 combinazioni di allestimenti interni. Al lancio, infine, sarà disponibile anche una “Opening Edition” (tiratura di soli 1.500 unità), basata sulla versione top di gamma Limited e disponibile con trazione anteriore o integrale, abbinando il tutto a due abbinamenti bicolore: Alpine White o Omaha Orange con tetto verniciato nero. La Opening Edition è dotata di serie del sistema di navigazione Uconnect con touchscreen da 6,5″, climatizzatore automatico bizona, passive entry con Keyless-Go, sensori di parcheggio posteriori, Cruise control, fendinebbia e specchietti retrovisori ripiegabili elettricamente. Dinamicamente il nuovo modello voluto da Fiat e Jeep insieme riesce a raccogliere sia le buone capacità stradali tipiche dei modelli Fiat, sia la “bravura” in fuoristrada che da sempre è nel DNA delle Jeep. I prezzi, dicevamo, partono da 20.000 euro per la 1600 benzina e superano di poco i 30.000 per la Trailhawk.
(Fonte: www.repubblica.it - 11/9/2014)

domenica 14 settembre 2014

Ferrari: alle origini del mito


Un mito, sette lettere. La Ferrari oggi è il brand più famoso al mondo, una marca che sfocia nella leggenda, dove realtà e finzione si miscelano in tutt'uno. Una fabbrica che produce sogni, non automobili e che per questo rende difficile, molto difficile, ricostruire come si possa essere arrivati a tanto. Come sia stato possibile che un'azienda in un paese povero, uscito a pezzi dalla guerra, sia diventata così famosa producendo macchine da corsa e Gt costosissime. Tutto si deve ovviamente ad Enzo Ferrari. E in parte alle sue manie. Si sa, i geni spesso sono pieni di manie. Ma il Drake era una cosa a parte anche in questo: non prendeva mai l’ascensore, l’aereo o il treno, non andava mai in vacanza, non viaggiava mai e negli ultimi quarant’anni della sua vita non si è spostato dalle sue piccole isole felici di Modena e Maranello. In realtà, nonostante i successi planetari, Enzo Ferrari viveva nella più totale solitudine. E, questo suo distacco dal resto del mondo ha contribuito non poco a creare l’immagine del mito, dell’uomo irraggiungibile, del costruttore di auto invincibili. Ma una bella definizione del mito, parlando di Tazio Nuvolari, ce la regala lo stesso Commendatore che era, si sa, letteralmente stregato da Tazio Nuvolari, in particolare dal suo incredibile modo di guidare: erano gli anni in cui lo stesso Ferrari era un pilota e anche per questo “Nivola” lo aveva stregato: «Sul famoso stile di guida di Tazio Nuvolari», scrisse Ferrari, «se ne sono dette di tutti i colori. Succede del resto sempre così, quando un uomo arriva ai limiti dell’impossibile: si impadronisce di lui il mito e, allora, se faceva il pugile, si racconta che sapeva uccidere un toro con un pugno, e se faceva il pilota, che percorreva le curve su due ruote». Ecco, lo stesso è successo alla Ferrari, una volta che il mito si è impadronito delle Rosse, tutto diventava possibile. Vincere senza volante o a fari spenti nella notte, persino senza una ruota. Ardimento e passione. Ma nella ricerca dei tanti perché del mito Ferrari non si può trascurare un aspetto fondamentale: Enzo Ferrari fu un precursore delle moderne leggi di marketing, quando questa disciplina non era stata ancora inventata... Quando ad esempio il Drake realizza la sua prima auto da corsa, la vuole a 12 cilindri. Una complicazione assurda e inutile, che però, dopo la prima vittoria della famosa 125 Sport – al Gran Premio di Roma – fa spalancare le porte del successo grazie ai finanziamenti di banche e creditori. Dodici cilindri voleva dire esclusività, altra tecnologia, raffinatezza meccanica. Enzo Ferrari approfitta subito della situazione: la 125 viene messa in vendita. E chi vuole correre con quella vettura, può anche avere il supporto logistico nelle varie competizioni. Tra l’altro, caso unico all’epoca, Ferrari realizza anche un piccolo libretto per pubblicizzare la 125: otto pagine di colore giallino dal titolo Programma di fabbricazione. Il marketing come dicevamo a quel tempo non esisteva ancora, ma Ferrari ne conosceva bene già tutti i segreti. Sulla copertina e sulla seconda pagina c’erano stampati due enormi cavallini rampanti, il simbolo della scuderia che voleva imporre come marchio. E, a proposito di marchio, anche il carattere ferrari era scritto in modo insolito e assolutamente personale, con lettere bianche contornate da una grande ombra nera. Differenziarsi significava emergere. Ed emergere significava vincere. Ossia sopravvivere in quegli anni difficili del dopoguerra. Ecco cosa raccontava Ferrari nel depliant: Realizzando questo limitato gruppo di piccole automobili sportive, che denomineremo 125 Sport, Competizione o Gran Premio, abbiamo inteso costruire una nuova macchina frutto di nostri studi e precedenti costruzioni. La nostra ventennale esperienza di automobilismo agonistico, la dettagliata conoscenza delle numerose esigenze che sorgono dall’uso della macchina spinta o destinata alle competizioni sportive, ci hanno guidati nel realizzare i tipi 125. Queste macchine vi offrono, con le loro particolarissime caratteristiche che non trovano riscontro nelle note costruzioni di serie, la sicura possibilità di soddisfare i diversi gradi della vostra passione sportiva. La semplicità estrema delle soluzioni adottate, l’accelerazione fulminea, la velocità, la frenatura, il peso ridottissimo, la stabilità perfetta, il limitato consumo, sono la sintesi dell’auto 125. Prima di fare il vostro programma per la futura attività sportiva, prima di acquistare una autovettura per le vostre esigenze, compiacetevi ricordare la Scuderia Ferrari e scriveteci. Grazie Non è tutto: come se non fosse già abbastanza, la lettera finiva con la sua firma autentica e ogni volta il nome “125” era stampato in rosso, a caratteri cubitali. Insomma sembrava che quel depliant fosse scritto da Henry Ford in persona per l’effetto che faceva sul pubblico dell’epoca. In più, poi, c’erano anche tre dettagliatissime schede tecniche delle tre diverse versioni di 125, Sport, Competizione e Gran premio. Schede che, con una dovizia di particolari mai vista prima, spiegavano ai possibili acquirenti come era fatta quella vettura. All’epoca bastava avere tra le mani quel piccolo libretto per sentirsi già vicini alla Ferrari, vicini al mondo delle corse, vicini al mito. Insomma, il Drake fu il primo a lavorare sull’immagine di marca, sul brand come si direbbe oggi. Ma fu anche un vero pioniere delle sponsorizzazioni, riuscendo, caso unico al mondo all’epoca, a guadagnare soldi dalle corse mentre tutti i suoi concorrenti ne perdevano per far gareggiare le macchine. È lo stesso Drake a raccontare la sua strategia: «Una delle prime volte che incontrai Valletta questi mi rivolse una domanda curiosa: “Ferrari, mi dicono che lei riesce a fare le corse d’auto e a guadagnare dei soldi, mentre noi, Fiat, ci siamo stancati per le eccessive spese che esse comportano”. Gli spiegai che quelle scritte che avevo sui camion della mia scuderia erano dei fornitori che sovvenzionavano la mia attività. A quei tempi non si chiamavano ancora sponsor. E aggiunsi che dalla Shell, ad esempio, prendevo 120.000 lire al mese. Valletta rimase scioccato». Oggi in Formula1 gli sponsor sono alla portata di tutti ma nessuna scuderia riesce a organizzarli e a gestirli con tanta maestria. Accanto agli sponsor classici, che a volte collaborano anche con la fabbrica, la Ferrari ha poi un gruppo di fornitori molto importanti, partner che collaborano direttamente a fare grande la Ferrari. Insomma in totale una cinquantina di aziende che “spingono” letteralmente la casa di Maranello. Di tempo, da quando la Shell dava a Ferrari 120.000 lire al mese, e da quando Valletta rimase scioccato per questa esorbitante cifra ne è passato davvero tanto...
(Fonte: www.repubblica.it - 10/9/2014)

sabato 13 settembre 2014

Ferrari FF e Apple CarPlay: via alle consegne


Per i patiti del “melafonino” è uno strumento irrinunciabile. L’utilizzo del proprio smartphone in auto è ormai diventato uno standard ma per utilizzarne appieno le funzioni e le applicazioni del gioiello di Cupertino lo strumento più idoneo si chiama CarPlay. Tra le prime case ad adottare questa tecnologia della Apple c’è anche la Ferrari che ha appena consegnato a un cliente italiano la prima FF equipaggiata con il sistema CarPlay. Le vetture della casa del cavallino rampante che offrono anche l’ultimo gadget integrato sono in consegna in questi giorni e stanno raggiungendo le loro destinazioni in tutto il mondo. Sul mercato del Vecchio Continente le “rosse” dotate di CarPlay stanno arrivando in Germania, Gran Bretagna, Francia e Svizzera, mentre altri esemplari raggiungeranno presto gli Stati Uniti e il Giappone. Secondo la casa il dispositivo CarPlay di Apple è il sistema più semplice, sicuro e divertente per usare il proprio iPhone in vettura. CarPlay permette infatti un utilizzo incredibilmente intuitivo per effettuare chiamate, usare le mappe, ascoltare la musica e accedere ai messaggi, semplicemente con una parola o con un tocco del display centrale. Insomma una vera manna per chi proprio non vuole fare a meno di continuare a interagire con il proprio smartphone nemmeno quando sfreccia a tutta velocità (nel rispetto dei limiti del Cds), su strada o in pista. La casa di maranello ha reso disponibile il sistema CarPlay anche sulla Ferrari California T, il modello equipaggiato con il propulsore V8 Turbo collocato in posizione anteriore centrale che ha ammaliato il pubblico dello scorso salone di Ginevra dove è stata presentata.
(Fonte: www.repubblica.it - 9/9/2014)

venerdì 12 settembre 2014

Fiat 500X: anticipata da un video-teaser


In attesa della presentazione ufficiale della Fiat 500X, che ormai è certo debutterà tra poco meno di un mese sul palcoscenico internazionale del Salone di Parigi, Fiat ha pubblicato un video-teaser dell'inedita crossover compatta.
Linee in rilievo - Nella breve clip si scorge in rilievo il profilo del nuovo modello che entrerà a far parte della famiglia 500, nascosto dietro a uno scenografico drappo rosso. Le linee della vettura sono abilmente sottolineate da una riga bianca luminosa che appare sullo schermo, pur senza svelare troppo. Una piccola anticipazione che lascia volutamente ancora un alone di suspense e di mistero.
Anticipazioni - In realtà, va detto che della 500X qualche dettaglio già lo conosciamo, anche grazie alla foto spia pubblicate nei giorni scorsi. La piattaforma è condivisa con la Jeep Renegade e il design sarà molto personale e fortemente caratterizzato. In particolare, i gruppi ottici, gli specchietti laterali e il taglio di cofano e cristalli – almeno secondo quanto evidenziano i vari muletti – saranno vicini a quelli della 500, con cinque porte e una maggiore altezza da terra che ne caratterizzeranno il DNA di Suv urbana.
Motori e trasmissioni - Secondo le nostre informazioni dovrebbe arrivare nelle concessionarie del Gruppo entro la fine dell’anno e potrà essere ordinata con trasmissione a due e quattro ruote motrici abbinata a propulsori 1.600 turbodiesel e 1.400 turbo a benzina, entrambi da 120 CV.
(Fonte: www.quattroruote.it - 5/9/2014)

giovedì 11 settembre 2014

Ferrari: via Montezemolo, arriva Marchionne


«Si chiude un’epoca». Ma Ferrari non si ferma, «ci sono le premesse per una ulteriore crescita». Durante una conferenza stampa congiunta, mercoledì a Maranello, con a fianco Sergio Marchionne, Luca Cordero di Montezemolo ha annunciato le sue dimissioni dalla presidenza di Ferrari. Montezemolo lascerà su sua richiesta, il 13 ottobre, a conclusione del festeggiamenti per i 60 anni di Ferrari in America. La presidenza sarà assunta dall’ad di Fiat, Sergio Marchionne. A Montezemolo spetterà una liquidazione di 27 milioni di euro. Fiat spiega in una nota che all’ex presidente della rossa sarà corrisposta un’indennità di fine mandato pari a 13 milioni e 710 mila euro. In aggiunta saranno a lui corrisposti altri 13 milioni e 253 mila euro a fronte dell’impegno di Montezemolo a «non svolgere attività in concorrenza con il Gruppo Fiat». La decisione è arrivata dopo un lungo vertice a Maranello. «É un giorno importante - ha detto Montezemolo - perché dopo 23 anni, passati molto in fretta, oggi rassegno le dimissioni da Ferrari. Obiettivamente credo che sia finita un’epoca e un ciclo dell’azienda. Grazie ai risultati e alla forza di Ferrari, se ne apre un’altra che spero, penso e auguro possa essere una cosa nuova e più importante». Nel «programma professionale e familiare», ha aggiunto Montezemolo, «pensavo di andare via alla fine dell’anno prossimo, ma l’inizio di una fase nuova mi ha convinto a presentare le dimissioni». E il riferimento è allo sbarco di Fiat Chrysler (FCA) sulla Borsa americana previsto proprio per il 13 ottobre. Ora, ha rilanciato Montezemolo, «bisogna guardare avanti».
«FERRARI AVRÀ ANCORA PIÙ FORZA» - Resta da «fare, tanto - ha proseguito Montezemolo - Ferrari avrà ancora più forza, si tratta di lavorare sodo ancora da parte mia fino al 13 ottobre». Il presidente uscente di Ferrari si è detto «contento di aver fatto il mio dovere fino in fondo e sono contento di aver gestito questa azienda straordinaria e penso di uscire nel momento giusto. Quando divenni presidente di Fiat, solo io e Sergio sappiamo quanto Fiat aveva le gambe nel baratro». Il titolo Fiat ha accelerato in Borsa sulle novità in Ferrari guadagnando il 2,14% a 7,86 (alle 10,50) euro. E intanto Federico Ghizzoni, ad di Unicredit dice che Montezemolo sarebbe un «buon nome» per la presidenza di Alitalia. «É una possibilità - ha detto Montezemolo - ma fino al 13 ottobre sono concentratissimo su Ferrari e voglio occuparmi anche un po’ della scuola di mio figlio».
MARCHIONNE: «UN SUV CON IL CAVALLINO NON LO VEDO» - Tra sorrisi, qualche battuta e tanti ricordi, Montezemolo ha chiuso il suo intervento passando la parola all’ad di Fiat Marchionne: «Sergio ha cominciato a polemizzare con me dal 2002, quando ascoltavo con un po’ di irritazione le lezioni in cda che faceva Morchio e ho visto arrivare questo signore». Sergio Marchionne ha tenuto a sottolineare che «la mia amicizia con Luca continua, non è stata intaccata dalle polemiche di questi giorni» («Marchionne a Montezemolo: “Nessuno è indispensabile”»). Per l’ad del gruppo Fiat, «è importante proteggere quanto è stato creato qui. Luca ha fatto un grande lavoro». L’impegno in Ferrari, ha continuato Marchionne, «è duraturo»: «Ferrari è di un’importanza da non sottovalutare e il fatto che sia io presidente significa molto». L’ad di Fiat, poi, va dritto al punto: «Non c’è nessuna intenzione di integrare Ferrari nel sistema Fiat-Chrysler. L’indipendenza operativa e strategica della Ferrari non sarà mai messa in discussione». In sintesi: «Un Suv con il Cavallino - ha commentato Marchionne - non lo vedo». A domanda diretta, risposta diretta: Ferrari americana? «Inconcepibile - ha rilanciato il prossimo presidente Ferrari - Luca non ha mai detto che l’azienda sarebbe diventata americana. Il concetto della società americana lo trovo strano. L’azienda non ha niente a che fare con l’America, avrà accesso ai mercati americani. L’idea che Ferrari potrà essere prodotta fuori da questo posto è oscena».
«BUONUSCITA? FIAT SAPPIA CHE È SEMPRE TROPPO POCO» - Bisognerà attendere ancora un po’ per conoscere l’entità della buonuscita di Montezemolo: «Lo dirà Fiat, al momento giusto», ha risposto Marchionne. Probabile che il Lingotto comunicherà qualcosa «già oggi». E Montezemolo ci scherza su: «Fiat sappia che è sempre troppo poco». Sergio Marchionne, dal canto suo, ha spiegato che Ferrari non è una società quotata e dunque non è tenuta a rendere note questo tipo di informazioni.
«IN FORMULA 1 NON SARÀ UNA GRANDE STAGIONE» - Non è mancato un punto sulla Formula 1: «Per il 2014 mettiamoci l’anima in pace, non sarà una grande stagione ma un anno difficile perché avremo problema a digerire il non vincere», è il secco commento di Marchionne. Bisogna «dare credibilità alla Ferrari in pista, sono fissato. Bisogna tornare lì - conclude l’ad del gruppo Fiat - Questo darebbe un sostegno al resto della Ferrari e va oltre ad ogni altro tipo di vettura che possiamo fare. Vincere in pista non è negoziabile. Bisogna ritornarci». Anche per Montezemolo «esistono tutte le premesse per un rilancio della Ferrari in Formula Uno». Il tema vero, ha aggiunto, «è avere una macchina competitiva»: «Da Kimi Raikkonen ci aspettiamo un finale di stagione forte. Alonso è il pilota più forte in gara. Bisogna sfruttare le opportunità che si pongono nei Gran Premi. Il resto sono solo parole».
«FINISCE UN’EPOCA, 23 ANNI MERAVIGLIOSI» - Luca Cordero di Montezemolo, in un comunicato, aveva già annunciato: «Ferrari avrà un ruolo importante all’interno del Gruppo FCA nella prossima quotazione a Wall Street e si aprirà quindi una fase nuova e diversa che credo giusto debba essere guidata dall’amministratore delegato del Gruppo». «Il mio ringraziamento va innanzitutto a donne e uomini eccezionali in fabbrica, negli uffici, nei campi di gara, sui mercati di tutto il mondo che sono stati i veri artefici in questi anni della grande crescita dell’azienda, delle tante memorabili vittorie e del successo del marchio diventato grazie a loro uno dei più forti al mondo», aggiunge Montezemolo. Che poi conclude: «Ferrari è la più bella azienda del mondo e per me è stato un grande privilegio e onore esserne stato il leader. Le ho dedicato tutto il mio impegno ed entusiasmo e insieme alla mia famiglia ha rappresentato e rappresenta la cosa più importante della mia vita».
I RINGRAZIAMENTI DI ELKANN - Il presidente di Fiat John Elkann ha ringraziato Montezemolo per il lavoro svolto. «A Luca vanno i miei auguri per il suo futuro professionale e imprenditoriale, con la speranza, certamente condivisa, di vedere presto la Ferrari tornare a vincere». Montezemolo «ha ricoperto diverse posizioni di responsabilità, a partire dalla presidenza di Fiat dal 2004 al 2010, condividendo con me momenti di difficoltà, ma anche di grande soddisfazione».
(Fonte: www.corriere.it - 10/9/2014)

mercoledì 10 settembre 2014

Torna l’appuntamento con il "Camp Jeep"


Torna l’appuntamento con il “Camp Jeep”. Il raduno internazionale organizzato dal Jeep Owners Group si svolgerà dal 12 al 14 settembre prossimi presso la Riserva Oppici, a pochi chilometri dal circuito di Varano de’ Melegari. Saranno tre giorni dedicati all’offroad, all’avventura e al divertimento con tanti eventi e tre circuiti di diversa difficoltà (facile, medio, difficile), per un totale di 25 km di piste fuoristrada. In linea con la filosofia di libertà, propria del brand, l’evento parmense sarà aperto a tutti e non solo ai possessori delle leggendarie fuoristrada americane e proporrà, tra l’altro, esposizioni di vetture storiche, spettacoli, barbecue, caccia al tesoro, tiro-alla-Jeep, attività per i più piccoli e concerti di musica dal vivo. Il Camp Jeep si estende su una superficie di oltre diecimila metri quadri dove saranno allestiti un villaggio, un campeggio attrezzato per pernottare e diverse aree tematiche per vivere appieno l’esperienza chiamata “brand experience” grazie all’SRT bar, il Trailhawk Grill e il CJ Stage, con le loro attività di intrattenimento. Ovviamente non mancherà nemmeno lo Store dove acquistare il merchandising dedicato al club “Jeep Owners Group” e l’area Mopar con i celebri accessori originali e i consigli degli specialisti di prodotto. Per fornire un esempio delle possibilità offerte all’ampio catalogo Mopar saranno presenti due esemplari customizzati della Wrangler Rubicon (a 2 e 4 porte): la versione Unlimited, in configurazione street-legal, ricca di accessori che ne esaltano la funzionalità e l’estetica, mentre il modello a 2 porte bianco presenta un allestimento da fuoristrada estremo (lift kit, gomme maggiorate, paraurti rinforzati con verricello integrato). Per l’occasione sarà possibile toccare con mano e provare l’intera gamma Jeep, dalla Grand Cherokee alla rinnovata Cherokee, dall’iconica Wrangler all’ultima nata della famiglia, la compatta Renegade. Presente, in veste di brand ambassador, il pilota di rally Miki Biasion, che accompagnerà gli ospiti dalla Jeep Academy nei diversi percorsi. Infine nel corso dell’evento sarà lanciato il “Jeep Owners Group”, un club dedicato a chi ama i veicoli Jeep che oltre ai proprietari dei vari modelli, passati o attuali, accoglie gli appassionati del marchio (iscrizioni online su https://ownersgroup.jeep.com, gratuite fino al 31 marzo 2015), riservandogli dei vantaggi esclusivi.
(Fonte: www.repubblica.it - 9/9/2014)

martedì 9 settembre 2014

Fiat: un mese alla fusione con Chrysler


Fiat pagherà agli azionisti che hanno esercitato il diritto di recesso, in quanto contrari alla fusione con Chrysler, 463,6 milioni, sotto la soglia di mezzo miliardo che, se superata, avrebbe allungato i tempi dell'operazione. Complessivamente ammontano a circa 60 milioni le azioni restituite con un valore di liquidazione di 7,727 euro. A questo punto rimangono 30 giorni di tempo, da oggi fino al 6 ottobre, per offrirle in opzione agli altri soci. Formalmente c'è ancora un piccolo passo da fare per completare la procedura verso la fusione: è fissato per il 4 ottobre, infatti, il termine per le eventuali richieste dei creditori (il tetto di 500 milioni comprende anche queste, ma il Lingotto ha già detto che «non sussiste alcun rischio»). Ma sarà anche interessante vedere come si comporterà la holding di casa Agnelli, Exor, che detiene una quota in Fiat del 30%, e a cui teoricamente potrebbe toccare un impegno pari a circa 150 milioni. Trattandosi, però, di azioni attualmente circolanti e non di un aumento di capitale, anche se la finanziaria del gruppo Agnelli dovesse rinunciare al diritto di prelazione, la sua quota insieme ai diritti di voto non saranno in alcun modo modificati. Se invece Exor deciderà di investire, per il mercato sarà un segnale importante di fiducia nella nuova realtà automobilistica italoamericana. In ogni caso, qualsiasi decisione verrà presa a Torino non sarà ininfluente. La fusione è dunque sempre più vicina: entro metà ottobre nascerà Fiat Chrysler Automobiles, la sede legale verrà trasferita in Olanda, quella fiscale a Londra (nel palazzo della City che ospita l'Economist) e la nuova società sarà quotata a New York, a partire dal 13 ottobre. E ieri Piazza Affari ha risposto bene, seppur in una giornata in generale con il vento in poppa (+2,82%) per le notizie arrivate dalla Bce, facendo avanzare il titolo del Lingotto dell'1,3%. Il gruppo guidato da Marchionne ha anche incrementato il prestito obbligazionario da 850 milioni, con cedola fissa al 4,75% e scadenza luglio 2022, emesso il 15 luglio dalla controllata Fiat Finance and Trade. Fin qui la cronaca di ieri. Sono intanto riprese le voci di un possibile addio da parte di Luca di Montezemolo, ex numero uno e consigliere del board Fiat, dalla presidenza di Ferrari. A riportarle, ieri, è stato anche il Corriere della Sera di cui Fiat è primo azionista. Particolare che non è passato inosservato. E anche se da Maranello si continua a gettare acqua sul fuoco, ecco spuntare un possibile «piano B» che entrerebbe in vigore nel caso Montezemolo, sempre in predicato di approdare alla presidenza di Alitalia e alle prese con i guai della società di treni veloci Ntv, di cui è co-fondatore, dovesse effettivamente lasciare. Caduta, come sembra, l'ipotesi di una presidenza di John Elkann anche in Ferrari, nonché quelle del fratello Lapo e del cugino Andrea Agnelli, super impegnato nella Juventus, il possibile successore pro tempore di Montezemolo potrebbe essere Amedeo Felisa, 68 anni, attuale ad del Cavallino che unirebbe, quindi, i due incarichi. L'ipotesi circola e troverebbe il gradimento di Torino, vista l'esperienza dell'ingegnere e la sua conoscenza dell'intero mondo Ferrari, una realtà non facile da governare.
(Fonte: www.ilgiornale.it - 5/9/2014)

lunedì 8 settembre 2014

Marchionne, scossa al governo: "Priorità a lavoro, incertezza del diritto e burocrazia"


Sergio Marchionne torna a spronare Matteo Renzi. «Il governo scelga tre cose - ha detto l’amministratore delegato di Fiat-Chrysler intervenendo al Workshop Ambrosetti a Cernobbio sul lago di Como - ma poi le faccia. Io indico questi problemi: mercato del lavoro, la mancanza di certezza del diritto e la burocrazia». L’ad del Lingotto usa toni decisi. «Noi italiani da sempre siamo il paese dei gattopardi: vogliamo che tutto cambi perché tutto rimanga com’è. Se non cambiamo atteggiamento tutti quanti andremo sempre più in basso». Poi ha aggiunto, scandendo bene le parole. «Oggi, in questa sala, possiamo raccontarci ancora una volta quanto le riforme siano cruciali per uscire da questa situazione di stallo. E anch’io, come mi è stato chiesto, farò la mia parte e mi concentrerò su alcune poche cose che, a mio parere, sono le più importanti. Ma il punto è che se non cambiamo atteggiamento, tutti quanti - collettivamente e ognuno come singolo - andremo sempre più in basso. Ognuno di noi, ogni individuo, deve farsi un esame di coscienza e decidere qual è il tipo di cambiamento che vuole: il proprio o quello degli altri. Nel farlo, dobbiamo essere consapevoli che il primo richiede sacrifici, coraggio e senso di responsabilità nel costruire l’Italia che vogliamo. L’altro, invece, ci relega al ruolo di spettatori e condanna la società italiana e il futuro del Paese a quello di vittima». I nodi che l’Italia deve affrontare, ha spiegato, sono «la mancanza di occupazione e la carenza di capitali, soprattutto dall’estero». Ed è qui che il manager con il maglioncino nero dice di essersi scontrato nei suoi 10 anni di attività al vertice della Fiat: il mercato del lavoro, la mancanza di certezza del diritto e la burocrazia. «Ci troviamo a operare in un contesto nel quale serve migliorare l’occupazione, noi abbiamo l’Irap che invece si paga di più al crescere dei posti di lavoro». Marchionne torna quindi su un tema a lui particolarmente caro: il mercato del lavoro. «In Italia è anomalo e non esiste in nessun altro Paese. E’ inutile innamorarsi del sistema tedesco, impossibile adottare il sistema anglosassone». Quindi l’affondo: «Non è più accettabile la tirannia della minoranza nel mondo dei sindacati. Manca la certezza del diritto, soprattutto in materia di lavoro. Vi porto la nostra esperienza pura e semplice. Alla fine del 2011 abbiamo fatto un contratto specifico che la Fiom non ha firmato. In base a una norma di legge di una chiarezza cristallina chi non firma non ha diritto a rappresentanze sindacali. Ci siamo visti intentare 62 cause, di queste 46 chiuse a nostro favore, 7 contro, 7 con rinvio alla Corte costituzionale e 2 rimaste in sospeso. Dopo un anno e mezzo la Corte costituzionale ha ribaltato l’indirizzo, dichiarando l’articolo 19 non conforme alla Costituzione italiana. Marchionne ha quindi spiegato che così è stato cancellato uno dei parametri certi. «Non esiste alcun parametro certo. Mi chiedo se è modo per dare certezza alle aziende. Dobbiamo semplificare l’apparato normativo e non cumulare leggi su leggi. Servono regole chiare per la rappresentanza dei lavoratori e devono essere efficaci per la comunità aziendale e rispettate da tutti». Detto questo, Marchionne precisa polemicamente: «Mi chiedo quando il Paese capirà che noi non vogliamo lavoratori usa e getta, ma persone coinvolte, che si sentano parte di un progetto per il futuro». L’ad del Lingotto e di Auburn Hills cita l’esempio di Fiat. «In Italia abbiamo una grande storia alle spalle, una tradizione secolare che è parte della nostra natura e che è importante proteggere. Su questa eccellenza, ad esempio, abbiamo centrato la nostra nuova strategia, per valorizzare l’alto di gamma con i marchi Alfa Romeo e Maserati, e per trasformare i nostri impianti italiani in una base di produzione per le esportazioni sui mercati di tutto il mondo. Non si può aspettare all’infinito che sia il sistema politico a muoversi. In tutti questi anni, ho visto cambiare poco o nulla nel sistema-Paese. E’ da tempo, ad esempio, che Fiat solleva il problema dell’export e la necessità di facilitare i processi per le esportazioni. Non è successo nulla, finora. Quello che ho detto al Meeting di Rimini, la scorsa settimana, invitando tutti a fare il primo passo, è esattamente ciò che ha fatto la Fiat. Ci siamo mossi da soli. Abbiamo fatto scelte coraggiose e di rottura con il passato per compensare in parte i gap strutturali del Paese, compreso uscire da Confindustria, per riacquistare una libertà di contrattazione con i nostri collaboratori». E ancora: «Se fossimo rimasti fermi saremmo probabilmente falliti. O, nella migliore delle ipotesi, avremmo dovuto prendere decisioni impopolari. Noi, invece, abbiamo cercato da soli di introdurre elementi di modernità nel contesto in cui operiamo. Ma il nostro cerchio d’azione è comunque limitato. E mi rendo conto che non si può chiedere a tutti di fare la stessa cosa, o perlomeno nella stessa misura». Appassionato di citazioni, Marchionne a Cernobbio sciorina una poesia di Charles Osgood, un anchorman della CBS America, per spiegare come in Italia si parla tanto di riforme, ma poi nessuno le fa. Parafrasata la poesia racconta la storia di quattro persone, chiamate Ognuno, Qualcuno, Ciascuno e Nessuno. «C’era un lavoro importante da fare - racconta Marchionne - e a Ognuno fu chiesto di farlo. Ognuno era sicuro che Qualcuno lo avrebbe fatto. Ciascuno poteva farlo, ma Nessuno lo fece. Qualcuno si arrabbiò, perché era il lavoro di Ognuno. Ognuno pensò che Ciascuno poteva farlo, ma Nessuno capì che Qualcuno non l’avrebbe fatto. Finì che Ognuno incolpò Qualcuno perché Nessuno fece ciò che Qualcuno avrebbe potuto fare». Siamo o non siamo il Paese dei Gattopardi?
(Fonte: www.lastampa.it - 7/9/2014)

domenica 7 settembre 2014

Fiat: perché la Punto non è andata di Corsa


Leggendo l’ultimo report Jato Dynamics sulle 10 auto più vendute d’Europa mi è caduto l’occhio sul quinto piazzamento: Opel-Vauxhall Corsa, 19.877 unità vendute nel mese di luglio. “Come fa la Corsa a stare ancora li’ – mi son chiesto – vendendo addirittura più del 2013 (+16,77%), dopo 8 anni di vita commerciale e a poche settimane da debutto del nuovo modello?” Poi ho capito che questa domanda ne sottointendeva un’altra più inconscia. Ovvero, com’è possibile che la Fiat Grande Punto, la cugina di sangue di questa Opel Corsa – perché nata sulla stessa piattaforma un anno prima – sia sparita dalla circolazione? Eppure la Grande Punto, quand’è stata lanciata nel 2005 era bella, la più bella del segmento B con un design firmato dalla matita di Giugiaro. Aveva le dimensioni giuste, una gamma motori completa e contenuti tutto sommato competitivi. Tant’è che nel 2006 fu per alcuni mesi l’auto più venduta d’Europa e ha vinto svariati premi, compreso il Volante d’Oro in Germania. E poi? Diciamo che Fiat si è un po’ persa per strada muovendosi tardi e male sull’evoluzione del prodotto. Nei primi anni è stata comunicata molto l’immagine e poco la sostanza del modello (peraltro valida), alcuni aggiornamenti funzionali alla percezione del prodotto sono arrivati tardi (vedi l’ESP di serie o equipaggiamenti come il navigatore), e in alcuni mercati non è stata sviluppata a dovere la gamma e quindi il posizionamento dei prezzo. Quindi la crisi che nel 2008 ha iniziato a mordere il mercato ha reso tutto più difficile, ma l’errore più grande è stato commesso l’anno successivo con la presentazione del restyling cosiddetto di “metà carriera”. Intendiamoci, dopo quattro anni un’automobile ha bisogno di un aggiornamento, ma quando si ha per le mani un prodotto di successo va fatto con criterio. Fiat però decise di cambiare le carte in tavola, stravolgendo il design originario e addirittura cambiando il nome dell’auto, da Grande Punto a Punto Evo. Una mossa, quest’ultima, che ha ingenerato confusione, svilito l’immagine del modello e compromesso irrimediabilmente il suo posizionamento. Se ne sono accorti (tardi) anche in Fiat: nel 2012 è stato fatto un ulteriore aggiornamento correttivo sia dello stile che del nome, da Fiat Punto Evo a Fiat Punto... Opel, dal canto suo, in 8 anni non ha mai cambiato il nome “Corsa” e pure il design del modello si è evoluto poco. Semplicemente perché non era necessario. Hanno lavorato alla tedesca maniera, sulla sostanza e quindi su motori, equipaggiamenti, allestimenti e prezzi. Sicuramente non è mancata una buona dose di fortuna, ma riuscire a vendere 2,8 milioni di auto non è mai una casualità. L’ironia della sorte vuole che la nuova Opel Corsa che vedremo al Salone di Parigi nascerà ancora sullo stesso pianale del vecchio modello ovvero della Fiat Grande Punto/Punto Evo/Punto. Che invece non avrà un’erede, o meglio sarà un altra cosa con un nuovo nome.
(Fonte: www.carblogger.it - 27/8/2014)

sabato 6 settembre 2014

Museo Alfa Romeo di Arese: al via da ottobre i lavori per la riapertura


Questa è davvero la volta buona, la notizia che tanti appassionati aspettavano da tre anni: Fiat e la Sovrintendenza dei Beni Culturali hanno raggiunto un accordo per la riapertura del Museo Alfa Romeo di Arese. Da settimane si era riavviato il tavolo di trattative interrotto a marzo, quando il Tar aveva rigettato l’istanza di annullamento del vincolo sul Museo presentata dalla Casa, rimandando tutte le decisioni all’udienza per la discussione del merito del provvedimento, fissata per il 24 ottobre prossimo. Da quel momento si era interrotto il dialogo tra Torino e il ministero, incoraggiato anche dalla Regione Lombardia, che più volte si era espressa in favore della riapertura della collezione.
La ripresa del dialogo - Qualche settimana fa i colloqui sono ripresi e sono stati proficui. Nulla è trapelato dagli uffici di Palazzo Litta, a Milano, sede dei Beni Culturali lombardi, tranne un dato: il vincolo non verrà in alcun modo toccato. Tutte le oltre 250 vetture della collezione, dunque, resteranno parte della raccolta, anche i famosi otto doppioni che Fiat chiedeva di poter vendere per ricavare parte dei fondi da destinare alla ristrutturazione. Il gruppo di Torino è pronto a far partire a ottobre i lavori per realizzare il progetto, già approvato dalla Sovrintendenza, che avevamo anticipato sul numero di Quattroruote di gennaio. La lotta è contro il tempo: il nuovo Museo non sarà pronto per la fatidica data del 1° maggio, giorno di apertura dell’Expo, ma lo sarà per l’estate 2015, comunque in tempo per intercettare buona parte dei visitatori. Il masterplan dell’area ricorda quello ideato nel 2007, sebbene ridotto e semplificato: ristrutturazione e messa a norma delle sale del Museo, creazione di uno showroom per l’esposizione e la consegna delle vetture nuove, di un tracciato di prova, di un’area di ristoro e di uno shop per il merchandising. Un layout molto simile a quelli dei principali musei dell’automobile europei.
Qualcosa è cambiato - Che cosa sia cambiato è presto per dirlo. Forse a Torino, ma soprattutto a Detroit, ci si è resi conto che un’occasione come quella dell’Expo, che si apre tra nove mesi a pochi chilometri da Arese, non si poteva far sfuggire e che la necessità di vendere otto vetture, seppur di grandissimo valore, non era sostenibile per un marchio sul quale si concentrano grandi aspettative, come illustrato dal piano di rilancio dell’Alfa Romeo annunciato da Marchionne a maggio.
(Fonte: www.quattroruote.it - 29/7/2014)

venerdì 5 settembre 2014

Suzuki guarda a FCA dopo l'addio a VW?


Fiat Chrysler Automobiles ha ormai la sua struttura definitiva e adesso si apre il capitolo delle partnership che sono indispensabili anche per un gruppo di queste dimensioni, joint-venture di settore, come quella con Renault per un furgone compatto, o geografiche, per espandersi in aree tuttora critiche per i marchi di FCA. Suzuki potrebbe essere un compagno di viaggio ideale, ma lo storico brand giapponese, attivo anche nelle moto e nei motori marini, prima di lanciarsi in nuove intese attende la soluzione della vertenza con Volkswagen dopo le mancate nozze. «Anch'io ho sentito le voci che prevedono una soluzione entro fine anno - spiega Junya Kumataki, presidente di Suzuki Italia, con la tipica riservatezza nipponica - e aspettiamo con fiducia la fine della vicenda nata da un'interpretazione data all'alleanza dal gruppo tedesco diversa da quanto si pensava nel gennaio 2010 al momento dello scambio azionario». La collaborazione tra Fiat e Suzuki ha portato in passato a modelli paralleli come Sedici e Sx4, e Fiat Powertrain continua a fornire motori diesel per le compatte giapponesi e per le utilitarie dell' indiana Maruti controllata dai nipponici. «I rapporti con Torino - conferma Kumataki - sono sempre stati ottimi e favoriti dalla nostra presenza strategica in Europa attraverso lo stabilimento ungherese di Esztergom; e poi c'è l'India, dove siamo molto forti (a differenza di FCA, ndr) e il motore diesel 1.6 Multijet ha un ruolo importante». Da risolvere in tempi brevi per Suzuki non c'è però soltanto il nodo Volkswagen, ma anche la successione a Osamu Suzuki, il patriarca ormai ottantacinquenne che non si è piegato di fronte al gigante di Wolfsburg che voleva appendere nella sua galleria dei trofei anche la grande «S» rossa di Hamamatsu. «Sì, la successione va definita e il top management è al lavoro per trovare l'erede di Osamu - ci dice Kumataki -: un successore era già stato trovato, ma poi è morto prematuramente e si è dovuto rifare tutto da capo, cercando all'interno della famiglia (intesa in senso lato, anche Osamu fu adottato dal suocero e prese il cognome della dinastia, ndr)». Suzuki Italia non si occupa soltanto di auto, ma anche di grandi moto e scooter nonché di motori marini, una posizione speciale per valutare la crisi. «La crisi è stata pesante - conclude Kumataki - ma soprattutto per motori marini e grandi moto che, a differenza dell'auto che prima o poi dobbiamo cambiare, sono oggetti leisure di cui si può rimandare l'acquisto».
(Fonte: www.ilgiornale.it - 3/8/2014)

giovedì 4 settembre 2014

Fiat 500X: tutto pronto per il debutto


In attesa di una data ufficiale per la presentazione, che ormai sembra inevitabilmente quella del Salone di Parigi, la Fiat 500X si fa di nuovo vedere su strada. Il prototipo delle ultime foto spia è dotato di una semplice pellicola protettiva e di plastiche che nascondono il frontale, ma è inequivocabilmente definitivo in ogni dettaglio.
Grande distanza stilistica dalla Jeep - Come ampiamente previsto, sulla piattaforma comune alla Jeep Renegade Fiat ha sviluppato un design che prende spunto dalla 500, trasformandola in una piccola crossover dalla forte personalità. Elementi come i gruppi ottici, gli specchietti laterali e il taglio di cristalli e cofani è decisamente vicino a quello della 500, mentre le cinque porte e l'altezza maggiorata ne confermano la natura da crossover urbana.
Camuffature leggerissime - Le fiancate, finalmente libere dalle plastiche delle foto spia precedenti, mostrano parafanghi e zona inferiore delle portiere ben marcate, un modo per dare presenza scenica e aggressività alla vettura che, in ogni caso, potrebbe anche dire la sua fuori dall'asfalto vista l'altezza da terra.
L'offerta - La gamma propulsori dovrebbe riprendere in parte quella della Renegade, con i classici 1.4 benzina e 1.6 diesel sovralimentati, ma sia dal punto di vista della gamma sia da quello del puro design è evidente come il Gruppo FCA abbia voluto dare vita a progetti completamente diversi tra Fiat e Jeep, sfruttandone invece al massimo le sinergie produttive per ridurre i costi globali.
(Fonte: www.quattroruote.it - 29/8/2014)

mercoledì 3 settembre 2014

Jeep Renegade: il listino prezzi per l'Italia


Jeep ha presentato il listino italiano della nuova Renegade, che sarà disponibile a partire da 23.500 euro, chiavi in mano con messa in strada esclusa. La gamma sarà articolata sulle versioni Longitude, Limited e Trailhawk e prevede le motorizzazioni benzina 1.4 Multiair II 140 CV e quelle diesel 1.6 Multijet II 120 CV e 2.0 Multijet II da 130 e 170 CV.
Integrale solo col diesel - Le uniche a poter contare sulla trazione integrale saranno le diesel, mentre la sola Multijet da 170 CV sarà proposta esclusivamente con il cambio automatico a nove marce. I clienti potranno scegliere tra le tinte esterne Alpine White, Omaha Orange, Carbon Black Metallic, Solid Black, Commando, Anvil, Colorado Red, Solar Yellow e Glacier Metallic, oltre a combinazioni bicolore con tetto nero.
La Longitude - L'allestimento Longitude comprende di serie i vetri elettrici, le barre nere sul tetto, i cerchi in lega da 16", il climatizzatore manuale, l'Hill Start Assist integrato nell'Esc, il cruise control, i sensori per la pressione dei pneumatici, i fendinebbia, l'impianto radio UConnect con display da 5 pollici, Usb, Bluetooth, sei altoparlanti e comandi al volante, i retrovisori elettrici riscaldabili e il volante in pelle.
La Limited - La più ricca Limited aggiunge le barre sul tetto grigio satinato, i cerchi in lega da 17", il climatizzatore automatico, il Forward Collision Warning Plus, il Lane Departure Warning Plus, la griglia anteriore grigio satinato, le finiture in vinile dei pannelli porta, le luci posteriori adattive, il display a colori da 7 pollici integrato nella strumentazione, i sensori di parcheggio posteriori, il terminale di scarico cromato e i cristalli posteriori oscurati.
La Trailhawk - La versione di punta Trailhawk, disponibile per ora solo con cambio automatico e motore 2.0 Multijet II 170 CV, adotta gran parte delle dotazioni della Limited a cui aggiunge pneumatici M+S, ganci di traino, griglia anteriore e barre sul tetto grigio scuro satinato, Hill Descent Control, divano posteriore frazionato 40/20/40, sospensioni modificate per la guida in fuoristrada, protezioni inferiori per la scocca, torcia ricaricabile nel vano bagagli e personalizzazioni grafiche Trailhawk.
Tutti i prezzi della Jeep Renegade - 1.4 Multiair II 140 CV Longitude: 23.500 Euro; 1.4 Multiair II 140 CV Limited: 25.100 Euro; 1.6 Mjet II 120 CV Longitude: 24.500 Euro; 1.6 Mjet II 120 CV Limited: 26.100 Euro; 2.0 Mjet II 140 CV Longitude 4WD: 27.300 Euro; 2.0 Mjet II 140 CV Limited 4WD: 28.900 Euro; 2.0 Mjet II 140 CV Limited 4WD automatica: 31.300 Euro; 2.0 Mjet II 170 CV Trailhawk 4WD automatica: 32.800 Euro.
(Fonte: www.quattroruote.it - 29/8/2014)

martedì 2 settembre 2014

India: ecco il restyling della Fiat Punto Evo


Sono state diffuse le prime immagini ufficiali della Fiat Punto Evo per il mercato indiano, già anticipata da alcune foto spia nel luglio scorso. Si tratta di un restyling diverso da quello da tempo disponibile in Europa, con un look appositamente studiato per questo mercato. Il frontale, in particolare, presenta cromature in abbondanza e gruppi ottici che prendono le distanze da quelli della Punto Evo in vendita nel Vecchio Continente. Lo stesso vale per la mascherina, mentre al posteriore è il paraurti a mostrare le maggiori differenze. L'abitacolo non offre soluzioni particolari e, per i clienti indiani, replica quanto proposto sulla berlina Fiat Linea, al di là delle inedite combinazioni cromatiche. La Punto Evo indiana, che secondo le informazioni raccolte non varcherà i confini nazionali, sarà offerta con propulsori 1.3 MJT a gasolio, 1.2 e 1.4 litri a benzina. 
(Fonte: www.quattroruote.it - 6/8/2014)

lunedì 1 settembre 2014

Marchionne: "FCA in Borsa il 13 ottobre"


«Il tizio con il maglione nero sempre in volo a investire miliardi»: al Meeting di Rimini, ospite dei ciellini, Sergio Marchionne rompe il ghiaccio parlando dell'immagine che ha di lui la gente. Quindi, rivolto alla platea di giovani, cerca subito di spronarli: «Il vostro coraggio, idealismo, libertà sono la nostra migliore garanzia». E la rinascita di Fiat, prima, e di Chrysler, dopo (grazie all'intervento del Lingotto e al supporto della Casa Bianca), deve servire da esempio - secondo Marchionne - proprio alla futura classe lavorativa e dirigente: «La storia di Fiat dal 2004 a oggi - ha ricordato - dimostra che anche in situazioni disperate, anche quando la concorrenza ti considera morto, ti puoi rialzare». Mai mollare, quindi, il messaggio rivolto in generale ai giovani, dove la percentuale di disoccupati e scoraggiati è elevatissima. L'ad di Fiat Chrysler Automobiles si è presentato in Romagna 24 ore dopo aver comunicato che la fusione tra Torino e Detroit ha visto cadere l'ultimo ostacolo (il recesso) e indicando, nel 13 ottobre, il giorno molto probabile del debutto di FCA a Wall Street. Il progetto Fiat-Chrysler avanza dunque spedito. «Chrysler era la risposta perfetta per Fiat - osserva l'ad - e ora bisogna dare una risposta al Paese». Marchionne, nel riconfermare gli obiettivi del gruppo per il 2014, precisa anche che a fine ottobre è previsto un consiglio di amministrazione. La riunione potrebbe anche valutare se per la nuova FCA si pone la necessità di un rafforzamento patrimoniale, e se - nel caso - la decisione possa riguardare un aumento di capitale o un'emissione di bond convertibili. U.S.A. e Brasile, comunque, danno una «sicurezza finanziaria - ha aggiunto - che viene usata anche per proteggere la rete industriale italiana». In proposito, il capo azienda del Lingotto ha ribadito che nessuna chiusura riguarderà gli impianti italiani, sottolinenando però che il gruppo si deve accollare «tutti i costi di una realtà operativa in perdita». E a proposito del sistema produttivo italiano, ecco arrivare gli elogi alla forza lavoro che ha permesso alla fabbrica di Pomigliano d'Arco, ex pecora nera del gruppo, di diventare un simbolo di efficienza e di conquistare la medaglia d'oro WCM per i livelli di ottimizzazione di prodotti e processi dentro e fuori la catena di montaggio. Marchionne si è rivolto anche alle tute blu di Melfi, Mirafiori e Grugliasco, l'ex stabilimento «morto » di Bertone che ora sforna le Maserati Ghibli e Quattroporte, due dei modelli che stanno segnando il nuovo corso premium del gruppo. Su Cassino, futuro polo Alfa Romeo, il top manager ha quindi ricordato che sono in corso i lavori di adattamento dell'impianto in vista della realizzazione di un nuovo modello (la nuova Giulia). Nessuna nota polemica a proposito dei rapporti con il leader della Fiom, Maurizio Landini (peraltro piuttosto silente su Fiat negli ultimi tempi). «Renzi incontra Landini? Good luck, non sono geloso», ha risposto secco a una domanda. A parlare, invece, è stato un recente filmato nel quale un emozionato Rich Boruff, capo del sindacato UAW di Tipton (Indiana), ringrazia davanti a tutti gli operai il «salvatore» Marchionne. «L'UAW - ha concluso l'ad - è lo stesso sindacato che è stato visto per tantissimo tempo come il nemico numero uno delle aziende automobilistiche U.S.A.». Messaggio e destinatario sono chiari.
(Fonte: www.ilgiornale.it - 31/8/2014)