venerdì 29 ottobre 2010

Morgan Stanley: Fiat ha le carte in regola per il rilancio dell'Alfa Romeo


"La Fiat è ben piazzata per il turn around del brand Alfa". E' quanto sostengono gli analisti finanziari della banca Morgan Stanley, nel report "The logic of keeping Alfa" ("La logica di tenersi l'Alfa"). L'ultima volta Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, lo ha ribadito il 20 ottobre scorso: l'Alfa non è in vendita. Ieri tuttavia, dicono gli analisti di Morgan Stanely, il manager sembra aver lasciato una porticina aperta. In conference call ha infatti detto che se arrivasse un'offerta congrua "Fiat dovrebbe logicamente guardarla con attenzione". Partono da questo spunto gli analisti di Morgan Stanley, per analizzare le prospettive di Alfa Romeo. E adesso più che in passato, dicono, che ha tutte le carte in regola per rilanciare Alfa. Grazie all'alleanza con Chrysler, Alfa Romeo e di conseguenza Fiat potrà competere con Bmw e Mercedes, soprattutto a partire dalla fine del 2011, quando debutterà la nuova Giulia. Gli analisti di Morgan Stanley prevedono inoltre che la domanda dei clienti cosiddetti "premium" si rivolgerà sempre più verso auto più piccole, un segmento che "al momento solo Audi e Volkswagen possono sperare di soddisfare". Nonostante la concorrenza della Mini e della A1, "Alfa è in una posizione forte per capitalizzare questo trend" si legge nel report della Morgan Stanley. A questo si aggiunge il fatto che Fiat al momento detiene i migliori motori di piccole dimensioni, efficienti e a bassa emissione di CO2, elemento considerato un vantaggio competitivo non da poco, che potrà andare a beneficio anche dei nuovi modelli Alfa. Infine Chrysler porterà in dote a Fiat un network di distribuzione anche oltreoceano, dove recentemente le piccole di lusso hanno registrato un certo successo.
(Fonte: http://economia.virgilio.it - 22/10/2010)

giovedì 28 ottobre 2010

Marchionne: per avvicinare i salari italiani a quelli tedeschi servono maggiore produttività e saturazione degli impianti


Ecco la domanda che gli operai della Fiat si pongono in questo momento: «Come farà Sergio Marchionne ad aumentarci il salario, portandolo ai livelli dei colleghi tedeschi? ». L’amministratore delegato della Fiat ha chiaramante detto che, una volta in grado di competere con i Paesi vicini, le buste paga delle tute blu torinesi saranno più pesanti: da 1.300 a 2.000 euro netti, più meno la paga che percepisce un operaio tedesco. La sfida, dunque, è partita almeno nelle intenzioni, visto che il 4 novembre ci sarà l’incontro tra il top manager e il nuovo Ministro allo Sviluppo Economico, Paolo Romani, a cui seguirà la corsa finale agli accordi per far decollare Fabbrica Italia. Sono due le parole sulle quali Marchionne insisterà nei prossimi giorni: produttività e saturazione, entrambe legate a doppio filo con la prospettata maggiore soddisfazione economica dei lavoratori. «L’incremento della produttività, ovvero la riduzione delle ore impiegate per realizzare un’auto - spiega Andrea Alghisi, director di Alix Partners - è una leva fondamentale per un’azienda, insieme però ad altre, quali a esempio la saturazione della capacità produttiva. Se aumenta il numero di vetture prodotte si ammortizzano i costi e gli investimenti. E a beneficiarne è la redditività del gruppo industriale. Ma per avere la necessaria produttività e la saturazione ottimale, quello che in pratica chiede Marchionne, occorre l’accordo con la forza lavoro sulla flessibilità e la condivisione dei target produttivi». Il capo della Fiat ha fretta e mette fretta alle parti sociali (una decisione dovrà essere presa prima di Natale). All’orizzonte, infatti, si profila una scadenza: il 2013, anno nel quale le case automobilistiche più virtuose dovrebbero ritrovare l’equilibrio tra produttività e saturazione. Nel suo annuale «Automotive study», Alix Partners sottolinea gli effetti della economica del 2009: rispetto al 2007, anno nel quale la saturazione della capacità produttiva era a livello mondiale intorno all’83%, l’utilizzazione delle fabbriche è scesa al 65% con pesanti ripercussioni per la redditività delle aziende. «Ci vorranno almeno due o tre anni - precisa Alghisi - per tornare a livelli accettabili». Da qui l’importanza di chiudere quanto prima il discorso sulla flessibilità anche perché, come osserva Paolo Pirani, segretario confederale della Uil, «i lavoratori devono rendersi conto che l’accordo firmato per Pomigliano d’Arco è sicuramente premiante: non dimentichiamo, al riguardo, che negli Stati Uniti il sindacato UAW, quello della Chrysler, ha accettato la riduzione del salario orario (2.400 euro al mese per 40 ore settimanali) oltre al blocco degli scioperi fino al 2015». «Da noi, invece - continua Pirani - è previsto l’aumento degli stipendi fino a 4.000 euro lordi l’anno, un accordo che a Detroit ci invidiano. Ritengo quindi fuori luogo tutto questo dibattito in Italia». Marchionne, nel commentare la scorsa settimana la terza trimestrale del Lingotto, ha detto una cosa nuova, cioè che il gruppo deve guardarsi soprattutto da chi gli sta vicino: i concorrenti europei. Pur tenendo ben presente che sarà la Cina il ring dentro il quale si misureranno sempre più i costruttori (Daimler ha appena annunciato nuovi investimenti per 3 miliardi), il nemico è dietro l’angolo e si chiama Francia (il gruppo PSA, Peugeot-Citroën, archiviato il terzo trimestre con dati sopra le attese, ha rivisto al rialzo gli obiettivi dell’anno) e Germania (Volkswagen ha più che decuplicato nel trimestre gli utili, con vendite record tra gennaio e settembre, e punta a diventare il primo produttore mondiale nel 2018). Berlino, in particolare, rappresenta il modello a cui guardare, la base per costruire un rapporto nuovo e collaborativo con la forza lavoro grazie al quale il maggior produttore locale, il gruppo Volkswagen, in pochi anni ha trovato la formula per presentarsi all’appuntamento con il 2011 in forma smagliante. Merito della riorganizzazione del lavoro e di un sindacato concreto e lungimirante. Essere competitivi rispetto agli agguerriti vicini di casa per combatterli ad armi pari, significa, per Marchionne, poter contare su un sistema Paese pronto ad accogliere con benevolenza la volontà di un grande gruppo di sviluppare i propri impianti staccando un assegno di 20 miliardi. Prendiamo la Serbia, che ha subito approfittato della querelle in Italia, per «scippare» a Mirafiori uno dei nuovi modelli. Qui le discussioni hanno lasciato il posto ai fatti, tanto che negli ultimi dieci anni il maggior volume di investimenti è arrivato proprio dall’Italia: 2 miliardi di euro, di cui 940 milioni da Torino. Denaro che, forse, poteva essere dirottato nel potenziamanto di un impianto del nostro Paese. Occasione persa, l’auspicio è che non ne seguano altre.
(Fonte: www.ilgiornale.it - 28/10/2010)

mercoledì 27 ottobre 2010

Alfa Romeo: Marchionne conferma l'obiettivo di 500.000 unità per il 2014


In un’intervista rilasciata all’agenzia Bloomberg, Sergio Marchionne ha ribadito che il Gruppo Fiat non venderà Alfa Romeo al Gruppo Volkswagen, confermando l’obiettivo di 500.000 unità l’anno a partire dal 2014. Il capo del Lingotto ha sottolineato che la giusta dimensione della Casa del Biscione sarebbe la vendita di 300.000 unità annue, ma grazie all’ingresso nel mercato U.S.A. - previsto per il 2012 - l’obiettivo può essere rivisto all’insù. Appunto, la partita tra Alfa Romeo e il suo futuro si giocherà soprattutto oltreoceano, dove la Casa del Biscione andrà a competere direttamente con BMW. Diversamente da quanto detto in precedenza, l’Alfa MiTo non dovrebbe essere commercializzata negli Stati Uniti, mentre la gamma dovrebbe essere composta da 5 modelli: la Giulietta, la sostituta della 159 (che si chiamerà Giulia), l’erede della 166 con piattaforma Chrysler a trazione posteriore e le inedite SUV che andranno a competere direttamente con BMW X1 e X3. Inoltre, Alfa Romeo potrebbe allargare la gamma ad altri tre modelli, come la sportiva coupé che colmerebbe il vuoto lasciato dalla Brera, la nuova Spider e la SUV di grandi dimensioni. Al fine di sviluppare tutti questi nuovi modelli, il Gruppo Fiat dovrebbe stanziare 2 miliardi di euro nei prossimi due anni per la progettazione e realizzazione delle nuove e inedite vetture con il brand Alfa Romeo, come sottolineato da Wolfram Mrowetz, capo dell’intermediaria Alisei SIM.
(Fonte: www.bloomberg.com - 20/10/2010)

martedì 26 ottobre 2010

Perché Fiat, mentre i concorrenti corrono, rinnova la gamma col contagocce?


Al recente Salone dell'auto di Parigi non ha portato neppure un prototipo. Eppure Sergio Marchionne l'attenzione l'ha attirata, eccome. Facendo, come spesso gli capita, il bastian contrario - e proprio in una manifestazione che ha svelato oltre 40 novità mondiali assolute, dalla Volkswagen Passat alla Range Rover Evoque, passando per futuristici prototipi come la Renault DeZir - il capo della Fiat ha detto che non ha senso lanciare i modelli nuovi in un mercato strutturalmente così debole. "Stiamo risparmiando le munizioni per la ripresa", ha dichiarato. Per commentare l'uscita dell'amministratore delegato, Giorgio Airaudo, segretario della Fiom-Cgil torinese e sindacalista specialista in Fiat, usa una metafora calcistica: "Decidendo di rinviare l'esordio delle nuove macchine a quando la crisi sarà finita, interpreta perfettamente il catenaccio all'italiana: una strenua difesa in attesa del contropiede. Speriamo che gli vada bene anche stavolta, perché l'azzardo lo prende lui, ma se va male pagano i lavoratori italiani". Stuart Pearson, analista di Morgan Stanley, da Londra ha una visione più pokeristica: "Sta giocando una partita pericolosa: ritardando i modelli chiave, se sbaglia i tempi rischia di perdersi gli effetti positivi della ripresa". La decisione di far slittare il debutto di tre pezzi da novanta - nel pianeta Fiat - come la Fiat Panda, la Lancia Ypsilon e le monovolume che devono rimpiazzare Lancia Musa, Fiat Idea e Multipla, significa, ovviamente, pure un prolungamento della cassa integrazione. Conseguenza che preoccupa lavoratori e sindacati, ma di fronte alla quale la Borsa fa spallucce. Anzi. Nel breve periodo, il "congelamento" degli investimenti e ogni genere di tagli possono essere valutati favorevolmente, per gli effetti sull'azione. E in attesa del divorzio tra l'auto e il resto del business, con la nascita di Fiat Industrial (che conterrà camion e trattori), nelle raccomandazioni sul titolo del Lingotto fioccano i "buy", comprare. "Anche perché alla sola Fiat Industrial viene attribuito un valore di circa 10 euro. Basta aggiungere 2 euro per la Ferrari e siamo già a 12. Ecco perché non sono fuori dal mondo i target-price indicati in questi giorni da molte banche d'affari", dice Gabriele Gambarova, analista di Banca Akros Esn. Il target price è il prezzo che l'azione potrebbe raggiunge nell'arco dei prossimi 12 mesi. Gambarova è convinto che l'azione Fiat valga almeno 15,5 euro e c'è chi è ancor più positivo: Mediobanca dice 16 euro e Morgan Stanley, a fine settembre, ha indicato un prezzo obiettivo di 18,50 euro. Martedì 12 ottobre il titolo era a 11,7 euro. Per Giacomo Mori, director di AlixPartners, società internazionale di consulenza aziendale, la frenata sugli investimenti europei del gruppo potrebbe essere dettata da due fattori: "Il primo è la forza di cui il gruppo comunque dispone nei segmenti delle vetture piccole, che sono quelle che avranno più vantaggio con la ripresa del mercato. Il secondo risponde a una logica di priorità: con risorse finanziarie non illimitate, Marchionne potrebbe privilegiare il rilancio dei marchi Chrysler e Alfa Romeo o ampliare il business in Sud America". Assai più critiche le considerazioni di un altro esperto del settore, che preferisce restare anonimo: "Il concetto del "risparmio di cartucce", tradotto in soldoni, vuol dire che non ci sono quattrini sufficienti per investire su tutti i modelli che servono per avere una gamma all'altezza della concorrenza. Ricorda più la favola della volpe e l'uva, piuttosto che una scelta strategica. Una nuova vettura, secondo quanto si utilizza di componenti già esistenti, costa dai 200 ai 500 milioni di euro. Se non li spendi risparmi, ma intanto gli altri, che non la pensano come te, ti soffiano clienti che non sarà facile riconquistare quando tu avrai deciso di lanciare auto che, magari, sono già "invecchiate" perché pensate anni addietro". Eccellente ristrutturatore applaudito dalla comunità finanziaria, in sei anni di leadership Marchionne non ha però lasciato il segno come "costruttore" di modelli di successo, con l'eccezione della Fiat 500 che tuttavia, da sola, non può cambiare i destini di un'azienda. E sul fronte dell'auto verde Marchionne è stato spesso caustico, giudicando economicamente insensati i colossali investimenti sull'auto elettrica e sulle ibride, che impiegheranno anni a conquistare fettine di mercato. Magari ha ragione lui: a cavalcare la riduzione dei consumi basta e avanza il fantastico due cilindri TwinAir, appena montato sulla 500 e tra qualche anno saranno gli altri a leccarsi le ferite. Scrive però l'ex manager del gruppo Fiat Riccardo Ruggeri, che è stato membro del comitato direttivo di Fiat Holding, nel libro "Parola di Marchionne", pubblicato qualche mese fa: "Leggendo comunicati e memorie ufficiali presentate nei congressi degli ultimi due anni, si ha come la sensazione di scelte condizionate da esigenze contingenti, guidate da considerazioni di breve termine. La percezione contraria si ha invece guardando a molti competitor e alla loro strategia sui propulsori del futuro". Intanto i concessionari delle marche del gruppo si preparano a un anno e mezzo di passione. La coperta - cioè la gamma - è corta e senza incentivi le vendite hanno innestato la retromarcia e i bilanci si tingono di rosso, con conseguenze funeste per l'occupazione. I dealer di Fiat e Lancia aspettavano come un toccasana le nuove Panda e Ypsilon e invece dovranno aspettare. La Ypsilon non sbarcherà negli show room prima del giugno 2011, con 26 mesi di ritardo sui piani originali: sarà l'unico botto del gruppo nel corso dell'anno prossimo, così come la Giulietta dell'Alfa è stato l'unico lancio significativo del 2010. Poi, nel 2012, dovrebbe toccare alla Panda, che insieme alla Punto è il cuore dell'offerta Fiat. Altri gruppi hanno deciso di affrontare il mercato europeo in affanno con un atteggiamento assolutamente diverso. La Ford, azienda generalista come la Fiat e che può contare su un solo marchio, tra giugno e settembre 2010 ha fatto scendere in campo i restyling delle grandi monovolume, la S-Max e la Galaxy; il mese scorso è toccato al facelift della berlina Mondeo; tra qualche settimana arrivano le nuove monovolume C-Max. Poi nel 2011, che Marchionne prevede terribile, tra marzo e giugno altre tre novità: la Focus 5 porte, la Focus familiare e il pick-up Ranger. E che dire di Volkswagen? Negli ultimi mesi, con la marca Skoda ha proposto il maquillage di Fabia e Roomster e la nuova Superb Giardinetta, mentre il brand VW ha rinfrescato Touran e Sharan e l'anno prossimo lancia le nuove Passat e Jetta. Per non parlare di Audi, che tra agosto e novembre 2010 fa debuttare la piccola A1, il restyling della sportiva TT e la supercoupé A7. Persino Toyota, che in Europa non è certo un fulmine di guerra, si è giocata la nuova Auris nel corso del 2010 e all'inizio del 2011 farà esordire la berlina Lexus Ct 200h e la monovolumina Verso S. Finora, i piani via via presentati dal leader del Lingotto riservano sempre il meglio agli anni a venire. Poi viene presentato un altro piano e il boom previsto slitta un po' in avanti. Emblematico il caso Alfa. Quando Marchionne è arrivato a Torino il marchio del Biscione macinava 150 mila auto l'anno e, secondo uno dei primi business plan del manager italo-canadese, avrebbe dovuto arrampicarsi rapidamente a quota 300 mila, così come la cugina Lancia. All'investor day di aprile 2010, quello che ha annunciato il varo di Fabbrica Italia con oltre 20 miliardi di euro di investimenti in patria e la produzione della futura Panda a Pomigliano, per l'Alfa l'asticella viene addirittura issata a 350 mila unità nel 2014. Con l'intero gruppo proiettato a 2,15 milioni di macchine vendute in Europa, il 64 per cento in più rispetto al 2009. I rinvii delle ultime settimane certo non rendono più abbordabili obiettivi che a molti sono apparsi da subito ambiziosi. Anche perché la sola ripartenza del mercato continentale non sarebbe sufficiente: Fiat, Lancia e Alfa dovrebbero rosicchiare clienti alla concorrenza. Nel 2010 sta accadendo il contrario: la fine degli incentivi ha tarpato le ali alla ripresa del gruppo oltre confine e anche nella roccaforte italiana la quota di mercato è in declino. "La decisione di posticipare l'arrivo dei nuovi modelli ci vede preoccupatissimi", sostiene Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, l'associazione nazionale dei dealer e dell'organizzazione dei concessionari Fiat, che spiega: "Avremmo bisogno di questi prodotti subito, per difendere i fatturati delle nostre aziende". Aggiunge Tommaso Tommasi, direttore di InterAuto News: "In una fase in cui molte case automobilistiche indicano nelle novità la miglior difesa per arginare i danni di un mercato in forte calo, i concessionari Fiat, Alfa Romeo e Lancia si lamentano per la mancanza di prodotti "freschi", che li sta mettendo in grossa difficoltà rispetto alla concorrenza". In trincea con poche cartucce, aspettando i rinforzi...
(Fonte: http://espresso.repubblica.it - 20/10/2010)

lunedì 25 ottobre 2010

Marchionne: "Senza l'Italia la Fiat potrebbe fare di più, ma ho fiducia nel nostro Paese"


«Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l'Italia». Sergio Marchionne, ospite della trasmissione "Che tempo che fa" condotta da Fabio Fazio e in onda domenica sera, torna ad affrontare molte delle questioni che hanno tenuto banco nelle ultime settimane. In particolare, l'amministratore delegato del Lingotto ci tiene a sottolineare il fatto che «nemmeno un euro dei 2 miliardi dell'utile operativo previsto per il 2010» arriva dal nostro Paese. «Fiat - aggiunge - non può continuare a gestire in perdita le proprie fabbriche per sempre». «Tra il 2008 e il 2009 - continua Marchionne - la Fiat è stata l'unica azienda che non ha bussato alle casse dello Stato» diversamente da quanto fatto da molte concorrenti europee. «Non voglio ricevere un grazie - spiega l'ad - ma non voglio nemmeno essere accusato di avere avuto aiuti di Stato. Gli incentivi - prosegue - sono soldi che vanno ai consumatori: aiutano parzialmente anche me, ma in Italia sette macchine comprate su dieci sono straniere. Con i soldi dello Stato americano risaneremo Chrysler. E ripagheremo il governo U.S.A. con gli interessi e tutto. Gli aiuti ricevuti dallo Stato italiano li abbiamo ripagati». Marchionne elenca alcuni problemi del sistema-Italia: «Siamo al 118esimo posto su 139 per efficienza del lavoro e al 48esimo posto per la competitività del sistema industriale. Siamo fuori dall'Europa e dai Paesi a noi vicini, il sistema italiano ha perso competitività anno per anno da parecchi anni e negli ultimi 10 anni l'Italia non ha saputo reggere il passo con gli altri Paesi. Non è colpa dei lavoratori». Tra gli obiettivi per il futuro, assicura Marchionne, c'è quello di portare lo stipendio medio dell'operaio italiano a livello di quello degli altri Paesi europei. «È un obbligo per la Fiat colmare il divario degli stipendi degli operai». Ma per fare questo, sottolinea l'ad, «non è possibile avere tre persone che bloccano un intero stabilimento», come è successo a Melfi dove «abbiamo avuto un esempio di anarchia, non di democrazia. Ma con questo sistema non si possono gestire aziende così grandi». A tal proposito, l'ad aggiunge che solo il 12% per cento degli operai del Gruppo Fiat è iscritto alla Fiom-Cgil, che quindi «non rappresenta la maggioranza». «Meno della metà dei nostri dipendenti è iscritto a una sigla sindacale» afferma. E poi: «Non abbiamo tolto il minimo livello di diritti accumulati negli anni. Se si guarda all'accordo di Pomigliano, l'unica cosa diversa è che abbiamo cercato di assegnare ai sindacati la responsabilità di quelle anomalie che vanno a impattare sulla produttività del sistema». E sulla polemica per la riduzione delle «pause» dei lavoratori delle fabbriche italiane spiega che il nuovo sistema proposto da Fiat per lo stabilimento di Melfi «è già applicato a Mirafiori. Non è niente di eccezionale, fa parte degli sforzi fatti per ridisegnare il sistema di produzione». Marchionne ammette però che «se la Fiat dovesse smettere di fare auto in Campania, avremmo un problema sociale immenso, specialmente in una zona dove la Camorra è molto attiva». «Io in politica? Scherziamo? Faccio il metalmeccanico, produco auto, camion e trattori» dice ancora l'ad del Lingotto conversando con Fazio. E a proposito della recente affermazione secondo cui in Italia sono state aperte tutte le gabbie e sono scappati tutti gli animali, Marchionne spiega: «Leggo il giornale tutti i giorni alle 6: c'è una varietà di orientamenti politici e sociali incredibile, tutti parlano e non si capisce dove va il Paese». Tuttavia in questa situazione Marchionne ritiene che «si può avere fiducia nell'Italia, credo di sì, ci sarebbero soluzioni più facili, ma credo che sia possibile costruire qui una condizione diversa, sennò non mi sarei mai impegnato».
(Fonte: www.corriere.it - 24/10/2010)

venerdì 22 ottobre 2010

Marchionne: "Due mesi di tempo per un accordo globale su Fabbrica Italia"


Sostiene Marchionne che l’Italia rimane un Paese surreale. Dove un imprenditore arriva con un assegno da 20 miliardi di euro e invece di fargli festa tentano di fargli “la” festa. Provato da un fastidioso raffreddore, Sergio Marchionne ha affrontato ieri il consiglio di amministrazione del Lingotto e, poi, gli analisti finanziari per illustrare i conti del terzo trimestre 2010. Dovrebbe essere abbastanza soddisfatto Marchionne: Fiat ha rivisto al rialzo gli obiettivi per l’anno, l’utile della gestione ordinaria ad almeno 2 miliardi di euro e l’indebitamento industriale netto sotto la soglia dei 4 miliardi. Lui stesso ha definito «risultati eccellenti quelli del terzo trimestre» e ha parlato di «performance positiva». Ma tutto ciò non basta a dargli pace. Le vicende italiane continuano a tormentarlo. «Quando ne parlo in giro per il mondo - ha confidato ad alcuni consiglieri - non mi credono. Nessuno pensa che il teatrino italiano possa esistere nella realtà». Anche ieri, a chi gli chiedeva su che cosa non avrebbe indietreggiato di un millimetro ha risposto pacato: «La governabilità degli stabilimenti». E’ la base di tutto, ha spiegato e rispiegato mille volte: nel momento in cui l’azienda si impegna in uno sforzo economico immane (i 20 miliardi di investimenti, appunto) non può permettersi che il complesso meccanismo produttivo possa incepparsi a ogni piè sospinto, sia l’assenteismo da partita o da pomodoro, siano certi scioperi politici. Racconta un aneddoto, Marchionne. Siamo nel 2004, la Fiat è sull’orlo del fallimento e lui è stato chiamato al capezzale dell’azienda. Per prima cosa visita gli stabilimenti. E, fra le altre amenità, che cosa ti scopre a Pomigliano d’Arco? Centocinquanta cani randagi che lì avevano trovato cuccia, amorevolmente accuditi da alcuni lavoratori. Poco importava loro che una parte fosse sistemata nel reparto verniciatura e che ogni tanto i peli delle povere bestiole finissero fissate nella carrozzeria. E’ stato subito braccio di ferro, sino a quando l’azienda non ha allestito un canile subito fuori i cancelli, con buona pace dei dipendenti animalisti. Che potrebbe anche essere una storia a lieto fine, ma che ci azzeccano i cani con le auto? Quello che Marchionne non vuole e non accetta è un clima in fabbrica da guerriglia permanente, lo stillicidio di iniziative e comportamenti che impediscono di fatto una coerente governabilità e, quindi, adeguati (anche dal punto di vista qualitativo) livelli produttivi. Perciò attende risposte dai sindacati, l’ad della Fiat, infastidito da manifestazioni come quella di Roma della Fiom che lui considera “politica” con quel gran sbandierare di vessilli rossi e «la Fiat non si lascerà usare per scopi politici». Poco importa che nel mirino sia finito lui personalmente. «I problemi restano, con o senza di me - ha commentato con i suoi collaboratori - e vanno risolti». Con gli analisti è stato chiaro. «Voglio realizzare Fabbrica Italia, ma non possiamo aspettare per sempre. Il dialogo è difficile, il tempo è un problema». Si è dato due mesi di tempo, Marchionne, per trovare intese con il sindacato che gli consentano di replicare, stabilimento per stabilimento, l’accordo di Pomigliano. E non è disposto ad anticipare quale vettura destinare a ciascuna fabbrica. «Prima diano il via libera alla governabilità - diceva l’Ad ai suoi - poi si vedrà cosa si produce. Non voglio farmi mettere sotto scacco». Certo, non c’è solo la Fiom. Con Cisl, Uil, Ugl, Fismic è stato fatto l’accordo di Pomigliano e Marchionne con loro intende andare avanti. Tanto è vero che anche ieri ha ribadito ai consiglieri che lo interrogavano che l’investimento per la Panda a Pomigliano, 700 milioni di euro, è partito. Anche se lui si riserva un piano B. Se nonostante gli accordi si verificassero ripetuti episodi come quelli di Melfi, blocchi ingiustificati alla produzione? L’azienda non starebbe a guardare. «Nel giro di dodici mesi - ha confidato ai suoi collaboratori - ho alternative per produrre la Panda da un’altra parte». Del resto sono mesi che il leader del Lingotto lo va ripetendo in giro. «Il conflitto sociale l’ho affrontato negl Stati Uniti per Chrysler, perché nessuno ti regala niente. Ma lì, di fronte all’abisso che avevano di fronte, si sono fidati. Il conflitto sociale sono disposto ad affrontarlo anche qui in Italia. Ma deve esserci un contesto che condivida i nostri sforzi. Altrimenti ne prendiamo atto e la Fiat non investirà più in questo Paese. Esistono alternative in tutto il mondo. Ho capacità produttive da espandere in molti Paesi. Anche in Polonia e Serbia». Già, perché altrove sono governi e istituzioni a cercare le imprese che hanno progetti industriali e capacità d realizzarli. La prossima settimana proprio Marchionne dovrebbe firmare un accordo negli U.S.A. con lo Stato dell’Illinois (che contribuirebbe in varie forme con 700 milioni di dollari) per allargare le attività della Chrysler.
(Fonte: www.lastampa.it - 22/10/2010)

giovedì 21 ottobre 2010

Presentato il restyling della Dodge Journey. La versione Fiat in Europa nel 2011


Continua l'ondata di rinnovamento della gamma del gruppo Chrysler. L'ultima in ordine cronologico a essere aggiornata è la Dodge Journey, una crossover a cinque o sette posti che nel 2011 sbarcherà anche in Europa con il marchio Fiat.
Restyling pesante - Apparentemente potrebbe sembrare una banale operazione di lifting estetico a base di luci a Led e leggeri ritocchi al frontale, ma in realtà l'aggiornamento della Dodge Journey è stato molto più profondo: è stata rivista anche la meccanica con interventi su sospensioni e sterzo e con l'aggiunta di un nuovo motore, il V6 Pentastar di 3.6 litri a benzina.
La rivoluzione all'interno - Come su altri modelli della famiglia Chrysler, il restyling è stato radicale all'interno dell'abitacolo: dentro la Dodge Journey 2011 sono stati utilizzati materiali e plastiche di qualità che rivestono plancia, console e i pannelli delle porte. La strumentazione, inoltre, è molto più moderna e grintosa grazie ai due strumenti ovali incassati nella palpebra e illuminati da luci a Led. E sulla plancia un grande display digitale raccoglie tutte le principali funzioni di bordo.
A fine anno negli U.S.A., da noi nel 2011 - La Dodge Journey sarà disponibile negli Stati Uniti da novembre, mentre in Europa arriverà sotto le insegne Fiat dopo la presentazione al Salone di Ginevra, a marzo dell'anno prossimo.
(Fonte: www.quattroruote.it - 20/10/2010)

mercoledì 20 ottobre 2010

Chrysler: al via l'affidamento del mandato Fiat ai concessionari U.S.A.


Chrysler Group LLC ha avviato il processo finalizzato ad affidare ai concessionari il mandato di rappresentanza del marchio Fiat negli Stati Uniti. I distributori autorizzati in questa prima fase, informa una nota, hanno già in corso progetti per accogliere il brand torinese nei loro show room e saranno pertanto già pronti ad accettare ordini per la Fiat 500. Il gruppo Chrysler continua a lavorare con alcuni rivenditori sulle loro proposte e nominerà ulteriori concessionari Fiat entro la fine dell'anno. In tutto, il gruppo statunitense vorrebbe avere concessionari Fiat in 119 mercati negli Stati Uniti, per lo più nelle aree scelte per la loro alta concentrazione di immatricolazioni di piccole auto. Il team di selezionatori ha trascorso le ultime settimane effettuando l'esame delle proposte degli attuali concessionari Chrysler che vogliono aggiungere il franchising Fiat al loro portafoglio marchi. I concessionari hanno fornito nelle loro proposte dettagli sulla struttura, sul marketing, sulle vendita e sulla fornitura di servizi. "Abbiamo considerato con attenzione ognuna delle proposte dei concessionari cercando le migliori posizioni ed i piani più creativi", ha detto Peter Grady, responsabile della rete di vendita di Chrysler Group. "Siamo entusiasti del loro livello di interesse per il franchising Fiat e delle proposte innovative che hanno presentato. Siamo entusiasti di poter avviare l'affidamento del mandato Fiat ai concessionari". "Siamo alla ricerca di una 'customer experience' unica e personalizzata come la stessa Fiat 500", ha detto Laura Soave, responsabile brand Fiat Nord America. "Alcune delle proposte sono estremamente creative e in molti casi non solo soddisfano, ma superano le nostre aspettative. Non vediamo l'ora di lavorare con il nostro team di rivenditori per il successo del lancio del marchio Fiat negli Stati Uniti e offrire ai nostri clienti l'esperienza personale che meritano nei nostri punti Fiat Studios". I concessionari di Chrysler Group hanno presentato piani sulle strutture di vendita di medio e di lungo periodo "fantasiosi e intraprendenti". Alcuni rivenditori costruiranno nuovi punti vendita, mentre altri progettano di convertire gli spazi per le auto usate e altri edifici in concessionarie Fiat. Alcuni rivenditori acquisteranno vecchie concessionarie, mentre altri stanno utilizzando vecchi negozi ormai abbandonati. Anche concessionari non appartenenti alla rete Chrysler hanno mostrato grande interesse per assicurarsi il mandato Fiat. La casa di Auburn Hills sta ora valutando anche le loro proposte. Chrysler Group sta costruendo la Fiat 500 nell'impianto di assemblaggio di Toluca, in Messico.
(Fonte: www.borsaitaliana.it - 20/10/2010)

martedì 19 ottobre 2010

Canada: la Cinquecento "Numero Uno" venduta all'asta per 60.000 Euro


85.000 dollari canadesi, 60.000 euro: tanto è costato il primo esemplare di Fiat 500, anzi, Fiat Cinquecento detta all'americana, approdato in Canada. Non è naturalmente il prezzo di listino, ma la cifra che ha accettato di sborsare tale Ralph Chiodo in un'asta che si è tenuta in occasione del ballo di beneficienza Venetian Ball a Toronto. L'esemplare messo all'asta è stato ribattezzato "Numero Uno" ed è l'edizione canadese della speciale Cinquecento Prima Edizione già lanciata negli U.S.A. (e nel frattempo andata "sold out") che precede la commercializzazione su vasta scala della vettura torinese. La consegna della "500 Numero Uno" è stata effettuata alla presenza dello stato maggiore Fiat-Chrysler d'oltreoceano: al Venetian Ball di Toronto hanno partecipato infatti anche Laura J. Soave, responsabile del brand Fiat in Nord America, e Reid Bigland, presidente di Chrysler Canada.
(Fonte: www.omniauto.it - 19/10/2010)

lunedì 18 ottobre 2010

Voci e smentite sullo stabilimento Fiat di Termini Imerese


Secondo l'Ansa, Invitalia - l'advisor nominato dal Ministero per lo Sviluppo per la valutazione dei potenziali acquirenti - avrebbe ricevuto nuove proposte da parte di gruppi stranieri tra cui ci sarebbe anche il colosso giapponese, primo produttore mondiale di auto. La voce sul presunto interesse di Toyota per la fabbrica siciliana sarebbe stata confermata all'Ansa da ambienti istituzionali. Ma Toyota ha smentito "categoricamente'' la notizia e, dopo, la stessa Invitalia ha negato queste voci puntualizzando che, allo stato attuale, presso gli uffici dell'advisor non è pervenuta alcuna manifestazione di interesse riferibile al gruppo Toyota. "Qualora nei prossimi giorni tale indiscrezione si dovesse tradurre in una effettiva manifestazione di interesse", ha affermato Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, "la nostra Agenzia, come ha sinora fatto, si riserverà di valutarla ai sensi del percorso evolutivo intrapreso da tempo". Questi rumor non sono nuovi visto che il marchio giapponese era stato già indicato come possibile cavaliere bianco di Termini Imerese nel 2002, quando il Lingotto aveva manifestato l'intenzione di dismettere la fabbrica siciliana. Fiat ha poi deciso di chiudere lo stabilimento a fine 2011. Al bando pubblicato da Invitalia hanno risposto 5 aziende, tra cui l'imprenditore Giammario Rossignolo, la Cape-Reva del finanziere Simone Cimino, la Engineering, il gruppo Ciccolella e la società di produzione cinematografia Einstein.
(Fonte: www.milanofinanza.it - 13/10/2010)

venerdì 15 ottobre 2010

Vittorio Zucconi a spasso in 500 a New York: "Fantastica, che cos'è?"


Sta, bianca e rotondetta sull'asfalto di Park Avenue, come una pallina di gelato di crema caduta dalle mani di un bambino di cemento enorme e sbadato. Ho paura che mi si squagli sotto il sedere o che uno dei grattacieli attorno a me si curvi come in un cartoon disneyano per raccogliere dal pavimento la prima Fiat 500 mai vista a New York e per buttarla via, dopo avere rimproverato il bambino. Il portiere del Waldorf Astoria, in alamari, mostrine e berretto da ammiraglio, addestrato a giostrare limousine obbligatoriamente nere, possibilmente lunghe un centinaio di metri, guarda allibito la mia pallina di gelato infilarsi fra le portaerei funebri che lui manovra, incerto fra la voglia di cacciarmi via con una scopa come i monelli in un vicolo o di cercare dove stia il manico per caricarla sul carrello dei facchini per portarla in camera. Soltanto un biglietto verde da 20 dollari, che poi al Waldorf è come 50 centesimi a un lavavetri di Roma, lo intenerisce, almeno fino a quando due ciclisti si fermano tra le limousine per chiedere che cosa sia quella cosina bianca mai vista. Fantastica, che cos'è? "È la vostra prossima bicicletta, ma meno faticosa" gli rispondo e questo offende contemporaneamente i ciclisti e il portiere. Finalmente ho capito come doveva sentirsi Pollicino nel bosco dei giganti. Sfidare la città più sfacciata del mondo al volante dell'automobilina più timida del mondo è la perfetta metafora del "folle volo" che la Fiat ora Chrysler, o Chrysler ora Fiat, si prepara a lanciare all'America delle immense altezze e della infinite distanze, dove mille chilometri in autostrada sono una gita fuoriporta e cinque litri di cilindrata per sette posti a sedere sono la vetturetta di famiglia. Eppure, se questa pallina di gelato bianco metallizzato ha una speranza di farcela quando sarà messa in vendita all'inizio del 2011, è qui, tra i ciclopi di Park Avenue, nei budelli puzzolenti di pesce fradicio di Chinatown, nello snobismo autoreferenziale del Village, nei canyon metropolitani della Quinta, nell'universo alla "Seinfeld", alla Woody Allen o alla "Sex and the City" solleticando la fantasia viziata dei bamboccioni e delle bamboccione metropolitani. Il primo test umano, non di quel genere che terrorizza gli ingegneri e i progettisti, deve quindi essere inevitabilmente la "prova della calamita", "Sex and the Cinquecento". Sulla riva orientale dello East River, all'ombra del ponte che da Brooklyn si avventura verso l'isola di Manhattan, l'esatto opposto della mia pallina bianca con occhietti sgranati, piomba inaspettata una gigantesca Buick del 1957 ancora trionfalmente armata di pinne, armature cromate e paraurti da guerra. Viene risucchiata dalla mia Pollicina e ne scende una signora che deve avere più o meno l'età della prima 500 lanciata proprio nel 1957, ma si batte eroicamente, tra minigonna e trucco da campagna elettorale, per ingannare il Dio Chronos. "What a darling, how cute", che tesorino, che carina, struscia le sue residue curve attorno alle sode curve fortunatamente per lei senza speroni né pinne, della mia pagnotella metalizzata, dichiarando subito la propria italianità in una lingua ancora comprensibile. "Hello, darling (questa volta il darling sarei io, flirt fra coetanei) mi chiamo Ginetta Vendetta (ma figurati)". Poi mi sussurra facendo le fusa: "E suono benissimo la tromba". Prima che possano ingenerarsi equivoci, "Ginetta Vendetta" sfodera dal seno un biglietto da visita ornato di notine musicali e di trombettine. La calamita su ruote ha fatto il suo servizio anche se, come con tutte le calamite, non si può sapere quali rottami di ferro o limatura raccolga. L'ansia ti riassale sul ponte di Brooklyn, lanciati, per modo di dire, nei giochi di luce e nel precipizio sull'acqua verso i ciclopi dell'isola. Davanti a caffè e bistrò e ristoranti di cucina "fusion" (mescola e rimescola qualcosa uscirà dalla cucina) una generazione femminile di modello più recente attornia la mia 500, con gridolini di desiderio non proprio da scarpe di Manolo Blahnik, ma promettenti (per l'auto, non per il guidatore, sia chiaro). "Ne voglio una, subito, me la regali?" mi implora un paio di tacchi a spillo, "a stiletto" si dice qui. Non è mia, purtroppo. "Guarda, ha persino un portabagagli per lo shopping" si entusiasma una signora uscita da un caffè chiamato proprio "Fiat Caffè" alla Bowery, in Mott Street, adornato con foto di tutte le versione della antenata e di almeno 50 modellini in pressofusione della stessa. "Ah oui" si unisce al cinguettio delle fanciulle il proprietario, francese "elle est mignonne cette petite", sentenzia, carina, la piccola. La comprerebbe? Mai. Ah, e allora. "Ma appenderò subito una foto al muro". Posa e scatta. Meglio che niente, mister Marchionne. "Ma il motore dov'è?", interloquisce un passante anziano che giura di avere pagato il tributo alla Fiat quarant'anni or sono. Davanti. Sembra un po' deluso. Esce dalla "grosseria" Di Palo, l'ultimo alimentari italiano vero nella Little Italy ormai cinese, Lou, il padrone. "Bella, Fiat?". Fiat. "L'ultima volta che ero in Italy ho noleggiato un furgon - proprio così, furgon - Fiat e mi ha piantato sull'autostrada come un coglion". Sento qualche prevenzione. Quando il colossale camion me l'aveva scaricata davanti, sotto lo sguardo della polizia di New York intenerita al punto da trascurare il fatto che non aveva targa se non una provvisoria del Michigan, Detroit, e semi-invisibile nel lunotto posteriore (dottor Marchionne si rilassi: neppure una multa, neppure un graffio e persino il cambio a sei marce, inutilmente obbligatorio ormai in tutte le auto, scattava come un temperino svizzero allontanando ricordi giovanili di marce non sincronizzate) più che i "cop", i piedipiatti di Manhattan, temevo due cose: i tassì gialli, quelli che si muovono come branchi di squali pilotati da kamikaze che sono stati bocciati dalle scuole guida di Kabul e le buche, quei "potholes" che inghiottono automobili senza più lasciarne traccia o che, riparate frettolosamente con lastroni di acciaio e con dislivelli da gradinata di stadio, deformano ruote e triturano sospensioni. Invece Pollicino, che ancora non gradisce troppo le autostrade essendo abituato a vivere nel bosco urbano con i fratellini, non piange, non cigola, non si deforma. Sprofonda ed emerge intatto, pronto per un altro orco, come i cavalli nei guadi del West. Il rischio è, piuttosto, il semaforo all'angolo della Quinta e della 57esima, davanti a Van Cleef & Arpels, il gioielliere preferito da Jackie Onassis vedova Kennedy, dove il più umile dei gingilli costa due volte il mio gelatino e muraglie umane mi circondano nella continua transumanza di un week-end delizioso di shopping autunnale. Al volante, all'altezza delle loro borse, sacchetti, deretani XXXL carrozzati da decenni di Big Mac, ti senti come il gatto con la coda lunga in una discoteca, ma la gente, persino il ferale turista a Manhattan, persino il ragazzone che sperò invano nel basket professionale, al quale arrivo alle ginocchia, aggirano la mia 500 con la tenerezza di parenti nella nursery della sala parto, si piegano in tre per parlarmi. "Cool car", sento le voci echeggiare, ganza questa macchina, "I love Fiat" (questa poi, non me l'aspettavo proprio) "Avevo una 128 Fiat", mi sorride un passante di mezzo età abbondante, e il fatto che mi sorrida, visto il ricordo di quel disastro anni '70, mi conforta sulla capacità umana di perdonare. Appoggiata al semaforo, una stupenda creatura di genere femminile, almeno credo, il doppio delle gambe e la metà degli anni della mia Ginetta suonatrice di trombetta, tenta di ignorarmi, l'auto intendo. Guarda in alto, sbuffa annoiata, ma poi cede e mi regala un sorriso da ortodontista di Park Avenue. Lo fa con perfetta scelta di tempo, con la malizia delle molto belle e molto abituate, appena il mar Rosso della folla attorno a me si apre e il verde mi costringe a scatenare i volenterosi cavallini polacchi progettati a Torino e trotterellare via. Ma funziona, funziona. La macchina. ovviamente. La prova d'amore finale, superata con successo anche Harlem o quel che ne resta e, dopo, un ampio e articolato dibattito con il guidatore di un autobus per turisti davanti all'inevitabile "Apollo Theatre" ("il motore sembra fatto bene, dentro è comoda" conclude, lui che con una sculettata in autostrada del suo bus con tv satellitare, toeletta, otto marce, diesel autogovernato, potrebbe spedirmi in un altro stato come una pallina da baseball) sarà alla sera, davanti a uno dei ristoranti italiani più stellari del momento, decorato da quegli schicchignosi del New York Times con quattro stelle da poche settimane. Nel buio ottobrino che ormai cala presto, fra le magnaccione tedesche private e le "stretch limo" degli esibizionisti, davanti al sontuoso "Del Posto", uno della dozzina e più dell'impero gastronomico creato dalla instancabile profuga dalmata Lidia Bastianich ormai esteso anche a Singapore, il portiere sfodera addirittura pirolozzetti, coni arancione, per fare posto alla pallina di gelato, sotto lo sguardo irritato degli indiani, nel senso dei figli del subcontinente asiatico, che ormai sembrano avere monopolizzato il business delle limousine a New York. "What the fuck is it...?" osa un autista, scurrile, ma checcazzè 'sta cosa, subito punito dai protettori di Pollicino con doppio giro dell'isolato prima di poter scaricare i clienti. Si capisce che la veda come una nemica, una concorrente mortale, la mia pallina, nel rischio che la 500, senza speranza sulle grande distanze del Midwest e della Prateria, gli tolga clienti nel caos megalopolitano di Los Angeles, Chicago, New York, Miami. Esce anche l'imperatrice della ristorazione, Lidia, che la tocca e si fa fotografare accanto. La parcheggio sfacciatamente davanti al ristorante, contro ogni regolamento e codice, minuscola Gulliver stanca, ma vittoriosa dopo un sabato di guerra a Manhattan difesa da un'armata di lillipuziani arancione. La lascio aperta, i finestrini abbassati, tenera e vulnerabile. "Ma non hai paura che la rubino?", mi fa Gabriele, il fotografo. "No, Gabriele, semmai ho paura che me la mangino".
(Fonte: www.repubblica.it - 12/10/2010)

giovedì 14 ottobre 2010

Alix Partners: gruppo Fiat alla finestra sulla scommessa dell'auto elettrica

L'auto elettrica rappresenta una scommessa su cui Fiat, per ora, non intende puntare in quanto ritiene che sia un'alternativa nel lungo termine e considerando la leadership che detiene nell'alimentazione a metano e Gpl, opzioni già in mature e che rappresentano una valida soluzione nel medio termine a livello di emissioni di CO2. Così Giacomo Mori, director della società di consulenza Alix Partners, illustrando la ricerca dal titolo "La scommessa dell'auto elettrica: nuove tecnologie e modelli di business a confronto". Mori ha parlato nel corso della presentazione di "Viva l'Auto", la tre giorni organizzata dall'UIGA (Unione Italiana Giornalisti dell'Auto), che si terrà a Firenze dal 15 al 17 ottobre e in occasione della quale verrà assegnato il Premio Auto Europa 2011. Tra i costruttori che stanno impegnandosi notevolmente sull'auto elettrica, con l'obiettivo di ridurre sensibilmente le emissioni di CO2, Mori si è soffermato, tra gli altri, su Renault-Nissan (4 miliardi di euro gli investimenti previsti in questa tecnologia), che intende introdurre 4 modelli "all electric" nel 2011-2012, General Motors, che prevede di lanciare la Chevrolet Volt il prossimo novembre dopo investimenti per quasi un miliardo di dollari, e il gruppo Volkswagen, e su imprenditori come Warren Buffet, che ha allocato 232 milioni di dollari nella casa cinese Byd, attiva nell'elettrico, e Vincent Bolloré, che ha investito almeno 386 milioni di euro in un'azienda specializzata nella tecnologia per batterie al litio. Proprio la strategia relativa alle batterie è un punto cruciale della questione auto elettriche e Mori ha rilevato i diversi business model esistenti: jv tra costruttore e fornitore (Byd-Daimler, Bosch-Samsung), investimento diretto del costruttore con approccio integrato (Bolloré, Ford) e numerose alleanze basate su diverse scelte tecnologiche. Ci vorranno comunque "alcuni anni" e non prima del 2020 sarà raggiunto un livello accettabile del costo delle batterie pagato dai costruttori (200-400 euro per kilowattora) per una diffusione di massa delle auto elettriche. Tale processo presuppone inoltre incentivi nazionali. Non va infine ignorato, conclude Mori, che le tecnologie attuali dei motori a combustione interna e l'ibrido mostrano ancora un forte potenziale di riduzione delle emissioni di CO2. Si stima infatti che i motori attuali possano migliorare la propria efficienza del 20-25% nei prossimi 5 anni e del 50% nei prossimi 5-10 anni. Di conseguenza la quota di mercato delle auto elettriche nel 2020 è attesa solo tra l'1% e il 10% del mercato mondiale e quindi 1-10 milioni all'anno su un mercato globale di circa 100 milioni.
(Fonte: http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com - 12/10/2010)

mercoledì 13 ottobre 2010

Manley: "Jeep è il vero marchio globale di Fiat-Chrysler"


Michael Manley (46 anni), amministratore delegato del marchio Jeep, è venuto al Salone dell'Auto di Parigi per presentare la nuova Grand Cherokee. È il primo veicolo nato dopo l'accordo con la Fiat e che ora è al suo debutto in Europa. Chiede due minuti per fumare all'aperto una sigaretta, esce in maniche di camicia scusandosi in italiano («una lingua che dovrò imparare», dice). Esordisce precisando: «Jeep è il vero marchio globale del gruppo Fiat-Chrysler e il nostro obiettivo è quello di incrementare ulteriormente la sua diffusione, considerando che è già distribuito in oltre cento paesi in tutto il mondo».
Jeep rappresenta dunque un nuovo legame con l'Italia e i suoi consumatori? «Già oggi l'Italia costituisce il terzo mercato per la Jeep al di fuori del Nord America. Si tratta quindi di riproporre un successo in tutta Europa e non solo nel vostro Paese. Le nostre vendite sono sempre state focalizzate su tre modelli: Cherokee, Patriot e Compass. In virtù di questa partnership con il gruppo Fiat, noi vogliamo coinvolgere un numero maggiore di concessionari proprio per dare al Grand Cherokee quello spazio che finora gli era mancato».
La distribuzione avverrà anche attraverso la rete Fiat? «Vi sarà il coinvolgimento di un 75% della rete attuale (il 25% sarà Lancia), questo per il 2011. Quando il brand crescerà, questa percentuale è destinata ad aumentare fino al 40%».
Che risultati vi aspettate considerando anche il cambio di immagine di Jeep? «Il Grand Cherokee ha avuto in America un immediato riscontro positivo, il segmento dei SUV è raddoppiato. Ci attendiamo la stessa reazione in Europa grazie a questo prodotto e al nuovo Wrangler».
Attualmente quante Jeep si vendono e quali sono le previsioni? «Nel 2010 venderemo circa 400 mila Jeep, una quota importante se viene rapportata agli 1,6 milioni previsti per Chrysler. Nel 2011 pensiamo di immatricolare 600 mila veicoli contro i 2,2 milioni complessivi di Chrysler, ma nel 2014 miriamo a consegnare 800 mila vetture, mentre Chrysler ha un target di 2,8 milioni. Ciò significa che in tre anni vogliamo arrivare al raddoppio delle vendite».
Ci sarà integrazione di Jeep con un marchio italiano? «No, la Jeep rimane un'icona americana, ma la collaborazione con Fiat porterà all'utilizzo di tecnologia italiana, per cui motori, cambi e il brevetto Powertrain Multiair saranno adottati sui nostri modelli, senza contare il contributo che Fiat ci darà in tutta Europa per migliorare la distribuzione».
Il carisma di Sergio Marchionne quanto ha influito sulla fusione dei due gruppi? «Marchionne ha dato un'accelerazione a tutto il processo decisionale di Chrysler. Che cosa ci ha detto? Che ciascuno di noi si deve assumere le sue responsabilità, deve realizzare gli impegni presi e che il lavoro si basa sulla meritocrazia».
(Fonte: www.corriere.it - 7/10/2010)

martedì 12 ottobre 2010

Chrysler diffonde le prime immagini ufficiali della nuova 200 (da noi Lancia Flavia)

Chrysler diffonde le prime immagini della Chrysler 200, l'erede della Sebring dalla quale verrà realizzata una delle nuove Lancia che probabilmente si chiamerà Flavia. Il compito affidato alla 200 è arduo, perché lotterà su due fronti: negli U.S.A. e in tutto il Nordamerica dovrà rilanciare il marchio Chrysler nel segmento delle berline medie, mentre in Europa, con lo stemma di Lancia sul cofano, sarà una berlina di segmento alto. Dovrà dunque piacere sia al di qua che al di là dell'Oceano. Siccome era da tempo che la Casa di Auburn Hills non sfornava qualcosa di nuovo, l'impressione che si prova davanti alle prime immagini della nuova Chrysler 200 è quello di un progetto fresco, con uno stile sobrio che ricalca fedelmente quello della 200C EV, il prototipo elettrico presentato nel 2009 a Detroit. Novità fra le novità, l'impiego del nuovo simbolo Chrysler. Rimangono da conoscere gli interni, che comunque saranno improntati all'eleganza ed al comfort. La scelta delle motorizzazioni sarà per il mercato americano limitata a due propulsori: il 4 cilindri 2.4 I-4 World Gas Engine da 190 CV e 237 Nm di coppia abbinato a cambi automatici a 4 o 6 rapporti, mentre la versione "top" è rappresentata dalla versione equipaggiata con il nuovo V6 3.6 Pentastar da 283 CV e 352 Nm nella versione con cambio automatico transaxle a 6 rapporti. Bisognerà vedere quale sarà l'unità turbodiesel adottata sulla "Lancia 200" (o "Chrysler Flavia"), certamente indispensabile per ottenere un seppur minimo successo dalle nostre parti. La Chrysler 200 sarà costruita presso lo stabilimento di Sterling Heights, mentre il lancio commerciale avverrà negli U.S.A. entro marzo 2011. La presentazione al pubblico dovrebbe avvenire al prossimo Salone di Los Angeles (19-28 novembre).
(Fonte: www.omniauto.it - 12/10/2010)

lunedì 11 ottobre 2010

Altavilla nuovo a.d. di Iveco al posto di Monferino. Nel frattempo si muove qualcosa sul fronte cinese...


Alfredo Altavilla sarà nominato amministratore delegato di Iveco in sostituzione di Paolo Monferino che lascerà il gruppo Fiat assumendo l'incarico di direttore della Sanità della Regione Piemonte. Paolo Monferino, ha ricordato l'Ad di Fiat, Sergio Marchionne, ha completato prima un'impresa straordinaria come l'integrazione tra Case e New Holland e poi ha riportato l'Iveco ai massimi livelli di competitività nel settore dei veicoli industriali. Il cambio di poltrone arriva a pochi mesi dalla decisione di scindere il gruppo torinese. Dal Lingotto nasceranno infatti due distinte società quotate in Borsa: Fiat S.p.A. (auto) e Fiat Industrial (Cnh, Iveco e Powertrain). Le azioni Fiat Industrial arriveranno a piazza Affari il prossimo 3 gennaio. Il secondo passo, con tutta probabilità, sarà la fusione tra Fiat Auto e Chrysler una volta che la casa di Detroit avrà fatto ritorno a Wall Street, quindi, presumibilmente nel tardo 2011. Nel mezzo, però, ci potrebbe essere un'altra operazione destinata a rivoluzionare la storia del Lingotto: la casa torinese potrebbe convertire le proprie azioni privilegiate e di risparmio in titoli ordinari, in modo da presentarsi alla fusione con Chrysler con una sola classe di titoli. L'operazione è al momento ancora allo stato di ipotesi. Il mercato, nonostante queste indiscrezioni non abbiano trovato conferma a Torino, ci crede e anche oggi ha premiato le azioni di risparmio (+2,33% a 7,92 euro) e le privilegiate (+2,73% a 7,895 euro), mentre il titolo ordinario è rimasto leggermente più indietro (+1,69% a 11,40 euro). Per gli analisti l'operazione ha senso, ma non prima del primo semestre 2011, e dovrebbe riguardare principalmente Fiat S.p.A. (la parte auto post scissione). Per Fiat Industrial, viceversa, ci sarebbe il problema della diluzione di Exor (+1,66% a 17,10 euro in Borsa) sotto il 30%, cosa che per l'auto - in vista della fusione con Chrysler - non sarebbe un problema. A sua volta la mossa richiede il controllo di almeno il 20% del capitale delle risparmio per garantirsi l'approvazione in assemblea e ad oggi Exor ne controlla solo il 2,7%. Speculazione a parte, sul fronte operativo c'è attesa per possibili novità dalla Cina dopo che il presidente John Elkann avrebbe concluso una serie di incontri con nuovi possibili partner per Fiat S.p.A. e Fiat Industrial. Nei prossimi giorni andrà in Cina anche Marchionne. Tappa centrale del viaggio sarà l'area di Changsha, dove nascerà lo stabilimento Fiat Gac capace di sfornare, a cavallo tra il 2011 ed il 2012, da 150.000 vetture all'anno in su. La Cina, primo mercato mondiale delle quattro ruote, continua a essere l'anello debole per Fiat: la nuova scommessa lanciata da Marchionne punta a produrre, entro il 2014, 300.000 unità all'anno per una quota di mercato del 2%. L'intenzione del Lingotto è entrare in modo aggressivo nel settore delle vetture medie C. Successivamente, tra 5 anni, arriveranno una berlina di gamma superiore e due prodotti Chrysler. In attesa di novità dalla Cina, Fiat intende aggiungere 1.433 nuovi posti nell'impianto di Kragujevac e aumentare la capacità produttiva a 200mila unità con la possibilità di raggiungere quota 300mila. Il Lingotto ha anche mostrato ad alcuni funzionari del Governo serbo due nuovi modelli da costruire nell'impianto di Kragujevac e da esportare in Europa e negli U.S.A. . Si tratta di un modello a 5 posti per l'U.E. e uno a sette posti da vendere, oltre che in Europa, anche negli U.S.A. (la Cinquecentona?). La produzione è prevista entro il secondo trimestre 2012. Le esportazioni dei modelli ammonteranno in totale a circa 500 milioni di euro nel 2012 per salire a 1,3 miliardi nel 2013, una cifra pari a circa il 20% dell'export 2009 della Serbia. L'impianto di Kragujevac produce attualmente circa 20mila Punto all'anno che vengono vendute in Serbia e all'estero e occupa mille addetti.
(Fonte: www.milanofinanza.it - 11/10/2010)

venerdì 8 ottobre 2010

Credit Suisse: Chrysler contribuirà alla redditività di Fiat solo dal 2013


Anche se Chrysler registrerà un pareggio a livello di risultato netto nel 2011, bisognerà aspettare il 2013 prima di vedere un contributo netto da parte della casa americana alla redditività di Fiat. Così un report del Credit Suisse su Fiat dal titolo "Cartolina da Torino", dove gli analisti della banca elvetica si dicono "non persuasi, almeno per il momento, sulle sinergie" previste tra i due costruttori. Quando Chrysler ha presentato il piano industriale lo scorso novembre, afferma Credit Suisse, aveva stabilito in 500 milioni di dollari i risparmi netti della casa americana legati a sinergie solo per gli acquisti. L'utile operativo di Chrysler quest'anno, obiettano però gli analisti, è stimato a 700 milioni in un periodo di miglioramento di prezzi e di aumento del 20% delle vendite. "Non fosse per le sinergie con Fiat - si chiede il report - Chrysler non sarebbe rimasta ancorata al pareggio nell'attuale situazione del mercato, mentre Ford registra margini a due cifre in Nordamerica?". Gli analisti vedono così i benefici per Fiat dal 20% di Chrysler "limitati a promesse di future sinergie e alla possibilità di vendere 50mila Fiat 500 negli U.S.A. attraverso la rete dei concessionari Chrysler quest'anno". Il report fa seguito a un incontro degli analisti di Credit Suisse con Camillo Rossotto, responsabile della Tesoreria di Fiat, e con Marco Auriemma, investor relator, nel corso del quale questi ultimi hanno confermato che il debito della Fiat complessiva (auto più attività industriali) tenderà a salire e non a calare a causa di investimenti da realizzare. Per quest'anno Credit Suisse stima un debito pari a circa 4,7 miliardi di euro (rispetto ai 5,4 attesi dal gruppo), che saliranno nel 2011 a 5,5 miliardi (5,9 miliardi il target del gruppo), per scendere a 4,9 nel 2012 (4,6). Credit Suisse rileva anche che "quasi tutte le attività di Fiat stanno andando meglio del piano" e aggiungono che "un acquirente finanziario dovrebbe fare attenzione a non attribuire troppo valore a Fiat Industrial visto che un acquirente industriale potrebbe estrarre notevoli risparmi legati a sinergie dei costi". L'andamento del titolo Fiat dal 2007 a oggi, prosegue il report - segnala inoltre "l'elevato scetticismo del mercato sul valore e la performance delle altre attività di Fiat" (al di fuori di Cnh), mentre il mercato "ha ragione nell'essere scettico su Fiat senza Cnh", visto che non sarà immediata un'inversione di tendenza sul mercato dell'auto in Europa. Quanto ai camion Iveco, gli analisti di Credit Suisse ritengono che debba diventare "un business molto più globale", il che potrebbe essere attuato tramite una joint-venture. Credit Suisse ha aumentato il target price del titolo Fiat a 10,5 euro, da 9 euro, con una valutazione di 6,5 euro per ogni azione Fiat Industrial e di oltre 4 euro per Fiat.
(Fonte: http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com - 7/10/2010)

giovedì 7 ottobre 2010

Autocar: la "baby-Quattroporte" in vendita già nell'autunno 2011!


Maserati ritornerà nel segmento E con la "baby-Quattroporte" o “Maseratina” già l’anno prossimo e non nel 2014. Il quarto modello della Casa modenese è atteso al Salone di Francoforte e debutterà sul mercato nel corso dell’autunno 2011. La vettura andrà a posizionarsi un gradino sotto la Maserati Quattroporte e andrà a competere direttamente con le sportive Jaguar XFR, Mercedes E 63 AMG e BMW M5. L’auto sarà disegnata dal Centro Stile Fiat che fa capo al designer Lorenzo Ramaciotti. Secondo quanto riportato da Autocar, l’erede della Maserati Biturbo non sarà sviluppata sulla piattaforma della nuova Chrysler 300C, ma nascerà dallo stesso progetto da cui sarebbe derivata anche l’erede dell’Alfa Romeo 166. La nuova berlina del Tridente anticiperà anche alcune soluzioni tecniche della nuova Quattroporte, attesa sul mercato per il 2012 e affidata ancora una volta a Pininfarina. L’assemblaggio della vettura sarà curato, molto probabilmente, nell’ex impianto Bertone di Grugliasco. La “Maseratina” sarà proposta in due versioni - una V6, l’altra V8 - con alimentazione a benzina e abbinate al nuovo cambio automatico ZF a 8 rapporti. La versione con motore V6 costerà all’incirca 55.000 euro, mentre per la più potente versione con propulsore V8 sarà necessario sborsare una cifra più alta del 20%, pari a circa 70.000 euro. La "baby-Quattroporte" sarà commercializzata anche sul mercato U.S.A., con prezzi superiori ai 70.000 dollari.
(Fonte: www.autocar.co.uk - 6/10/2010)

mercoledì 6 ottobre 2010

Volpato (Ca' Foscari): "E' necessario che Fiat investa in innovazione e prodotti"

 

Fiat "deve investire di più in innovazione e nello sviluppo di prodotto". Così Giuseppe Volpato, professore di Economia e Gestione delle imprese all'Università Ca' Foscari di Venezia. Parlando a margine della 66esima Conferenza del traffico e della circolazione dell'Aci, Volpato ha detto: "Marchionne, a.d. del gruppo Fiat, sa benissimo che cosa bisognerebbe fare, ma evidentemente deve tener conto delle condizioni di bilancio. Fiat deve investire di più in innovazione e sviluppo di prodotto. Il gruppo sta investendo nelle tecnologie motoristiche: è un'ottima cosa, ma bisogna anche lanciare prodotti nuovi. La Punto Evo non è altro che la Punto precedente e la gente non l'acquista. In Italia di Golf se ne vendono il doppio delle Bravo". "Quando Marchionne dice che è un bene la scarsità di modelli in un periodo di crisi, questa è una motivazione politica - aggiunge Volpato - perché Fiat avrebbe bisogno di investire molto di più in ricerca e sviluppo e nuovi modelli. Già dal 2004 ha perseguito la politica di tirare fuori il meglio senza investire troppo e sta continuando. In questo modo sta però perdendo quote di mercato. La 500, la Panda e la Punto negli anni passati erano tra i primi 10 prodotti venduti in Germania e in Francia, adesso non c'è neppure uno dei prodotti Fiat venduti tra i primi 10. In Italia la Panda tiene". Volpato si è poi soffermato sull'alleanza con Chrysler: "Fiat e Chrysler - ha proseguito - è un accordo importante perché Fiat, come punto di debolezza, è molto concentrata su pochi mercati e ha bisogno di espandersi su altri. Chrysler è quindi un traino molto importante per questo. Il secondo punto di debolezza di Fiat è la gamma prodotti in quanto è spostata su prodotti popolari, che sono interessanti a livello di consumi, ma la concorrenza su questo segmento è molto forte e così deve continuare a rafforzare i segmenti tradizionali dando loro una connotazione premium". Sulle piccole, inoltre, "la Cina investe molto e si sta preparando a esportare e quindi trovarsi in concorrenza è uno svantaggio per Fiat". Come terzo punto di debolezza del Lingotto, Volpato evidenzia la scarsa presenza di Fiat nell'area BRIC. "In Brasile - spiega Volpato - sono molto ben posizionati, in India hanno una joint-venture, ma sono partiti in ritardo e stanno vendendo briciole, e in Cina sono partiti anni fa, ma hanno sbagliato partner e lo hanno più volte cambiato. Speriamo che con il nuovo partner Guangzhou le cose migliorino".
(Fonte: http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com - 5/10/2010)

martedì 5 ottobre 2010

La Fiat 500 sbarca negli U.S.A., ma dovrà essere super-affidabile


Sui siti e nei blog motoristici americani non si parla quasi d'altro che dell'imminente sbarco oltreoceano della Fiat 500, attesa all'appuntamento col mercato il prossimo dicembre. Le operazioni di pre-lancio sono in pieno svolgimento e comprendono, ovviamente, la necessaria e gigantesca campagna di marketing che si propone di far digerire agli americani (e anche ai concessionari Chrysler che dovranno venderla, dei quali non pochi hanno storto il naso) una vettura non certo progettata fin dall'origine con un occhio alle loro esigenze e al loro modo d'intendere l'automobile. Per presentarsi con le carte il più possibile in regola, la piccola Fiat, che per il mercato U.S.A. verrà prodotta il Messico dallo stabilimento Chrysler di Toluca, ha beneficiato di affinamenti che ne hanno migliorato la silenziosità, la tenuta di strada e gli interni, resi più aderenti ai gusti yankee. Tuttavia, e l'interessato lo sa bene, la vera sfida per l'ad Fiat Sergio Marchionne è un'altra: far dimenticare agli automobilisti U.S.A. la pessima fama delle auto italiane in fatto di affidabilità, guadagnata molti anni fa a colpi di rapporti negativi da parte della bibbia dei consumatori U.S.A., Consumer Report, sui modelli Made in Italy un tempo importati: Fiat Brava e Strada (equivalenti, rispettivamente, alle nostre 131 e Ritmo) e Alfa Romeo 164 3.0 V6. Dopo l'ignominiosa ritirata dal mercato U.S.A. che ne seguì, negli anni '80, le vetture italiane non hanno avuto altre occasioni per riscattarsi agli occhi degli automobilisti a stelle e strisce. Quindi, è rimasto loro addosso come un marchio d'infamia uno di quegli impietosi acronimi in cui gli americani sono maestri, il noto e abusato Fiat = "Fix it again, Tony" ("Aggiustala ancora, Tony"). Alla piccola 500 toccherà dunque l'ingrato compito di scrollarsi di dosso la scomoda etichetta che, da allora, pesa come un macigno su ogni modello Made in Italy tranne, a torto o a ragione, Ferrari, Maserati e Lamborghini (ma quello, lo sappiamo, è un mondo a sé, che funziona in base ad altre leggi). Un compito reso ancora più difficile dal fatto che il nuovo alleato di Torino in terra d'America, cioè Chrysler, ha inanellato negli ultimi anni, sempre da parte di Consumer Report, una serie di stroncature che hanno infilato parecchi suoi modelli agli ultimi posti delle classifiche sull'affidabilità: per esempio, tra le 34 marche monitorizzate l'anno scorso, Jeep è risultata 28a, Dodge 30a e Chrysler addirittura 32a. Insomma, i cattivi risultati delle Chrysler di oggi uniti ai brutti ricordi sulle Fiat di ieri possono amplificarsi a vicenda, facendo detonare un pericoloso effetto moltiplicatore che rischia di rendere ancora più ardua la (ri)scoperta dell'America da parte di San Sergio da Chieti. Auguri a lui e, naturalmente, anche alla coraggiosa 500.
(Fonte: www.sicurauto.it - 5/10/2010)

lunedì 4 ottobre 2010

Fiat, servono due miliardi per rilanciare l'Alfa Romeo


Al padiglione 1 della Fiera parigina dedicata all’auto, Sergio Marchionne ribadisce che «l’Alfa Romeo non è in vendita» e, rispondendo alle avances di Ferdinand Piëch, numero uno del gruppo Volkswagen («siamo interessati, ne riparliamo tra un paio d’anni»), dice che a Wolfsburg «possono aspettare... ». Nel padiglione 4, poco distante, l’ex designer dell’Alfa Romeo, Walter de’ Silva, e Giorgetto Giugiaro, rispettivamente responsabile dello stile del gruppo tedesco e capo dell’azienda torinese entrata da poco nell’orbita Volkswagen, si lasciano andare: «Se Piëch riesce a prendere l’Alfa Romeo faremo uno spettacolo, un gruppo come quello tedesco è in grado di fare esplodere il marchio italiano». Entrambi hanno nel cuore il Biscione e non vedono l’ora - Marchionne permettendo - di realizzare il loro sogno: rimetterci le mani sopra. A Torino, però, la pensano diversamente e i segnali lanciati al Mondial di Parigi da Marchionne sono chiari: l’Alfa resta parte di Fiat Group Automobiles e i suoi nuovi modelli sbarcheranno negli Stati Uniti. Gli analisti, però, restano sospettosi. Basta sondarne alcuni per sentirsi rispondere che, alla fine, il Lingotto cederà alle lusinghe di Piëch, anzi «sarà costretto». Per quale motivo? «Il rilancio di Alfa Romeo è costoso - concordano alcuni esperti che incontriamo al Salone -: per portare la produzione a 500mila unità come prevedono i piani, occorrono almeno 2 miliardi. La Giulia e la futura offerta di gamma alta richiedono, a testa, investimenti per almeno 800 milioni». E poi c’è il nodo piattaforma. «Per il top di gamma - precisa un osservatore - la piattaforma della Chrysler 300C (da cui originano le imponenti berline e wagon della casa americana, ndr) non va bene. Per competere a quei livelli bisogna ricorrere all’alluminio, che significa partire da zero oppure chiedere aiuto alla Jaguar. A parte Ferrari che però fa storia a sé, la Fiat al suo interno non vanta questa tecnologia, punto di forza invece in casa Audi». Perplessità vengono espresse anche sulla gamma motori: «Sempre a quei livelli, cioè nell’alto di gamma - aggiunge un altro osservatore - occorrono propulsori che all’efficienza uniscono la potenza, come richiede il mercato. Insomma, ci vogliono tanti soldi e quelli a disposizione di Marchionne serviranno a sviluppare i segmenti che assicurano un ritorno maggiore al gruppo, cioè quelli più bassi, nonché la crescita della Chrysler. Il rilancio del marchio milanese è sicuramente ad alto rischio e con tanti punti interrogativi». L’analista di una banca d’affari disegna il possibile assetto del gruppo Volkswagen con incorporata l’Alfa Romeo: «Una volta realizzata la Giulia - afferma - l’Alfa potrà contrapporre una vera concorrente alla Serie 3 di Bmw. Non vedo sovrapposizioni tra Audi e Alfa Romeo. La casa dei quattro anelli è più orientata a insidiare Mercedes, mentre il marchio italiano è il naturale concorrente di Bmw. Sono anche da considerare le ricadute positive di un cambio di maglia per l’Alfa Romeo: i tedeschi difficilmente sposterebbero la produzione in Germania; la rinascita in Italia di Lamborghini, da parte di Vw, è una case history da considerare; anche la Italdesign di Giugiaro mantiene il suo cuore in Piemonte. Mi chiede a che cosa servirà a questo punto la Seat? Il gruppo Volkswagen è stato chiaro: se Skoda è un gradino sotto rispetto a Volkswagen, Seat sarà altrettanto rispetto a un ipotetico arrivo di Alfa Romeo alla corte di Wolfsburg». Non manca la battuta: «Piëch ha avuto dodici figli da quattro mogli, non c’è da stupirsi se vuole aggiungere un altro marchio alla già numerosa famiglia».
(Fonte: www.ilgiornale.it - 4/10/2010)

venerdì 1 ottobre 2010

Marchionne "totalmente ottimista" su Fabbrica Italia, scommessa da vincere insieme


«Spero che il sistema italiano e le parti sociali ci accompagnino in questa scommessa. Cerchiamo di non perdere l’occasione, perchè quando le occasioni vengono o le cogli o te le giochi. Non lo dico come una minaccia, ma non possiamo aspettare per sempre». Dal Salone dell’Auto di Parigi Sergio Marchionne rilancia il suo invito a istituzioni e sindacati a lavorare insieme per realizzare il progetto Fabbrica Italia che prevede, da parte della Fiat, 20 miliardi di euro di investimenti negli stabilimenti italiani. «Sono totalmente ottimista, se no non mi sarei impegnato. Ci sto lavorando», dice l’amministratore delegato del Lingotto, che al Salone incontra anche i costruttori europei dell’auto. Marchionne parla anche di Chrysler: «l’ipo - spiega - sarà realizzata nel secondo semestre 2011. In che modo è tutto da vedere, ma sarà in più tranche perchè nel mercato americano non si fanno mega-ipo. Il solo obiettivo è quello di creare stabilità finanziaria al gruppo Chrysler». Il manager Fiat ribadisce che l’accordo di Pomigliano «è stato una svolta perchè per la prima volta c’è stata un’intesa tra le parti sociali per trovare un nuovo metodo per lavorare». Un modello al quale Marchionne spera che le aziende italiane guardino, «non perchè sto cercando di fare il professore - spiega - ma per diventare veramente competitive. Sembra che sia diventata una crociata, ma siamo molto più semplici». Una strada complicata, perchè «il cambiamento non è facile». Quando se ne parla in generale «c’è un aspetto quasi romantico», ma quando coinvolge la Fiat «non piace». Così, osserva, «ci raccontiamo le stesse storie per anni e non ci rendiamo conto che il resto del mondo va avanti e noi restiamo indietro». L’amministratore delegato del Lingotto si arrabbia un po' con chi nelle scorse settimane ha parlato del suo stipendio. «Non c’entra nulla - afferma - con Fabbrica Italia. Trovo offensivo utilizzarlo come argomento per rifiutare la modernizzazione del sistema delle relazioni industriali. Stiamo parlando del futuro dei nostri dipendenti e del sistema industriale italiano. Non collegate le due cose e non mi venite a toccare Fabbrica Italia nè l’accordo di Pomigliano. Che c’entro io? Toglietemi di mezzo e chiedetevi se il problema è scomparso».
(Fonte: www.lastampa.it - 1/10/2010)